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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
29 Dicembre 2004
TRE GIORNI PRIMA

Ho sempre percepito la venuta di Capodanno con tre giorni di anticipo. Non guardando il calendario per la prima volta il 29 dicembre. E nemmeno avvertendo una strana sensazione di gioiosa novità nell’aria. È molto più semplice. Ho 39 di febbre.
Ci sono stati anni in cui questa maledizione è sembrata venir meno. Ricordo il lontano 1997, quando riuscii ad uscire con alcuni compagni del liceo e avviarci alla volta di Genova. Sul più bello, mentre percorrevamo Corso Europa, ci siamo trovati esattamente in mezzo ad una nevicata, senza le catene a bordo. Né noi, né le macchine davanti a noi. Bloccati. E abbiamo stappato lo spumante in mezzo ad automobilisti sconosciuti.
Nel 1998, neanche a dirlo, ero nuovamente in preda del delirio della febbre, e ho salutato la venuta del nuovo anno con una maratona Star Wars, tutta mia. Dopo lo scadere dell’ultimo rintocco del terzo film, ero convinto di poter riuscire a raggiungere il letto semplicemente usando la Forza. Semplice. Mia madre mi ha trovato il mattino dopo, accasciato sul divano in sala.
Il 2001 sono riuscito a trascorrerlo in Piazza Matteotti, subito sotto Palazzo Ducale. C’erano i New Trolls che suonavano, se non ricordo male. Ero anche in dolce compagnia. Abbiamo passeggiato serenamente per i vicoli di Genova, evitando ragazzetti che ci offrivano una rosa o del fumo. Due ragazzi ci hanno offerto una rosa. Sette ci hanno offerto del fumo.
Gli anni successivi ho dato l’addio alla nostra bella città, e ho preferito dirigermi verso luoghi montani, passando il Capodanno in compagnia di amici liguri, anche loro in trasferta. Ci siamo divertiti, e stranamente non sono stato male. Ma come tutte le maledizioni che si rispettino, sono tornato al punto di partenza… oggi ho 39 di febbre.
Avevo già iniziato ad interessarmi a cosa sarebbe successo a Genova quest’anno. Avevo mia sorella che spingeva per tornare in montagna. Avevo degli amici che suonavano in piazza a Rapallo. E invece niente. Niente di tutto questo.
Niente musica per le piazze dei vicoli. Da Piazza San Giorgio a Caricamento, dalle Erbe al Ducale, da Galleria Mazzini a Largo Dodici Ottobre. Mi perderò tutti questi appntamenti. Niente megafesta al MazdaPalace. Niente Splindeparì a Rapallo. Niente visite allo Shakespeare Cafè, o al Madeleine, o ancora al Lebowsky. Niente.
L’unica cosa a cui posso aspirare, quest’anno, è un’altra maratona cinematografica, che disputerò per la seconda volta sul divano di casa mia. Un gatto che fa le fusa in grembo, un camino acceso a lato. E niente spade laser, quest’anno. Voglio essere sicuro di riuscire a raggiungere il letto…
…ma voi che non percepite il Capodanno con tre giorni di anticipo, voi che avete ancora possibilità di scegliere, sapete che cosa dovete fare. Dovete uscire per strada. Non importa quale sia, la scelta è vostra. Strada, vicolo o piazza, in fondo è lo stesso. Uscite e brindate alla fine di quest’anno della Cultura, brindate alla venuta del 2005, brindate a quello che volete. Brindate anche un po’ per me, se ne avete voglia.
Io prometto che parlerò bene di voi a Saruman il Bianco, mentre mi condurrà verso il letto.

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