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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
Giugno 2009

30 giugno 2009
DEMONE II

Spezzate una luce dagli occhi di un demone, e raccogliete i frammenti che inevitabilmente cadranno. Prima che tocchino terra. Prima che svaniscano al primo alito di vento che coglierà questa terra maledetta, colpevole di non aver saputo raccogliere in tempo i frammenti degli occhi di un demone sfortunato nel giorno della sua morte imminente.

Spezzate una luce dagli occhi di un demone, ma prima guardategli dentro. Perchè non avrete una seconda possibilità di vedere l'immagine del vostro dio nelle profondità di quelle pupille dannate, condannate dalla vita ad essere per sempre derise. Per sempre maledette. Per sempre dimenticate.

Spezzate una luce dagli occhi di un demone, ma prima guardatevi dentro. Perchè non avrete una seconda possibilità di riconoscere quello che siete con gli occhi di un altro, e non avrete una seconda possibilità di riconoscere quell'esistenza perduta che non ritroverete mai più se non nei frammenti degli occhi di un demone, se non nei frammenti dei vostri. Perchè voi siete il vostro demone peggiore, ed è di voi che dovete aver paura più di ogni altra cosa al mondo.

Spezzate una luce dai vostri occhi di demone, e spargete nella notte i frammenti che cadranno prima che tocchino terra, prima che svaniscano con voi.

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29 giugno 2009
CREVARI INVADE

Non tutti i festival estivi nascono dalla passione per la musica: alcuni hanno qualcosa in più.

Arrivare al Crevari Invade non è così facile come possa sembrare. Anzitutto, non bisogna puntare a Crevari, ma a Campenave. E questo perchè, d'altra parte, se si chiama Crevari Invade ci sarà pure un motivo, no? Ed evidentemente chiamarlo Campenave Invasa non era altrettanto allettante, anche se le iniziali sarebbero rimaste le stesse. Comunque, una volta raggiunto il capolinea dell'autobus a Campenave, bisogna ancora percorrere una decina di minuti a piedi attraverso sentierini di campagna puramente liguri, di quelli con le case attorno in principio, e poi fasce con ulivi fino a che non si sentono le prime note della festa, in lontananza. Ecco, quando si sentono le note si è circa a metà strada. Il sentiero a ciottolati diventa ben presto sterrato, ma una volta affrontata l'ultima ripida salita si è finalmente arrivati.

La prima cosa che ti accoglie, quando arrivi a Crevari Invade, è l'odore delle focaccette. Ovunque, nell'aria, si respira questo profumo di sapori praticamente dimenticati, che riportano la mente ad atavici ricordi di qualche sagra paesana a cui si aveva partecipato da piccoli, con i genitori o gli zii lontani [quelli che raccontano barzellette per tutto il tempo, a sfondo sessuale, e che tu povero bambino ancora non capisci]. Crevari Invade è una di quelle feste in cui ci si siede ad un tavolo, e si mangia fino al tramonto in mezzo a gente sorridente, cuochi in lontananza che dialogano tra loro in dialetto mentre ti preparano il pasto, e qualche sorta di musica in sottofondo. Certo, per mangiare bisogna anche armarsi di tutta la pazienza disponibile, per sopportare la coda infinita di centinaia [più di due, non sto esagerando] di altre persone che hanno avuto la tua stessa idea, ma in fondo poco importa: è l'atmosfera che vi si respira, la cosa importante. Una sorte di filo che unisce e porta serenità, in queste calde serate di inizio estate.

