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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
27 Aprile 2009
GIORNI

Ci sono giorni in cui tutto sembra susseguirsi allo stesso modo.
Sveglia la mattina, con una canzone alla radio che dovrebbe svegliarti ma che non ottiene altro risultato se non quello di farti restare ancora sdraiato per poterla sentir finire. E anche la canzone successiva. E quella dopo ancora. Una doccia veloce, per poter recuperare il ritardo accumulato durante quei piccoli, sparsi, rilassanti venti minuti di relax, e poi una colazione frugale prima di uscire di casa. Un breve tragitto in macchina fino ad arrivare sul posto di lavoro, dove i colleghi ti salutano e poi tutto inizia. Una pausa per pranzo, alla stessa ora, ogni giorno. Ancora un pomeriggio dietro al computer, fino al ritorno a casa. Cena con quello che si trova in frigo, e mille pensieri che continuano a rimbalzare per la testa. Serate di riposo che si alternano a serate di lavoro, senza la possibilitÓ di uscire con gli amici, perchŔ sono a chilometri di distanza. Tanti chilometri. Due ore e mezza di chilometri, se si conta il traffico serale. Quindi, a letto non appena la stanchezza arriva a bussare all'uscio.
E' quindi nuovamente mattina, e la sveglia suona nuovamente altre canzoni per cui vale la pena di restare ancora ad ascoltare fino alla fine. Il ritardo stavolta Ŕ minore, e mi godo di pi¨ quei minuti in cui l'acqua scivola sul mio corpo. Mi faccio la barba, come tutte le mattine. Colazione, breve viaggio in macchina, saluto alla ragazza alla reception che oggi ha lo sguardo felice, e poi si lavora. C'Ŕ una consegna, questa settimana. E anche la prossima. E ce n'era un'altra quella prima, ora che ci penso. Il computer non permette un attimo di distrazione. Il pranzo si perde in chiacchiere di lavoro, e ancor prima che me ne accorga Ŕ subito sera. Una spesa veloce prima di tornare a casa, per non veder piangere troppo la credenza. Stasera non ho voglia di cucinare, credo che ordiner˛ una pizza. E le provviste che ho comprato andranno ancora bene domani, no? Passano le ultime ore, e Morfeo arriva. Bentornato, entra pure.
Un'altra mattina inizia.
Ma sono veramente uguali, queste giornate?
In realtÓ, per niente. Dal momento in cui apro gli occhi, la canzone che mi sveglia Ŕ come un indizio per capire quanto particolare sarÓ il giorno che ancora deve srotolarsi davanti ai miei incerti passi. E' un piacere, veramente un piacere, dover fare di fretta alcune cose se soltanto riesco ad ascoltare fino alla fine quelle note che tanto sollievo riescono a donare alla mia anima. Ed anche il viaggio in macchina, in fondo, Ŕ tutto tranne che monotono. Quante volte mi sono trovato a cercare di fare strade secondarie o che non conosco nemmeno, rischiando di perdermi in questa pianura padana che potrebbe condurti da qualsiasi parte, soltanto distraendosi un attimo; ma alla fine, riesco sempre ad arrivare a destinazione, e sempre per tempo. Il paesaggio tutto attorno mi appare ogni giorno differente: ho scoperto solo un mese fa che c'Ŕ un maneggio di cavalli proprio lungo la strada che faccio tutti i giorni. Curioso, probabilmente i cavalli hanno orari molto pi¨ flessibili dei miei, o si nascondono al mio passaggio, chissÓ; forse sono dei cavalli burloni, che ogni tanto decidono di nascondersi agli occhi dei passanti, per chissÓ quale loro scherzo beffardo. Quando finalmente entro in ufficio ed accendo il computer, mi rendo conto di come il mio lavoro sia veramente poco monotono, e di come scambiare battute con qualcuno vicino faccia scorrere il tempo in maniera completamente indipendente dalle lancette che continuano a segnare l'ora sbagliata sul mio orologio. La mattina finisce, e mi sento come se la giornata fosse appena iniziata, come se tutto quello che ho fatto finora non fosse altro che il preludio alle ore che devono ancora presentarsi. Piacere mio, spero di non deludervi. L'ora di pranzo svanisce in due morsi e tre passi, sotto il costante dialogare sul significato della vita, sulla profonditÓ del colore del vento, e sul domani che appare sempre meno incerto. Rientro in ufficio. Lo sguardo torna a rivolgersi a tutte quelle righe di codice che non aspettano altro. Gli attributi delle tabelle sembrano salutarmi mentre il cursore del mouse scorre veloce sopra di loro, e le funzioni non aspettano altro che di essere chiamate per nome per svolgere il loro dovere. Arriva sera, e la stanchezza per essere stato con gli occhi davanti al monitor tutto il giorno inizia a farsi sentire. Torno a casa, e faccio alcune telefonate per sentire la voce di qualcuno che non mi Ŕ possibile incontrare fisicamente. Quattro chiacchiere, qualche racconto, pensieri che si sciolgono. Ho ancora il tempo per suonare un poco, o scrivere, o disegnare. Ho ancora il tempo per sognare. Ho ancora il tempo per lasciare la mia mente vagare libera al di fuori di quelle luci che mi tengono compagnia, oltre queste pareti chiare ed il rumore delle macchine che sfrecciano lentamente nelle strade bagnate, al di fuori. Quando finalmente mi corico, i miei pensieri sono stanchi e non chiedono altro che di essere cullati fino al risveglio tra qualche ora.
Sono veramente uguali, tutte queste giornate?
No. Mi rendo conto di essere fortunato. Mi rendo conto che potrei chiedere veramente molto poco, oltre a quello che giÓ ho. E mi rendo conto che, in fondo, l'unica cosa che mi manca sei veramente tu.

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