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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
11 Giugno 2009
LUPUS METALLORUM

Lupus Metallorum è un'entità multiforme, che prende vita dall'idea che l'unica poesia contemporanea sia il Metal: è un'idea provocatoria, un'idea contrastata, ma allo stesso tempo lineare e liberatoria nella sua semplicità. Un'idea sorta dalla necessità di svegliarsi dal torpore dei pregiudizi contemporanei, un'idea che nasconde dentro più oscurità di quanta ve ne possa essere in un cassetto colmo di sogni inespressi. Un'idea ribelle come una mano levata al cielo da una prigione per sordi. Nascono in questo modo libere interpretazioni [non traduzioni, sia messo agli atti] in settenari o rime libere, dei cimiteri dei Pantera, dei vermi dei Cannibal Corpse, dei soldati dei Motorhead, della concezione di amore dei Carcass o dei Judas Priest. Le dichiarazioni dei Megadeth si uniscono ai corpi dei Black Sabbath, per dar vita alle maschere degli Slayer o alle lame dei Manowar. Versi che si incatenano e si incastrano nella gioia del suono più puro e crudo, per raggiungere il punto più profondo di un intestino addormentato. Massimi sistemi in minuscoli corpi.

Ben presto il progetto si sposta dalle parole scritte all'arte grafica, per dar vita a parvenze di umorismo sotto forma di tavole disegnate al computer. Tavole che trasmettono e comunicano tutti i lati nascosti e comici del metallo, tavole che non disdegnano di lasciare un occhio sfuggente alle realtà drammatiche, cupe ed enigmistiche del mondo musicale. Tavole in bianco e nero come sintesi delle avversità del destino, tavole a colori per elevare in tre dimensioni il suono rugginoso di una matita graffiante. Tavole che prendono vita e conducono per mano fino a quel sorriso nascosto che non aspettava altro per poter tornare a vedere la luce. Sintesi estreme di ordinarie esistenze.

La teatralità dell'insieme ben si presta ad essere rappresentata anche su di un palco e, allora, ecco che la musica torna prepotentemente a bussare all'uscio e a voler la sua parte, il suo spazio nel tempo presente. E' una musica che muta ad ogni parola, su ciascun verso, seguendo il filo nascosto delle emozioni espresse dalla voce declamatoria. Una musica che affonda le sue radici in quelle liriche che sono alla base di tutto, per intraprendere poi sentieri nuovi ed inaspettati. Una musica che si incastra nella declamazione dei versi, senza coprirli o prendere il sopravvento, ma accompagnandoli nel loro cammino verso il punto di non ritorno. Verso l'estasi del suono reso parola, e ritornato infine suono. Verso la Notte della Poesia, in Piazza delle Vigne.

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