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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
11 Maggio 2009
CESENATICO

Un altro anno è passato.
Cosa resta [adesso] di quattro giorni trascorsi a Cesenatico, ad organizzare gare di matematica? Istantanee confuse nella mente, immagini ferme che non sbiadiranno domani, ricordi e sapori di tutte le ore di veglia. Ore che non sono affatto poche, visto che s'è dormito pochissimo. Ha senso, adesso, cercare di scrivere un resoconto della trasferta? Non credo, non so, in realtà forse non voglio nemmeno. Ma penso che non riuscirò a dimenticare facilmente alcuni piccoli dettagli, che si annideranno silenziosamente in qualche spigolo della mia memoria per poi fare capolino nei momenti più inaspettati. E io non potrò che gioirne, estasiato e rilassato.
In ordine puramente casuale, lasciate quindi che scriva [nero su bianco] qualche spruzzo di nostalgia:
- un viaggio in macchina, e la scoperta di avere il climatizzatore rotto, subito prima di tre ore sotto il sole;
- la cena a buffet in cui ho mangiato tripla razione di ogni porzione e pietanza;
- la caduta da un carrello della spesa durante l'allestimento della palestra;
- le risate fino alle lacrime di ogni sera, prima di addormentarmi;
- una scatoletta di tonno;
- la macchina che mi ha tamponato uscendo da un parcheggio;
- una splendida e rilassante serata conclusasi al freddo, a parlare di progressioni matematiche;
- la torta della nonna ad ogni pasto, colazione inclusa;
- la scoperta che non so più palleggiare a pallavolo, ma mi lancio a terra ugualmente;
- "la prossima volta, tocca a te";
- l'importanza di avere un phon in camera;
- una squadra di rumeni, non così imbattibile come taluni credevano;
- i ricordi delle mie invidiabili conoscenze geografiche;
- lo studente che consegna i propri problemi, mangiando affabilmente;
- sei fischietti inutilizzati;
- un ascensore dalle porte dotate di coscienza propria;
- l'inserimento dei nomi improbabili delle squadre del pubblico, dopo mezzanotte, su di un mac privo del tasto destro;
- un frisbee della Guinness che ho invidiato tantissimo;
- insegnare come evitare una coda davanti a più di cinquanta persone affamate;
- la commessa di Buffetti che si ricorda di noi ad un anno di distanza;
- l'importanza di suonare un pianoforte per primo, quando ancora nessuno ascolta;
- pronunziare "i see dead numbers" dopo tre ore di gare;
- le magliette viola dello sponsor;
- lo spazzolone gigante della RAI;
- il Nazgul più insospettabile di tutti;
- la bottiglia di Ceres [Top, vabbè] ricoperta di nastro da pacchi;
- la sveglia che si spostava indietro di un'ora, ogni giorno che passava;
- l'allergia onnipresente che ancora mi tiene compagnia;
- la quasi assenza di un benzinaio;
- settantatre squadre, di altrettante scuole;
- una vegetariana che ordina pesce per cena.
Lo so, avrei potuto cercare di scrivere un resoconto divertente e vagamente struggente, con tutti gli spunti che ho solamente elencato qui sopra, ma... per una volta, ho preferito lasciare che sia la memoria a fare da collante per tutto. La memoria e le sensazioni che, rileggendo ogni singolo elemento che ho appena scritto, mi assalgono e mi cullano in questi ultimi minuti di veglia. E so che lo faranno ancora nei tempi a venire.
All'anno prossimo.

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