E se in quelle feste d'infanzia l'orecchio non prestava ancora troppa attenzione alla musica, adesso è diverso. Adesso uno dei motivi che spingono a raggiungere questa festa, che comunque sarebbe riduttivo limitare al suo aspetto musicale, sono proprio i gruppi che suonano. E così, nella serata di venerdì 19 giugno, assistiamo alla salita sul palco dei Superstereo, combo rock dalle influenze funk, caratterizzato da un doppio cantato che a tratti sembra un po' troppo fuori dalle righe [soprattuto la voce femminile]. Sarà colpa della digestione in corso, ma questi ragazzi convincono poco e anche la gente li guarda con un po' di sospetto: non è ancora arrivato il momento di danzare. Dopo di loro è la volta dei The Hens' Fear, che già riescono ad ottenere più partecipazione dai presenti che poco per volta si avvicinano sotto il palco, ma ancora non si lanciano in danze sfrenate. Ed è un po' un peccato, perchè il repertorio blues e soul che il gruppo propone è di tutto rispetto, e la non più giovane età di alcuni componenti è solo l'ennesima dimostrazione [e la conferma] che la passione per la musica va portata avanti sempre, senza remora alcuna, danzando sul palco anche se il pubblico è fermo e incuriosito. La serata si conclude quindi con lo show degli SconVoltri, con il loro ska con venature rock che va a colpire melodie note e ben ferme nella memoria dei presenti, personalizzandole e rendendole immediatamente ballabili e fruibili da chiunque. I cori da stadio iniziano a sprecarsi, e la musica allegra ha finalmente il sopravvento anche sui più addormentati: è uno spettacolo di danza vero e proprio, quello a cui si assiste nella piazza del Crevari Invade.

Quando infine giunge il momento del ritorno a casa, lo sguardo cerca ancora di posarsi un'ultima volta su quella piazza dal sapore dimenticato, su quel palco tutto adornato con cartelloni delle edizioni passate, su quegli stand che distribuiscono birra agli assetati, su quei ragazzi che vendono magliette a tutti coloro che vogliono portarsi via l'illusione di avere un pezzo di quella serata ancora con loro, nelle serate successive. Lo sguardo è triste, perchè il cuore ha ritrovato per una sera lo spirito dimenticato di un qualcosa che credeva perduto per sempre. Ma quello sguardo è allo stesso tempo felice, perchè ha avuto la certezza che alcune cose non cambiano mai. E Crevari Invade, in fondo, è qui a Campenave proprio per ricordarlo a tutti noi.

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22 giugno 2009
SANTOROCK

La fine della primavera e' sinonimo di SantoRock, a Genova. E puntuale come ogni anno, ecco che Genovatune si sposta a Villa Serra per assistere alle serate, e commentare in diretta i gruppi che solcheranno il palco in questa quinta edizione del festival. Se avete scelto di restare a casa in queste calde serate, seguite con noi i gruppi e sara' "quasi" come essere presenti dal vivo.

GIOVEDI' 18 GIUGNO

Giungo alla villa che i Daedalus stanno eseguendo l'ultima canzone... e apprendo che gli Zorn hanno gia' suonato. Impreco in direzione dei due incidenti stradali che mi hanno ritardato il cammino, ed inizio l'allestimento del banchetto.

Ore 20:43. I Nerve stanno eseguendo ora il loro ultimo pezzo. Brutal death tiratissimo con un cantante che passeggia amabilmente per il palco, mentre la cassa continua a martellare senza sosta, sorretta da energici riff di chitarra taglienti. Peccato che lo show sia durato troppo poco, i brani anche se leggermente uguali stavano iniziando a richiamare sotto il palco il pubblico che, poco per volta, comincia a farsi sempre piu' numeroso.

Ore 21:04. In questo momento la musica si e' interrotta per lasciare il tempo agli Extrema di prepararsi a calcare il palco. La coda agli stand per rifocillarsi e' infinita, e fa quasi passare la voglia di cibarsi. Quasi.

Ore 21:10. Il trascinante thrash degli Extrema e' finalmente cominciato, convincente gia' dal primo pezzo. Il pubblico ha iniziato ad agitarsi sotto il palco, nonostante le interferenze di figure che avrebbero voluto impedire il pogo. E' un peccato, perche' la musica e' accativante al punto giusto, con un basso incalzante che accompagna degnamente una batteria tirata e decisa. La voce roca e graffiante concede poche pause alla luce che sta venendo sempre meno, sorretta da una chitarra grintosa e pulita quando diviene necessario.

