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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
Dicembre 2000

31 dicembre 2000
PENSIERI DI FINE 2000

Il 2000 è finito, evviva il 2000.
Siamo finalmente giunti al fatidico 2001, a quella fantastica Odissea nello Spazio profetizzata da Clarke e impressa visivamente nelle nostre menti da Kubrick. Non che questo possa comportare cambiamenti incredibili nelle nostre vite. Ma a volte ci fa piacere pensare che potrebbe essere così. E allora vedremo.
Siamo ancora nel pieno delle festività natalizie, e il clima che respiro è sempre quel misto di consumismo e buoni sentimenti che mi coglie tutti gli anni. Mi assale, mi sommerge, mi lascia senza fiato. Da una parte lo disprezzo, dall'altra non posso quasi farne a meno. Come se un giorno mi alzassi convinto di essere allergico all'ossigeno al punto da esserne disgustato, ma sapessi perfettamente che la mia vita non potrebbe continuare senza. E allora ecco che anche io mi lascio trasportare da questo fiume impazzito di gente che smania, corre e percorre strade sconosciute alla ricerca di chissà cosa, chissà. Regali per amici, pensieri per amiche, piccolezze per ragazzi e idee per ragazze. Il tutto all'insegna della fretta che alla fine ci travolge e non ci fa godere minimamente questo momento che dovrebbe e potrebbe essere un attimo di pausa nella nostra vita. Ma siamo tutti felici così. Chi più e chi meno.
Inevitabilmente poi mi ritrovo a guardare indietro nella mia vita, a tirare le somme di cosa ho fatto e cosa no, il classico bilancio di fine anno, triste e malinconico, che in realtà non serve assolutamente a niente. Scopro magari che ho perso molto tempo, che non mi sono divertito come avrei voluto, che ho perso di vista alcuni amici ma nel frattempo ne ho ritrovati degli altri. Mi sembra quasi di cercare di voler essere felice a tutti i costi, come se l'atmosfera che mi circonda mi stesse soffocando, come se avessi scoperto tutto d'un tratto che l'ossigeno non mi serve più per respirare ma mi causa solo dolore. Comincio a urlare dentro di me in silenzio, cercando di ribellarmi a tutto questo, ed ecco che cade la tegola finale, il mattone che falcia via tutto e porta con se il colpo di grazia: che cosa fare a capodanno? Che cosa faccio a capodanno? Che cosa posso fare a capodanno? Aiuto.
Mi accorgo però fortunatamente che mi sto avvolgendo da solo in un drappo di pesante pessimismo che non serve assolutamente a niente. Riesco a contattare quindi alcuni amici, e insieme ci mettiamo d'accordo di passare l'ultima serata di questo 2000 insieme. Festeggiando, brindando, stando anche solo semplicemente insieme.
E così si conclude anche questo 2000. Buoni propositi a parte. E con una vita alle spalle che continua, senza fermarsi. So di aver fatto degli errori in questo anno, così come ne avevo fatti nel precedente e in quello prima ancora. So anche che ne commetterò altri in futuro. Ma sono felice così. Non mi importa nient'altro.
E a tutti voi che forse mi state leggendo, lasciate che vi abbracci virtualmente. Non sono mai stato bravo a dimostrare i miei sentimenti. Però so che mi siete simpatici. E quindi non posso che augurarvi un lieto e felice 2001.

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20 dicembre 2000
UNA LIBRERIA MAGICA

