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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
25 Gennaio 2009
OMBRE

"Come prevedevo, autostrada deserta; sarebbe stato un viaggio stupendo, se non ci fosse stata nebbia: sembrava di guidare in una sala fumatori, con le strisce bianche per terra ad indicare i cessi... sarà stato per questo che a Busalla avevo già la vescica gonfia!"

Il viaggio è finito.

La nebbia sale da ogni parte, tessendo la sua tela di trasparente inconsistenza nel buio della notte. Le macchine scivolano attraverso di essa, lentamente, con tutte le luci disponibili accese, quasi vogliano tracciare un percorso invisibile che invece scompare dietro ogni curva. Dietro ogni albero. Dopo ogni galleria. La nebbia abbraccia silenziosa tutte quelle luci che appaiono e scompaiono, mentre dolci note allietano il viaggio dei pochi che pensano di mettersi in viaggio dopo mezzanotte, sperando nella clemenza del traffico. Che infatti arriva, ma con quella clemenza arriva anche lei. Di soppiatto, lei arriva senza avvisare. E tutto scompare immediatamente. Lei è venuta per ovattare tutto. Lei è venuta per spezzare le ombre che anche di notte faticano a scomparire. Mostrate rispetto. Inchinatevi, di fronte a lei. Prostratevi, di fronte alla nebbia.

E le ombre scompaiono, per cedere il posto a tutte le paure che tenete nascoste dentro il cuore. Le ombre spariscono, e a nulla serve cercare di illuminare a giorno quella grotta in cui vivete, quella grotta che vi dona sicurezza, quella grotta dalla quale osservate il mondo intero. Alzate invano tutte le luci che avete a disposizione, ma non serve a niente: più luce cercate di fare, più restate accecati dai vostri vani tentativi. Smettete quindi di proiettare su di me le vostre ombre, sperando che io mi comporti come agireste voi. Io non sono con voi in quella caverna piena di ombre in cui vi siete rinchiusi, e dalla quale proiettate tutte le vostre paure, le vostre speranze, le vostre ansie. Io non sono con voi, e a nulla serve credere che tutto il mondo sia paese. Palese menzogna. La gogna vi aspetta, nell'oscurità alle vostre spalle che striscia, e che si avvicina sempre di più.

Restate fermi. Immobili. Non cercate di muovere un muscolo. Anche aprire la bocca per sputare sentenze è un crimine in quella grotta, perchè le labbra producono ombre, e quelle ombre restano scolpite nella pietra e non svaniranno domani. Tra qualche anno, tra qualche centinaia d'anni, chissà, forse non saranno altro che polvere sul fondo di quel terreno roccioso, su cui altri piedi poggeranno e lasceranno le loro orme destinate ad arrugginire come già le vostre prima. Restate fermi. Ogni movimento non sarà altro che un tentativo di muovere quei fili da burattinaio che nemmeno possedete, e che vi rendono goffi come un cieco di fronte ad un cartello stradale. Immobili. E' l'unica speranza che vi resta, prima di essere giudicati e giustiziati dal tempo tiranno che non conosce pietà, il tempo che non si concede tregua. Restate fermi. Ovunque voi siate, respirate sottovoce: anche un sussurro è un grido per una pulce, e una pulce salta molto meglio di voi.

Tutte le macchine rallentano, in quella bianca illusione divenuta realtà. Le luci, tutte quelle luci che fino a qualche metro prima erano una traccia indiscutibile che mostrava il cammino da percorrere, diventano improvvisamente un unico alone indistinto. La nebbia avvolge tutto, e sembra voler rapire i colori verso il freddo cielo della notte, come se fossero una flotta di malsani marziani che abbandonano il pianeta dopo una cocente delusione. Nulla è come si aspettavano. Niente li ha soddisfatti, e a loro non resta altro che piangere. E così fanno, si abbandonano al pianto, un pianto silente e allo stesso tempo assordante. Sulle differenze che li separano da quel mondo che vorrebbero esplorare ma che non riescono nemmeno a comprendere. Sulle lacrime che fuoriescono dai loro corpi ma che rinnegano l'istante successivo che si sono frantumate in terra. Su loro stessi. Stanno abbandonando le speranze perchè non riescono a concepire quella realtà che per loro è aliena. Una realtà impensata. Un'ombra che si muove di vita propria, e senza seguire le loro indicazioni, i loro dettami, i pensieri che hanno sempre ritenuto corretti e che si sono rivelati corrotti. Lo spazio li attende, e sanno che non posso fare altro che tornare alla loro dimora. Non possono fare altro che rifugiarsi in quelle certezze che si sono costruiti ad anni luce da qui, e che qui non valgono. Non reagiscono ai loro stimoli. Non esistono. La strada di fronte a loro è ancora lunga, ma...

...il viaggio è finito.

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