Ore 22:19. Stanno per iniziare gli headliner.

Ore 22:35. Le luci si sono accese sui Misfits, sulle inquietanti note della colonna sonora del film Halloween che introduce il punk sporco e [volutamente?] impreciso che il gruppo propone al pubblico, oramai assiepato sotto il palco.
Esteticamente impeccabili, la riuscita sonora pero' finora non convince appieno e pone qualche dubbio: ma sono i suoni che non sono stati fatti correttamente, o e' la cassa che e' imprecisa e traballante? Poche le mani che per ora si alzano alle stelle per accompagnare i brani, al contrario di quanto e' successo con gli Extrema giusto pochi minuti fa.

Ore 22:47. I cori alla "blitzkrieg bop" si susseguono con accordi di chitarra semplici e crudi. Le mani iniziano al alzarsi, tra volti che ricordano ogni singola parola e suoni che sono talmente alti da assordare i cigni che poco distanti nuotano disturbati nel lago. Quasi nessuna pausa tra una canzone e l'altra, il concerto prosegue a ritmo serrato.

Ore 23:37. Il concerto continua... sempre senza interruzioni. Viene da chiedersi dove riescano a trovare la grinta per continuare cosi', quasi a togliere il respiro, come a voler dimostrare a generazioni intere di gruppi che sono venuti dopo di loro, un mestiere che i Misfits hanno contribuito a creare mattone dopo mattone, accordo dopo accordo, negli anni di punk che sono venuti dopo la loro calata. Macchine da guerra che non conoscono tregua, e che continuano martellanti la loro scaletta di canzoni che sono state riprese da gruppi magari piu' noti [chi ha detto Metallica?] ma che comunque tanto devono a questi "vecchietti" che ancora riescono a non perdere smalto.

Ore 00:26. Il concerto e' finito, poco prima dello scoccare della mezzanotte. Tutte le persone pervenute continuano pero' a vagare per le aree di questo splendido parco, come magnetizzate da un'atmosfera che a Genova difficilmente si riesce a respirare.
A sabato, per la seconda serata del SantoRock Festival...

SABATO 20 GIUGNO

Oggi arrivo in loco con sufficiente anticipo per poter allestire con calma il banchetto Genovatune, e scambiare quattro parole con gli organizzatori. L'atmosfera e' ancora rilassata e "bucolica" [il palco secondario che ospitera' il dj set a fine concerto e' stato tutto ricoperto di piante], e i gruppi stanno eseguendo adesso i suoni di batteria.

Ore 17:47. Inizia il live degli Effetto Larsen, con il loro hardcore veloce e dal cantato in italiano: la voce si tramuta da tonalita' pulite a urla rabbiose, sorretta da due chitarre arrabbiate ed una batteria che non conosce pause. Le canzoni si susseguono con una varieta' compositiva sufficiente ed e' un peccato che ci sia ancora troppa poca gente.

Ore 18:40. E' ora il turno dei melodici Alpha Ritual, e del loro rock con vaghi accenni metal che si snoda preciso sotto le luci di un palco che tanto ricorda una sezione di un igloo, con luci che si accendono e si spengono ad intermittenza accompagnando le venature elettroniche [grazie ad una tastiera onnipresente che si incastra a perfezione nel sound]. Pregevole anche la cover di "beat it" Michael Jackson.

Ore 19:05. Protected By The Local Mafia: sperimentazioni con venature post-punk, a tratti poco convincenti forse nella loro ricerca di un'identita' ancora ben precisa. Una voce stentorea che raggiunge forse i momenti migliori nelle urla strozzate, che si incastrano piacevolmente in stacchi quasi acustici prima dello scoppio successivo del brano. Pregevole il fatto che comunque riescono a non risultare monotoni nel susseguirsi dei minuti.

