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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
Settembre 2000

10 settembre 2000
ROTTING CHRIST – KHRONOS

Una letterale mazzata sui denti. Così si presentava il nuovo disco dei greci Rotting Christ, ed il Gatto Fenriz dapprima ne era stato spiazzato, poi soddisfatto.
Lasciandosi alle spalle le sonorità goticheggianti che avevano caratterizzato i precedenti lavori "A Dead Poem" e "Sleep Of The Angels", il nuovo lavoro spazzava via ogni indecisione e andava piuttosto a ripescare la grinta di lavori passati quali "Thy Mighty Contract", un black-death originale e cadenzato tipico di gruppi greci quali i Nightfall di "Eons Aura"...
"Khronos" non era comunque un vero e proprio passo indietro perché risentiva delle esperienze passate in tutti gli anni precedenti, e ne erano la prova i riffoni graffianti di chitarra che permeavano l'intero disco. Uscivano così canzoni come "Aeternatus", "Time stand still" e "Lucifer over London". Inutile stare a ricordarle tutte. Era un disco omogeneo, per un totale di quasi un'ora di musica, sempre comandato dalla maligna voce di Sakis e dalle chitarre di Kostas.
Era inoltre presente il bel video di "After dark I feel". Che cosa chiedere di più?
Il Gatto Fenriz era felice anche per un altro motivo. Come fa un gruppo a chiamarsi Rotting Christ e suonare gothic? In un certo senso non aveva molto senso. Era come se avessero voluto sfruttare quella che era la moda del momento, ed ora fossero finalmente tornati a suonare la musica a loro più congeniale. Onesti.
The cold dark night becomes scary again...

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10 settembre 2000
MR BUNGLE - GENOVA - 05-09-2000

Dai pensieri del Gatto Fenriz, anno 2000.
Ci siamo dati appuntamento alle 20.30 sotto le bandiere. Io, Purple74, Marco LG e Patto non stiamo più nella pelle per vedere i Mr Bungle, al punto da arrivare tutti in anticipo sul luogo fissato. Le presentazioni non sono necessarie per quanto riguarda i primi tre di noi, mentre Patto non è altri che il nipote italiano di Mike Patton!
Il concerto deve iniziare alle 21.00, e la folla è formata da una marea di metallari (d'altra parte, l'unico concerto a Genova...) e da parecchi curiosi. In effetti il primo ad essere curioso sono proprio io, non avendo mai sentito niente del gruppo in questione. Voglio sapere che genere suoni Mike dopo lo scioglimento dei Faith No More, anche se so che i Mr Bungle esistono da molto più tempo. Non mi voglio perdere quest'appuntamento. Non posso!
Dopo circa un'ora di attesa ecco che finalmente le luci si spengono e salgono sul palco loro, e la follia inizia. Gatti di peluche bianchi e neri fanno da contorno a tutte le strumentazioni, che spaziano dalle classiche tastiere, batteria, percussioni e basso, per finire su xilofoni, gong orientali, kazoo, scacciapensieri, filtri e sintetizzatori vocali.
"Ciao vegia Zena!" urla a squarciagola Mike, ed il caldo pubblico reagisce applaudendo. Tra una canzone e l'altra Mr. Patton non disdegnerà mai di infilare delle ottime frasi in italiano, la sua seconda lingua.
Si susseguono brani spezzettatissimi, dai ritmi allucinati e precisissimi al millesimo, comandati da una voce sempre fuori dalle righe. Non esiste una regola da seguire, non ci sono limiti a quello che suonano i Mr Bungle, passando da suoni hawaiani a sfuriate metal e finendo straordinariamente su un'improbabile canzone di Rita Pavone. Un bassista vestito da donna con tanto di trecce bionde. Un percussionista allampanato impazzito. Etichette adesive "i love boys" ovunque. Anarchia sonora. Musica pensante che reagisce agli stimoli di musicisti precisi e preparati, con una voglia immediata di divertire e divertirsi. Tutto questo e molto altro ancora domina il tendone alla Festa dell'Unita' genovese per più di un'ora, fino a quando Mike nota un ragazzo tra la folla e dice: "Iron Maiden?", riferendosi alla maglietta, e: "mavaccagher!". Il pubblico è in visibilio, sta al gioco perché sa che è tutto uno scherzo, e subito dopo Patton rincara la dose aggiungendo: "Stasera non sono molto in forma, perché c'è un merdallaro con la maglietta degli Iron Maiden qui sotto!". Clap clap.
Tre bis, ed il concerto è finito. Rimane solo il tempo di precipitarsi dietro le quinte, stringere la mano a Mike assistendo all'incontro tra zio e nipote, fargli due complimenti (ovviamente in italiano, è lui il primo a parlarlo!), e tutto sfuma via.
E mentre mi dirigo verso casa con Patto, cerco di fissare nella mia mente tutti i ricordi di quella sera. Solo un dubbio continua a torturarmi. Non so ancora che musica suonino i Mr Bungle. Mike Patton me l'ha fatta ancora una volta.

