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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
10 Gennaio 2005
PAGINE VUOTE - NOTA BENE

Tutti l’avevano cercata, in passato. Tanti l’avevano usata, nel corso degli anni. Pochi avevano saputo volerle bene.
Condannata a non poter mai viaggiare da sola, la Nota era finita sugli spartiti più disparati, dalle più pregiate opere liriche alle peggiori e banali canzonette pop. In accordi maggiori e minori, di settima o diminuiti, non c’era musicista che non si fosse piegato a lei. Anche i Modena City Ramblers, ne "la legge giusta", avevano tessuto il tappeto dei ricordi di quanto successe a Genova nel 2001, grazie a lei. L’argomento era ostico, ma il risultato eccellente. E le era piaciuto.
La faceva sentire un fine, più che quel mezzo che tanti l’avevano sempre considerata. Una parte integrante della melodia della vita, e non un semplice segno nel pentagramma dell’esistenza. Questo, nota bene, era tutto quello che chiedeva. Niente altro.
Aveva visitato tante città, visto innumerevoli paesi e soggiornato su infinite pagine vuote di spartiti inconclusi, ma le era sempre piaciuto il clima artistico che era riuscita a respirare proprio a Genova. Da Gino Paoli a Fabrizio De Andrè, passando per il figlio Cristiano e finendo alla moltitudine di gruppi sconosciuti che sputano sangue per riuscire ad emergere e pubblicare finalmente la propria musica, la Nota adorava l’aria musicale che respirava in quella città soffocata sul mare dai propri monti, con i suoi vicoli ispiratori da una parte ed i forti settecenteschi dall’altra, e quella fatata lanterna che sorveglia il mare ammiccando benevola e curiosa alla sfera di Renzo Piano. E adorava ancora di più i locali dove veniva suonata dal vivo, nota bene, fosse presente o meno quel dialetto genovese che tanto la faceva sorridere. Una volta ricordava addirittura di essere stata utilizzata da Mina, nella cover di "ma se ghe pensu". Bello. Decisamente appagante. Praticamente magico. Adesso era sballottata con piacere da un Logo Loco vicino al centro commerciale della Fiumara ad un Milk nascosto e abbarbicato nei vicoli, da una tensostruttura affacciata sul mare ad un Senhor Do Bonfim sulla perenne e romantica passeggiata di Nervi. In tutti questi posti, la Nota viveva alla giornata in compagnia di accordi rock e dark, pop e metal, folk ed elettronici, e si sentiva finalmente venerata ed appagata, soddisfatta ed onorata di far parte di quella vita musicale.
Quello che ancora non sapeva è che da lì a poco, nota bene, sarebbe entrata a far parte di un altro, nuovo e magico, locale. Sarebbe rimasta affascinata ancora una volta dalla musica, dai giovani muri, dai semplici gestori, e dai gruppi che vi avrebbero suonato. Ma soprattutto, più di ogni altra cosa, sarebbe rimasta estasiata dal bancone. Il suo bancone.

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