Ore 19:35. Inizia a piovere... le recensioni in diretta riprenderanno il prima possibile.

Ore 21:11. La pioggia sembra aver concesso un po' di tregua, ma siamo riusciti ugualmente ad ottenere uno spazio al coperto, anche se leggermente piu' lontano dal palco.
I Christopher Walken ci hanno deliziato con il loro nu stoner [non chiedete, e' cosi'] a cui eravamo gia' abituati. Il palco gigantesco forse li ha un poco intimoriti, vista la staticita' in un genere che prevederebbe forse piu' coinvolgimento. Gli A Mad Game hanno fatto il loro dovere, anche se forse pagano un po' troppo lo scotto di un'eredita' che troppo li lega ad una impostazione Pearl Jam. Ma gradevoli, suvvia.

Ore 21:22. I Gandhi's Gunn stanno riempiendo lo stage in questo momento, con le luci della sera che iniziano finalmente a calare. Il loro stoner [ma rientrano a pieno titolo nella definizione nu di poco sopra] continua piacevolmente tra riff di chitarra granitici ed una batteria d'eccezione, con una voce sempre piena e linee di basso colme e cadenzate come un rullo che avanza senza sosta su di una strada sterrata. In tutto questo, osservo un vicino di stand che innaffia un teschio e sento una voce "ma metti un porno! sei collegato? ma guardiamoci un porno!"

Ore 21:35. Luci blu e versi accompagnano la salita sul palco dei Klimt 1918, con le loro sonorita' sognanti e post-rock. Atmosfere che ben si adattano a questo parco ed al clima che finalmente sembra essersi placato. Chitarre che sembrano danzare allo stesso tempo tristi e gioiose, come a voler trasmettere un sentimento di eterea magnificenza e pace interiore.

Ore 22:07. Ricomincia a piovere. Ma noi abbiamo il gazebo. E ce la ridiamo.

Ore 22:16. Diluvia, ma tra loschi figuri che citano strani siti da visitare e la musica che prosegue nonostante la pioggia che cade copiosa, noi resistiamo tutti ammassati sotto un tendone, con un occhio volto al cielo e le imprecazioni che si sprecano ma non sono mai abbastanza. C'e' gente coraggiosa che e' ferma sotto il palco, chi con ombrello e chi senza. Si respira aria di sommossa popolare: "e' tutta colpa tua che non ci hai fatto vedere i porno! Ma ci sono i nani?"

Ore 22:59. Nonostante le gocce, gli [Zu] iniziano il loro set condito da luci stroboscopiche e urla dalle retrovie ["nane! nane!"]. Rumori ovattati che introducono strumentalmente una successione di movimenti ritmici non banali ed una scelta di strumentazione che fuoriesce dai classici canoni rock, da cui partono ma che hanno abbandonato ben presto per raggiungere spiagge di musicalita' acide e difficilmente esplorate.

Ore 23:10. Il concerto prosegue, e i suoni continuano nella loro struttura quasi aliena a martellare gli irriducibili che, muniti di ombrello, resistono asspiepati sotto il palco mentre i pochi tendoni offrono riparo alla poca gente rimasta. E' un peccato, perche il suono del sax che si intreccia alle chitarre riesce a riempire perfettamente l'assenza di una voce che difficilmente si potrebbe incastrare nelle sonorita' proposte dal gruppo.
Il freddo comincia a salire, e su queste ultime considerazioni supportate da tutti i presenti vi salutiamo e vi diamo appuntamento a domani sera, sperando in minori avversita' climatiche.

DOMENICA 21 GIUGNO

Il clima oggi e' decisamente piu' clemente di ieri, e mentre finiamo di appostarci nel nostro spazio al lato del palco, i Fratelli Calafuria fanno un soundcheck colorato e rilassante. Tutto intorno ci sono ancora famiglie che hanno deciso di passare il pomeriggio di questa domenica nello splendido parco di Villa Serra, e assistono incuriosite alla preparazione dell'ultima serata del SantoRock Festival.