Avete mai provato ad affogare in una libreria?
Se la risposta è si, forse potete capire quello che cercherò di dire adesso. Se la risposta è no, mi piacerebbe riuscire a trasmettervi anche solo una parte di quello che ho provato io.
È un martedì pomeriggio, e sono nel pieno del centro storico di Genova. È un po' come trovarsi in un altro mondo con persone con costumi differenti dai tuoi che ti sfilano a fianco, e quelle mura vecchie, vetuste, medievali, cariche di storia che ti guardano... mi sembra quasi di essere in un piccolo mercato algerino con tanti mercanti di favole che cercano di contrattare su qualsiasi cosa. Da un minuto all'altro mi aspetto quasi di iniziare a sentire le note di "creuza de ma" di De André che sgorgano dai muri, dai pavimenti lastronati, dalle case abbarbicate, dai tombini maleodoranti.
D'un tratto vedo alla mia destra una libreria, piccola ma pulita, che ammicca goliardicamente come per attirare lo sguardo di chi non avesse nessun altro pensiero importante in quel preciso istante. E mi ritrovo ad entrarvi. Senza nemmeno sapere il perchè. Quello che mi circonda non sono scaffali ordinati e quadrati che potreste trovare da una qualsiasi libreria Mondadori o Feltrinelli, ma sembrano piuttosto strutture architettoniche a se stanti, dotate di vita propria. Mi chiedo quasi come facciano a stare in piedi, senza crollare sotto il peso di tutta quella cultura.
È allora che lo sguardo inizia a perdersi, e vaga spostandosi da un volume all'altro cercando qualcosa, alla ricerca di uno stimolo che incuriosisca prima l'occhio e dopo la mente. So in quel preciso istante che non uscirò da lì senza aver acquistato un libro, ma non ho la più pallida idea di dove andrò a parare. Ed è allora che lo vedo.
Seduto, dietro il suo bancone, il proprietario del locale sta leggendo un libro. Vecchio, come il volume che ha tra le mani, aggrotta le sopracciglia folte e grigie cercando di continuare la lettura a dispetto dei rumori che provengono dall'esterno. Uno di quei gestori che prima di venderli, i libri se li leggono. E se mai dovesse arrivare qualcuno a chiedere un consiglio, risponderebbe a cuore aperto con l'esperienza di chi ha sempre vissuto lì dentro, tra scaffali di libri letti, sognati e vissuti. Lascio allora andare la mia mente libera di immaginare quel posto dieci anni prima, e rivedo quel vecchio, un poco più giovane, nello stesso identico posto, sempre a leggere un libro. Magico.
Distolgo ora lo sguardo dal proprietario della libreria e torno a farmi sommergere dai titoli dei libri. Oscillo tra le sorelle Bronte, Barker, Leopardi, Wilson, Follett, Asimov, Baudelaire, Pessoa, Milton e Lovecraft, lasciando che l'immaginazione sia il solo legame che unisca tutti quei titoli, tutte quelle voci che mi stanno inesorabilmente chiamando. E alla fine trovo quello che stavo cercando.
Un volume, anonimo quanto basta per essere notato da chiunque non lo stia cercando, colpisce il mio sguardo e qualcosa immediatamente si accende. Arde. Capisco che ho trovato il mio libro. Lo prendo, mi dirigo verso il vecchio che nel frattempo ha posato il volume che prima leggeva e mi stava osservando, e pago il mio nuovo acquisto.
Felice, inebriato da quella strana esperienza, esco da quello strano mondo e mi ritrovo nuovamente sommerso dai vicoli di Genova. Ma questa volta le sento sul serio, le note di "creuza de ma", che sgorgano dai muri, dai pavimenti lastronati, dalle case abbarbicate, dai tombini maleodoranti e da quella vecchia, strana, arcana e magica libreria...

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16 dicembre 2000
STORIELLA

PROLOGO:
È triste quando il passato ritorna e tu cerchi di allontanarlo. Perchè sai che ti ha fatto soffrire, perchè sai che in fondo non sarebbe giusto. Allo stesso tempo cerchi di guardare avanti, focalizzi tutti i tuoi pensieri e le tue sensazioni su qualcosa di nuovo, ma poi ecco che cade quel primo fiocco di neve, quella piccola goccia d'acqua sul tuo viso, e tutto quello che avevi costruito si dissolve per un misero secondo. E sei perduto.
Perdi anche quella voglia di vivere che credevi nessuno sarebbe riuscito a scalfire. Comincia ad accadere. Capita. E ti ritrovi di colpo nel mezzo di un maelstrom aggrappato ad una zattera minuscola neanche sufficiente per contenere un bambino, figuriamoci i tuoi castelli d'aria stracolmi di finte certezze. E sei perduto.
Nel tentativo di sopravvivere cerchi ancora di convincerti che tanto le cose adesso sono cambiate, che tu sei profondamente diverso, ma questo è solo l'ennesimo passo falso, la conclusione di un percorso che non avrà un fine diverso da quello di vederti sprofondare in una profonda fossa. Buia. Non è cambiato niente. Gli sbagli fatalmente ritornano su di te. E sei perduto.

PARTE UNO:
Cominci a dare la colpa a te. Senti che tutto quello che ti succede è solo colpa tua. Sono tuoi errori. Continui a rigirare il coltello nella piaga, cerchi disperatamente di convincerti che sei TU la causa di tutto. Cominci a vedere nuvole anche in un cielo stellato, e il passo successivo è semplice. È a questo punto che qualcosa si sveglia dentro di te. Una forza che non credevi di possedere, una voglia distorta di vivere che poco per volta si impossessa di te. E magicamente le tue colpe ricadono sugli altri.
Quello di cui però non ti rendi conto è che stai solo cercando di sfuggire nuovamente da te stesso, e che il nuovo cammino intrapreso non ti porterà da nessuna parte. Ed è l'ultimo passo che ti potrebbe condurre alla perdizione.

PARTE DUE:
Perso nel buio. Da solo. Con quella sensazione di inquietudine, di profondo sconforto, che sale. Sale dalle viscere, sale da ogni singola fibra del tuo corpo, crescendo man mano e trascinando via con se anche il più piccolo accenno ad un briciolo di sanità mentale. Come mille zanzare impazzite che cercano di entrare, d'un colpo, nello stesso collo della stessa bottiglia di Jack Daniel’s.
Derubato di tutte le tue certezze, hai perduto la voglia di andare avanti. E indietro non si può tornare. Non bisogna MAI guardare indietro. Perchè chi si volta è perduto, e viene trasformato in una statua di sale. Fino o grosso, che importanza potrebbe avere?

