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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
27 Agosto 2007
L'AUSTRIACO E IL CAMMELLO

Mi sveglio rintronato e con un leggero mal di testa: sono i sintomi di una leggera indisposizione che mi trascinerò dietro per tutto il giorno. Mi accorgo con profondo disappunto che le pareti dell'albergo sono veramente fatte di carta velina, dal momento che riesco a sentire perfettamente tutto quello che succede al di là del muro, ed in corridoio. Scendo a far colazione, dopodichè mi dirigo alla reception ove vedo una ragazza che ieri sera non c'era. E anche piuttosto piacente.
Bitte?
Salve, vorrei pagare il conto...
Oh, scusi, l'avevo scambiata per un austriaco...

Sorrido di convenienza e saluto la proprietaria con cui avevo già scambiato due parole ieri. Parto per il passo di Mauria e proseguo fino a Cortina d'Ampezzo sulla statale 51, abbandonando quindi la Carnia. Procedendo lungo la strada vedo uno strano cartello con la coda dell'occchio. "Tornate dal saggio cammello". Devo avere le allucinazioni. Eppure non mi sento così male. Era un cartello normale, quadrato, con sfondo bianco. Scritta nera, credo. Mi rendo conto di averlo letto in fretta, ma... ok, facciamo che aspetto di vederne un altro prima di trarre conclusioni affrettate. Non sono pazzo. Passano dieci minuti di panico. "Tornate al dosaggio normale". E il cammello dov'è finito? Misteri. Non ne capisco ugualmente il significato, ma almeno so cosa vi era scritto. Peccato, la prima versione era più divertente. Libero dalle paranoie, devio quindi per Dobbiaco, poi mi dirigo verso Brunico in val Pusteria, Bressanone e infine Bolzano. Qui mi fermo a pranzare in un locale lungo la via. Caruccia la cameriera.
Bitte?
Salve, vorrei un panino..
Mi perdoni, mi era sembrato un austriaco...

Le concedo la mia presenza fino al caffè, che purtroppo non si rivela negli standard della sufficienza. peccato. Riparto e mi sposto quindi in direzione di Merano, e poi dritto in val Venosta verso il passo dello Stelvio. Mi inerpico lungo la strada, tornante dopo tornante (una quarantina, per dio), fino a giungere a 2760 metri sul livello del mare. Faceva più freddo che nelle Grotte di Frasassi: sulla vetta vi erano solo 11 gradi. Peccato che il tempo fosse nuvoloso, perchè non mi ha permesso di godere appieno del panorama. Ridiscendo in Valtellina (un'altra trentina piena di tornanti) e mi dirigo verso Sondrio, e poi abbraccio il lago di Como, sul lato sinistro. Lo costeggio praticamente tutto, con calma, ammirandone il paesaggio e soffermandomi di tanto in tanto. Sono nel frattempo giunte le 19 di sera, ed inizio quindi a cercare un posto dove passare la notte. Scarto l'ostello perchè nonostante volessero solo 15 euro a notte, avrei dovuto dormire in una camerata gigantesca e non ne avevo affatto voglia: piuttosto la tenda. Vedo quindi lungo la via un albergo con la scritta Giardino. Mi fermo. Il contachilometri parziale segna 500.
Bitte?
Ehm, salve, vorrei sapere se avete una camera singola per stanotte...
Oh accidenti, mi scusi, ma dall'aspetto l'ho confusa con un austriaco...

Mi rinfresco, mangio una pizza veloce e torno in camera. Inizio sinceramente ad odiare l'Austria... e le ragazze alle reception. Soprattutto quando sono carine.

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