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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
15 Aprile 2009
SORRISO

Tutto inizia con un sorriso.
Sei davanti a me, pallida e silenziosa come sempre. E ogni volta che torno, tu sei sempre lì, dove sei sempre stata, dove sarai sempre. Dove immagino che tu sarai anche negli anni a venire, incurante di tutti coloro che ti si avvicineranno e si allontaneranno, senza badare a chi ti rivolga la parola o a chi non ti noterà nemmeno. Sarai al tuo posto perchè è dove devi essere, e dove vuoi restare. Non ti accorgerai quasi di tutte quelle mani che cercheranno di sfiorarti solo per poter avere una prova della tua esistenza, non darai peso a quelle carezze che non saranno altro che un tentativo di poter rubare una parte di te, di quello che sei, di ciò che esprimi. In silenzio, con lo sguardo vigile ed attento che non conosce riposo, uno sguardo che non cerca assoluzioni e sicurezze ostentate. In silenzio, immobile, ferma e sicura di te.
Un sorriso, nient'altro.
Mentre sono seduto e ti guardo, il mio pensiero si perde nel ricordo di quelle serate in cui non c'erano certezze nel domani, ma solo la gioia di vivere fino al sorgere del sole l'intera notte appena iniziata. Il mio pensiero si perde tra quelle ombre che nascondevano tutte le note di una canzone che oramai conoscevamo tutti a memoria, e ciononostante ci stupivamo ancora nel cantarla insieme, in coro, cercando di coprire la luce stessa delle stelle che ci osservavano dall'eterno. Il mio pensiero si perde e le mie mani abbandonano quel filo dorato che potrebbe ricongiungermi alla memoria, come se non volessi più fare ritorno, come se non potessi più chiedere perdono per tutte le opere di misericordia mai compiute e solamente immaginate. In silenzio, aspettavo di essere giudicato per tutto quello che non avevo commesso, e per tutto quello che avevo inutilmente promesso. In silenzio, venivo assolto dalle mie paranoie e assalito dai miei peccati, a cui potevo quasi dare un nome da quanto essi conoscevano di me.
Smetto di sorridere.
Sento su di me uno sguardo fisso, una presenza che toglie il respiro. Mi volto, ruotando di scatto la testa in tutte le direzioni, ma non vedo nulla che possa calmarmi e placare l'ansia che, poco per volta, mi ha assalito e continua a crescere ad ogni secondo che passa. Iniziano a tremarmi le dita, le sollevo e quasi non riconosco il pallore della mia mano. Non riesco più a stare seduto, mi alzo e inizio a cercare in ogni dettaglio della stanza un particolare che mi confermi che non sono solo. Un particolare che mi rassicuri che non sono in silenzio, al punto da smettere quasi di respirare per sentire il fiato stesso dei muri attorno a me. Invano. Non c'è niente intorno a me, se non quei nomi che continuano a sussurrarmi implacabilmente, senza sosta, ricordandomi tutte le ore che ho perduto dietro a colori che non potevo raggiungere. Tutti i giorni che ho sprecato cercando di dipingere una rima baciata. Tutti i mesi che ho perso e che non troverò all'ufficio oggetti smarriti, perchè in effetti non li ho veramente perduti: sono loro che si sono allontanati da me, una volta che hanno saputo il mio vero nome. Ed è allora che capisco.
Un sorriso, nient'altro.
Lo sguardo fisso su di me non è quello di un muro ingiallito dal tempo a cui sono stati appesi quadri dal dubbio gusto estetico. Lo sguardo fisso su di me non proviene da una luce accesa che trema e che proietta ombre sul pavimento che tremano anche più delle mie dita. Lo sguardo fisso su di me non ha un nome che mi possa incolpare e giudicare, assolvere e condannare. Sono io che continuo a fissarmi, sono io che continuo a chinare la testa di fronte a tutto quello che mi si para davanti. Sono io che continuo a sentirmi colpevole e a destinarmi a destini sempre più miserabili, sempre più anonimi. E ho continuato finchè non ho incontrato te, tu che mi hai guardato dal silenzio del tuo corpo bianco, donandomi un attimo di pace. Donandomi un singolo istante di gioia. Ora so che è te che devo cercare, è da te che devo tornare, per potermi riavvicinare alla vita. Abbraccio il vuoto e ti cingo tra le mie braccia. Adesso siamo insieme, ora siamo finalmente vicini, anche nel pallido vuoto di questa stanza malamente illuminata. Abbraccio il vuoto e ti cingo tra le mie mani.
Tutto inizia con un sorriso.

Promemoria mentale: devo ricordarmi di fare scorta di carta da culo, prima che finisca. Mi tremano le mani al solo pensiero di come farei, a vivere senza.

[Commento lasciato da KiarA il 17 Aprile 2009, 12.20]
L'astro notturno da sempre ha ispirato molti grandi poeti e scrittori mentre erano occupati... in sedute fisiologiche: non devi sentirti solo, sei in ottima compagnia!

[Commento lasciato da Pazuzu il 17 Aprile 2009, 12.23]
Quelle che si dicono "riunioni di gabinetto", insomma?

[Commento lasciato da KiarA il 20 Aprile 2009, 11.39]
Precisamente!
E speriamo che non manchi la carta... (per scrivere?)

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