Ore 18:07. Sono da poco passate le 18 quando inizia il set degli Anakatami, che gia' avevo avuto la fortuna di sentire al Nota Bene a Rapallo, ma che stasera partono decisamente piu' agguerriti e grintosi. Un rock arrabbiato e abbastanza vario, con punte di nu stoner ogni tanto, senza tuttavia perdere identita' e cadere in banali cliche, e anzi, riescono a convincere tutti i presenti.

Ore 19:05. Tocca ora alla proposta degli Antea, gruppo storico di Genova nel senso che esiste da piu' di 10 anni ma che si sono presi una piccola pausa di riflessione. Il risultato e' una proposta decisamente rock con punte di psichedelia che a tratti compaiono e vanno ad incastrarsi in granitici riff di chitarra e basso, scanditi da una batteria forse non troppo incalzante ma che comunque conosce il suo posto. Il gruppo ha delle potenzialita' che ancora non riesce a materializzare concretamente, forse per una eccessiva insicurezza sul palco [che comunque e' stata riscontrata in tanti gruppi in queste serate, non abituati a calcare uno spazio cosi' grande e diverso dai club attualmente attivi nel capoluogo ligure], ed una voce che non ha ancora trovato una sua timbrica di riferimento.

Ore 19:17. La stentorea voce femminile degli Hazy Twilight presenta un rock lento e cadenzato, con arrangiamenti dal vago sentore progressive che risultano comunque un po' poco incisivi. Il brano lento che alterna il loro attacco sonoro e' forse quello piu' convincente e degno di nota.

Ore 20:01. Le sonorita' sognanti e psichedeliche dei Fase Cronica riescono a richiamare un po' l'attenzione del pubblico, e anche l'assenza di una voce non si fa notare ma e' anzi sostituita degnamente da un mix di basso e chitarra che sembrano fare cerchi concentrici e incatenarsi ai suoni di tastiera. Gli stacchi compositivi variano e spaziano creando atmosfere oniriche che forse sarebbero piu' incisive se la luce della notte fosse gia' giunta, ma e' ancora troppo presto. Ci godiamo quindi questo preludio alle tenebre che tra poco ci abbracceranno, socchiudendo gli occhi e lasciandoci trasportare da queste note sulfuree e trasognate.

Ore 20:30. Il ricercato rock italiano dei White Mosquito inizia e prosegue, canzone dopo canzone, nei loro tessuti armonici e leggermente soporiferi che non riescono ad attrarre particolarmente l'attenzione generale. Una staticita' eccessiva su un palco che andrebbe riempito e non solo abbozzato con una presenza indecisa. Ed e' un peccato perche' i ritornelli tendono a fermarsi facilmente nella testa e a farsi cantare gia' dal primo ascolto. La monotonia di sottofondo pero' non si dissolve facilmente...

Ore 20:57. Allegri e spensierati nelle loro sonorita' rock veloce [con vaghe influenze punk], i Temple Rents assalgono il parco con canzoni incalzanti e movimentate, e che trovano una loro motivazione col calare della luce. Utili alla riuscita della serata come una bottiglia di Autan in una serata primaverile [e non venitemi a dire che oggi e' il primo giorno d'estate], risvegliano un poco il torpore collettivo anche senza lasciare dietro di loro sufficienti molliche di pane per ritrovare il cammino verso la casa del rock.

Ore 22:03. Con le tenebre e' giunto finalmente il momento dei Fratelli Calafuria, che con il loro rock allegro e scanzonato riescono a far sorridere non appena i loro passi iniziano a saltellare per il palco. Il cantato italiano affascina anche grazie ad un uso della voce vario anche se vagamente isterico, e dal contenuto giovane ed irriverente. Gradevole la sezione ritmica che interrompe con curiose bisettrici sonore le circonferenze acustiche dell'igloo colorato e luminoso che fa pervenire le note fino ai cigni che, incuriositi, tendono il collo e sembrano muovere le piume seguendo la musica di questo trio milanese.