PARTE TRE:
Non c'è alternativa. O salti o salti. Il pozzo è profondo, scuro e largo. Ma sai che gli orrori dietro di te sono molto peggio. Ed è allora che spicchi il salto. Imprecando, bestemmiando, maledicendo tutto quello che sei stato, ed allo stesso tempo perdonandoti. Cerchi contemporaneamente di redimerti e di condannarti. Salvarti e accusarti. Guarirti.
Ed infine guarisci. Guarisci da tutto quello che hai passato. Guarisci da quello che saresti potuto diventare. Ma non guarisci dal tuo passato, perchè quello è dentro di te, ed è stato proprio quello ad aiutarti a guarire.

EPILOGO:
La vita ricomincia. I mesi non trascorrono più via e basta, ma cominciano a farsi apprezzare nelle loro più piccole sfaccettature, come se avessero un significato recondito che solo tu riesci a capire. Che solo tu sei in grado di accettare.
Il cielo sopra di te è sereno. Non passa una nuvola. Ma il tuo animo è ancora turbato. Perchè sai, nel profondo del tuo cuore, che prima o poi sul tuo viso ricadrà una minuscola goccia, un piccolo fiocco di neve, e tutto quello che avrai fatto potrebbe sparire per sempre. Con te.
Ma la prossima volta sarai preparato. Con un ombrello sempre al tuo fianco.

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12 dicembre 2000
AMICO

Ricorda
impara
soffri
perdona
gioisci
esulta
pensa
colora
parla
vivi
sogna
rifletti
viaggia
urla
osserva
aiuta
ascolta
ammira
salta
ricorda
come se...
...tutto finisse domani.

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2 dicembre 2000
ROMANTICISMO AUTUNNALE

Siete mai stati bene, ma così bene, che quando vi alzate la mattina alle 6 anche se è ancora tutto buio riuscite a vedere il sole? Come se la luce non provenisse dal mondo che è là fuori ma piuttosto da dentro di voi?
Avete mai provato una sensazione di calore immenso, di predisposizione al buonumore, di affabilità assoluta, che vi avvolge tra le sue braccia e vi accompagna per giorni e giorni, e non vi vuole lasciare da solo? É come quando smette di piovere. Il sole torna a splendere su immense distese di Prati (stranamente Verdi) e una musica romantica inizia rapidamente a diffondersi per l'aere. Non riuscite proprio ad arrabbiarvi, e anche se vi sembra che qualcosa possa andare storto non vi porgete la vostra attenzione, perché i Cagnolini stanno abbaiando garruli e gioiosi. Nonostante l'autunno oramai avanzato, con il freddo che cade sulle membra e vorrebbe avvolgere anche il cuore, è come ritrovarsi in un'oasi di pace sperduta in un deserto di tranquillità. Da soli, ma allo stesso tempo in mezzo ad una marea di gente.
Avete mai ascoltato un disco lento, caldo, piacevole, non per forza fatto di sole ballad, un disco che vi riempie l'animo di buoni sentimenti e di voglia di fare, fare, fare, fare qualsiasi cosa perché tanto vi farà stare bene? E nel frattempo sapete dentro di voi che amate tutto il mondo, e che nessuno potrà mai fare nulla per scalfire un equilibrio mentale così faticosamente raggiunto, una cima così alta che nessuno potrà mai nemmeno tentare di insidiarla?
La musica, il Metal, a volte può aiutare a raggiungere questa cima, sollevando lo spirito a avvolgendolo in spirali di musicalità che normalmente ci sarebbero escluse. Non è un alpinismo per menti iraconde, ma lo è sicuramente per menti sensibili, anche tristi, sicuramente romantiche. E più si raggiungono abissi di tristezza più si prenderà la rincorsa per salire più in alto, con il Metal in sottofondo che spinge, e spinge, finché non riusciremo a raggiungere la nostra cima, la nostra vetta personale dalla quale nessuno riuscirà a raggiungerci.
Una volta lassù, in mezzo alle nuvole e ad aquile che volano felici e solitarie, vedremo intorno a noi innumerevoli altre montagne, un'infinita distesa di monti con in cima a ciascuno un'altra persona. E dal nulla, tra quelle nubi, inizierà a crescere una musica profonda, profondamente Metal, o profondamente Chissaccosa, che scioglierà anche quel poco ghiaccio rimasto tra quelle tenere rupi e si spargerà per le valli, costeggiando fiumi e boschi, fino a raggiungere anche coloro che sono ancora in fondo, e guardano con malcelata invidia verso l'alto.
Prima o poi toccherà anche a loro provare quelle sensazioni, prima o poi tutti conosceranno quel piacere immenso. Prima o poi.
Vi voglio bene a tutti. Sul serio.

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