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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
Ottobre 2000

27 ottobre 2000
ARS MUNDA MUNDIS

L'Arte è immortale. Può assumere le più disparate forme, esplicitarsi nei modi più strani. É l'artista di turno che interpreta l'Arte a suo piacimento, interiorizzando le esperienze passate e trasformandole in Poesia, Prosa, Musica, etc etc etc...
Pigliamo adesso la Musica, che in fondo è quella che ora mi interessa di più.
Esiste Musica più sofisticata e ricercata di altre, in cui il musicista cerca di sfruttare al limite le proprie possibilità di espressione per rappresentare al meglio quello che prova, quello che vuole, quello che desidera. In pratica non cerca altro che di comunicare i suoi sentimenti o le sue sensazioni col mondo esterno. Esistono tipi di musica semplici e diretti, altri più complessi e arzigogolati. Anche nel Metal esistono queste differenze. Prendendo un gruppo prog si avrà nella maggior parte dei casi una complessità maggiore di un gruppo power, sia nella ricercatezza delle composizioni sia nella voglia di sperimentare qualche cosa di nuovo.
É giusto accusare un musicista, o un poeta, o un artista in generale, di eccessiva semplicità delle sue espressioni? Sarebbe la stessa cosa se invece di farlo durare 10 minuti i Queensryche avessero provato a fare Suite Sister Mary riducendola a 3 minuti, magari punkeggiante, tagliando parti che non sarebbero piaciute a tanti criticoni, tutti superficialoni, capitani d'alto mare i cui alberi maestri se la prendono anche con le nuove vele quando marinano la scuola? Cosa ci fa pensare che se le parole fossero meno, se i concetti fossero più chiari e tondi, allora la musica proposta andrebbe bene a tutti? Non ci sarebbero forse comunque persone scontente? E chi siamo noi per criticare le scelte altrui? Nessuno. Proprio nessuno.
Ciascuno ascolta la Musica, o il Metal, che più gli piace e più gli garba in quel momento. Io quando sono in macchina ascolto sempre con molto piacere tanti gruppi power che normalmente disprezzerei ad oltranza, ma non per questo credo di dover disprezzare il genere in assoluto. E non per questo credo che oserei mai andare a dire ai Fates Warning di tagliare i loro pezzi perché preferirei un brano tirato e diretto. Piuttosto mi metterei ad ascoltare i Cannibal Corpse.
L'Arte è Pura per i Puri. Fra Cristoforo sarebbe fiero di me?

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7 ottobre 2000
AMICO

L’amico è sparito
scomparso, svanito
al suo posto è sorto
con somma sorpresa
un nuovo regalo
donato dalla sorte
che avara non è
con chi nulla chiede.

Ma niente si ottiene
senza pagare
un prezzo troppo alto
e nemmeno voluto
un amore rubato
sognato, vissuto
ed ora comparso
dal nulla svuotato.

Ma un cuore di ghiaccio
per quanto si sciolga
freddo rimane
gelato all’istante
col dubbio vero
pesante e nero
che tutto sia finto
che non sia tutto vero.

Silenzio composto
bramosia d’affetto
ma altrui
di un cuore diverso
e quindi incertezza
di cosa dire, fare, pensare
perfino sapere
che cosa si vuole.

Amare un amico
è cosa ardua, ardita
condita di se, forse e ma
stracolma e svuotata
di certezze insicure
e domande irrisolte
da cuori strazianti
e animi torturati.

Come un ruscello
che indietro non torna
un amico è scomparso
tra i flutti del cuore
e la corrente fatale
benigna o maligna
non può fare altro
che assistere impotente
ma cullando dolcemente
quell’animo affogato
e consola anche chi
è restato a riva, da solo.

È difficile capire una persona. Quello che dice, quello che pensa, quello che fa. A volte è anche difficile riuscire a capire se stessi, senza bisogno di andare a scomodare dei terzi. Cosa ci fa pensare di riuscire a capire un altro, se non capiamo prima di tutto quello che vogliamo noi? E cosa ci da il diritto di credere di riuscire a capire una persona? Possiamo intuire quello che dice, interpretarlo, farlo nostro, ma senza mai essere certi di essere nel giusto.
Ascoltiamo parole e ne capiamo altre, sentiamo una frase e nel nostro inconscio se ne crea immediatamente un’altra. Una vita, lunga o corta che sia, può essere capita a fondo solo da chi la sta vivendo. La nostre sono solo interpretazioni delle vite di altre persone, pensieri svuotati della loro vera essenza, immagini senz’anima a cui noi diamo un corpo che non è il suo. Un corpo illusorio, latente, fittizio, creato da quello che crediamo sia meglio ma non sappiamo o conosciamo per niente.
Le maschere della vita le portiamo su di noi ma le mettiamo anche addosso a chi è vicino, come a voler bloccare un lato, una porzione di anima che non ci appartiene. Egoismo? No, non è egoista chi interpreta gli altri a suo piacimento, ma chi vorrebbe modellare gli altri a sua immagine e somiglianza. Pensare solo a se stessi non è un male. Non è egoismo questo.
La domanda è: vale la pena cercare di capire gli altri?

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7 ottobre 2000
PIOVE

Sognare un futuro
che forse verrà
la pioggia che cade
sopra di me
sapere soltanto
che il finto dolore
di certo non serve
sicuro non muore
e la vita scorre via
come un rivolo di colore.

Un animo agitato
calmo, forse in pace
con se stesso, o
con il mondo chissà
pensieri innocui
e quasi felici
di un tempo passato
nel bene o nel male
che non ritorna
che non si dimentica.

Silenzio pacato
da gocce viventi
rintocchi silenti
e l’animo che vola
vola lontano
da chi o da cosa
di certo non sa
o forse non crede
e mai crederà
tra gocce lontane.

È una musica vera
ritmata, tremante
è la natura che sorge
dal profondo di se
e chiama a raccolta
come suoi allievi
la gente che ascolta
la gente che vive
vive per se
e per tutti gli altri.

Pioggia benigna
natura matrona
perduto chi pensa
sia solo matrigna
e il pensiero di me
di tutto me stesso
colmato di pioggia
pura e sincera
scivola via
in un rivolo di colore.

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7 ottobre 2000
MARTEDÌ

Una goccia che cade
fa meno rumore
di un urlo soffocato
nel profondo del cuore.

Amici vicini
e amici lontani
li vedi, li chiami
spariranno domani.

Perché l’egoismo
quando è maturo
cade pesante
un siluro dal muro.

E l’innocenza che c’era
tra due, tra tanti
sparita in un soffio
come olandesi volanti.

Pioggia vicina, pioggia lontana
amica sicura, sicura di se
vorrei possedere, un giorno prima o poi
la tua conoscenza, conoscenza di me.

Soffrire da soli
o far penare uno solo
non è un bel modo di vita
non si spicca il volo.

Si soffre soltanto
o si pena di più
il tempo non passa
il morale va giù.

E quando alla fine
si tiran le somme
scoprire purtroppo
tra gioie e dolori
che non c’è più vita
piangendo al di fuori
sapendo che tutto
ci è stato rubato
ma sei stato tu
forse troppo avventato
gli errori son tanti
si pagano cari
ricordarli tutti
senz’esser avari
è un’impresa che forse
è troppo grande per chi
senza altro pensare
è giunto fin qui
saltando i dolori
vivendone fuori
straziando tre cuori
e morì martedì.

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