Ore 23:15. I Calibro 35 iniziano il loro set con sonorita' rock dalle vaghe influenze funkeggianti, attirando verso il palco un pubblico assetato di sonorita' anni '70, grazie ad un basso che si libra preciso e prorompente oltre i battiti che richiamano alla mente le colonne sonore di film poliziotteschi italiani. L'assenza di voce e' coperta da una chitarra che sembra cantare grazie ad effetti allucinogeni e a una precisione esecutiva notevole unita ad un gusto che sembra preovenire da altri tempi, oramai ahime' dimenticati.
L'atmosfera si trasferisce direttamente nella Roma violenta di quegli anni... spezzoni di film noir si alternano a melodie che hanno fatto la storia e sono oramai una parte integrante del nostro background culturale.

Ore 00:13. La terza ed ultima serata del SantoRock e' finita, andiamo in pace. Fino all'anno prossimo, ovviamente.

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11 giugno 2009
LUPUS METALLORUM

Lupus Metallorum è un'entità multiforme, che prende vita dall'idea che l'unica poesia contemporanea sia il Metal: è un'idea provocatoria, un'idea contrastata, ma allo stesso tempo lineare e liberatoria nella sua semplicità. Un'idea sorta dalla necessità di svegliarsi dal torpore dei pregiudizi contemporanei, un'idea che nasconde dentro più oscurità di quanta ve ne possa essere in un cassetto colmo di sogni inespressi. Un'idea ribelle come una mano levata al cielo da una prigione per sordi. Nascono in questo modo libere interpretazioni [non traduzioni, sia messo agli atti] in settenari o rime libere, dei cimiteri dei Pantera, dei vermi dei Cannibal Corpse, dei soldati dei Motorhead, della concezione di amore dei Carcass o dei Judas Priest. Le dichiarazioni dei Megadeth si uniscono ai corpi dei Black Sabbath, per dar vita alle maschere degli Slayer o alle lame dei Manowar. Versi che si incatenano e si incastrano nella gioia del suono più puro e crudo, per raggiungere il punto più profondo di un intestino addormentato. Massimi sistemi in minuscoli corpi.

Ben presto il progetto si sposta dalle parole scritte all'arte grafica, per dar vita a parvenze di umorismo sotto forma di tavole disegnate al computer. Tavole che trasmettono e comunicano tutti i lati nascosti e comici del metallo, tavole che non disdegnano di lasciare un occhio sfuggente alle realtà drammatiche, cupe ed enigmistiche del mondo musicale. Tavole in bianco e nero come sintesi delle avversità del destino, tavole a colori per elevare in tre dimensioni il suono rugginoso di una matita graffiante. Tavole che prendono vita e conducono per mano fino a quel sorriso nascosto che non aspettava altro per poter tornare a vedere la luce. Sintesi estreme di ordinarie esistenze.

La teatralità dell'insieme ben si presta ad essere rappresentata anche su di un palco e, allora, ecco che la musica torna prepotentemente a bussare all'uscio e a voler la sua parte, il suo spazio nel tempo presente. E' una musica che muta ad ogni parola, su ciascun verso, seguendo il filo nascosto delle emozioni espresse dalla voce declamatoria. Una musica che affonda le sue radici in quelle liriche che sono alla base di tutto, per intraprendere poi sentieri nuovi ed inaspettati. Una musica che si incastra nella declamazione dei versi, senza coprirli o prendere il sopravvento, ma accompagnandoli nel loro cammino verso il punto di non ritorno. Verso l'estasi del suono reso parola, e ritornato infine suono. Verso la Notte della Poesia, in Piazza delle Vigne.

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10 giugno 2009
VIGNE

1444

La vignetta originale, pre-striscia.



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