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10 settembre 2000
EDENBRIDGE - ...SUNRISE IN EDEN...

Il Gatto Fenriz cominciava ad essere un po' stanco di quella doppia cassa fastidiosissima che ultimamente compariva un po' ovunque. Dopo tre volte che ascoltava lo stesso brano, poi, le cose peggioravano. E un po' gli dispiaceva anche.
Gli Edenbridge erano il classico gruppo che, partendo da sonorità powereggianti e utilizzando la calda e sognante voce femminile di Sabine Edelsbacher (che a volte ricordava quella di Candice dei Blackmore's Night) e una tastierina, riusciva a concludere un disco melodico all'inverosimile, al punto che dava quasi fastidio. Ma si lasciava ascoltare.
I brani erano ben strutturati, composti nella loro interezza dal "chitarraio tastierante" Lanvall, e in certi punti potevano sembrare l'incrocio tra i Nightwish meno ispirati e i Casket più vivaci. A volte erano anche troppo lunghi, come ad esempio nella title-track "sunrise in eden" e nella conclusiva "my last step beyond", rasentando le soglie della monotonia. Ma mai superandole, e questo era in effetti uno dei maggiori pregi della band. Melodie accattivanti, di sicuro impatto al primo ascolto, in uno dei generi al momento più sfruttati, non garantivano quindi l'originalità agli Edenbridge, ma il Gatto Fenriz era fiducioso. Potevano migliorare. Avevano dimostrato di avere idee e anche tecnica sufficiente per poter iniziare a personalizzare il loro sound. Ora dovevano solo volerlo. Ed era forse la parte più difficile.

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10 settembre 2000
DEICIDE - INSINERATEHYMN

Per il Gatto Fenriz era un po' come tornare indietro di 10 anni, quando aveva ascoltato per la prima volta il disco omonimo dei Deicide. Ne era rimasto completamente affascinato. E ora questo nuovo "Insineratehymn" proseguiva le danze proprio come se il tempo non fosse passato, e fossimo ancora all'inizio degli anni novanta.
Brani veloci che si susseguivano senza sosta, per un totale di poco più di mezz'ora di musica, ma d'altra parte i Deicide non erano mai stati famosi per la lunghezza dei loro album ed era un bene così. Perché le mazzate che fanno più male sono proprio quelle improvvise e veloci. E così era stato di nuovo.
Le danze si aprivano con la veloce "bible basher", in cui il growl di Glen Benton dominava i superbi riffoni di chitarra sparati a mille, e si giungeva subito dopo a "forever hate you", dove l'atmosfera rallentava un poco per sfociare nel classico assolo acidissimo che tanto ci era mancato in questi anni. Doveva ammetterlo: al gatto Fenriz non erano piaciuti gli ultimi lavori "Once Upon The Cross" (datato 1995) e "Serpents Of Light" (1997), mentre non riusciva proprio a nascondere la propria felicità ascoltando questo nuovo capolavoro di death-grind.
C'erano tutte le caratteristiche che gli avevano fatto adorare i Deicide al primo ascolto: riff di chitarra e basso che si susseguivano senza sosta incalzando l'ascoltatore, voce gutturale che riusciva quasi a mantenere una sua certa melodia di sottofondo, e una macchina a pedali che falciava tutto quanto si trovasse sulla sua strada. Uscivano così brani come "remnant of a hopeless path" e "suffer again", d'una brutalità oramai quasi dimenticata. Purtroppo.
Era felice per Glen Benton, sembrava proprio che avesse ritrovato la sua strada, dopo tanti anni di esilio involontario dalle sue terre natie. E un ringraziamento particolare il Gatto Fenriz doveva rivolgerlo a Dio. Senza di lui, i Deicide non sarebbero mai esistiti.

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