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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
Febbraio 2003

26 febbraio 2003
PENSIERO

Più ci penso e più mi convinco che quello che sto facendo sia la cosa giusta. Continuo a prendere, per modelli di vita, strumenti di tortura che non esistono se non nella mia mente che nulla vuole se non un briciolo di pace da tutto quello che sente. Da tutto quello che prova.
Che cosa darei per poter essere sereno anche un solo giorno. Una sola ora. E invece tutto quello che mi sembra essere un traguardo da raggiungere sfugge via come se non fosse mai stato a portata di mano, ed io mi ritrovo sempre qui a piangere addosso a tutto quello che potrei essere e ovviamente non sono. Oramai il muro che mi sono costruito attorno è sempre più spesso, è sempre più alto, è come una diga indistruttibile che non mostra segni di cedimento nemmeno sotto il peso di un fiume in piena come un cuore malato. Il mio cuore malato. Malato d’amore? Quella che potrebbe essere la cura di tutto ed invece risulta essere soltanto l’ennesimo male, la solita storia che si ripete sempre diversa ma allo stesso tempo sempre uguale. Cosa potrà mai fare la differenza? L’amicizia?
Volgo i miei ultimi pensieri alla notte, da sempre portatrice di consiglio e pace, sperando in qualcosa di più da qualche ora di semplice e puro sonno ristoratore. Spero in risposte che non dovrebbero venire nel sogno, perché sono anni che oramai mi sono abituato a vivere di sogni. Sarebbe ora di svegliarsi. E quale potrebbe essere il momento migliore per farlo, se non prima di andare a dormire?
Le risposte verranno da sole, ma un pizzico di accompagnamento temo che non farebbe male. Magari fosse poi un quartetto d’archi...

Esiste una differenza tra me e un salice piangente. Io non sono verde.

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10 febbraio 2003
COMPUTER

Prendete un computer. Accendetelo. Immergetevi completamente in esso. Vi si aprirà un mondo virtuale che vi ammalierà, vi sussurrerà parole dolci, vi coinvolgerà fino ad un punto che non avreste mai creduto possibile. Un po' come quando, da piccoli, avete provato per la prima volta a sciogliere un ghiacciolo sulla punta della lingua, scoprendolo con gioia fresco e pungente. Un po' come quando, da piccoli, siete riusciti per la prima volta a stare in equilibrio su quella bicicletta che guardavate con timore e reverenza sfrecciare sotto il controllo di amici più grandi di voi. Un po' come quando, da piccoli, avete scoperto il piacere del ritorno a casa dopo una giornata di scuola in cui tutto vi era andato storto.
Ora siete voi ed il vostro computer. State comunicando. Lui vi sta proiettando tutto il suo mondo di verità e promesse che nessun altro sarebbe in grado di mantenere, un po' come un dio novello che incanta i suoi discepoli nell'ora della sera. Voi siete lì, spogli dinnanzi alla sua potenza e al suo candore. Voi siete lì, a comunicare i vostri sentimenti ed i vostri desideri a qualcuno che non è altri che voi stessi. Voi siete lì, a rincorrere quei sogni che credevate di aver esaurito con la fine dell'infanzia.
Adesso staccate per un attimo gli occhi da quel paradiso terrestre che vi si para davanti. Staccate per un attimo gli occhi da tutto quello che vi si para davanti. Chiudeteli. Spegneteli come si spegne una lampadina nel momento in cui il sonno giunge alla fine di una giornata qualunque. Spegnete per un istante, ma solo per un istante, la ricerca dei vostri desideri. Anche quelli più intimi. E solo allora, spegnete anche quel computer che avete davanti a voi.
Spegnetelo, perchè non è in esso che troverete le risposte alle domande che trattenete dentro e smaniano di uscire. Non è in esso che si trova la vera vita, quella vita colma di sensazioni che credevate di aver smarrito in un oceano di giornate tutte uguali, egualmente monotone, ma allo stesso tempo rassicuranti. Non è in esso che riuscirete a specchiarvi e guardarvi per quello che realmente siete.
Voi siete la risposta a tutti i vostri quesiti, in voi risiede quella gioia e quel candore che credevate di aver perduto. Prendetevi un po' di tempo per pensare, e troverete tutte le risposte che vorrete. Magari anche qualcuna indesiderata. Ma sarà con occhi colmi di stupore che guarderete il mondo dopo un'immersione nel più profondo di voi stessi. E niente vi sembrerà più come prima.
Sarà allora che dovrete fare l'ultimo passo, quello più difficile. Quello più lungo. Abbandonate tutte le certezze che vi sarete costruiti giunti a questo punto, e distruggetele. Distruggetele come si distrugge una nuvola con l'avvento del sole. Annientatele dal profondo, e muovetevi. Dapprima i vostri passi saranno incerti, come quelli di un bambino che impara a sue spese quanto sia difficile camminare da soli. Poi inizierete ad essere sicuri. Infine correrete. E quindi correte finchè potete, correte finchè avrete fiato in corpo, correte finchè non starete per crollare inermi al suolo. Correte incontro alla vita. Correte incontro agli amici, incontro all'amore. Ma non azzardatevi a fermarvi come se aveste raggiunto la vostra agognata meta. Non pensateci nemmeno.
Sarà allora che dovrete imparare a tenere il passo, a continuare a correre anche quando vi sembrerà che il mondo stia andando più veloce di voi, anche quando crederete di essere rimasti gli ultimi a correre in una gara contro il mondo intero. Il premio in palio non è quella felicità che vi eravate illusi di raggiungere con metodi fittizi ed ingannatori. Il premio in palio sarà la serenità di essere in pace con voi stessi, ed allo stesso tempo in armonia con il mondo intero, quello stesso mondo che non sa nemmeno che voi esistiate. Ma non è importante. Non è del mondo che vi dovrete preoccupare. Perchè non sarà il mondo a potervi aiutare. Gli amici, sicuri e fidati, vi indicheranno la via. Voi la percorrerete fino in fondo, e se vi andrà bene troverete per strada quell'amore che non speravate di poter incontrare.
Prendete un computer. Spegnetelo. E lasciatemi ai miei amici, perchè la strada da percorrere è ancora lunga.

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9 febbraio 2003
SOLO

Spezzai tre aghi nel fuoco
per suggellare l’ardore
di pensieri immacolati
e gettati lontano,
ruppi tre fasci di spine
per ricordare il dolore
di una vita perduta
nel pianto rimpianto,
e persi tre spilli nella carne
in una serata gelata
dopo un brindisi dannato
con volti perduti
aspettando invano
un suono amico
che mai arrivò
aspettando invero
quel suono amico
che mi avrebbe svegliato
dal torpore sognato.

Ho scritto una parola di troppo
e pronunciato una frase in meno,
ho pensato una vita di fumo
e sono ancora qui.
Solo.

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3 febbraio 2003
ALI

Spezzami le ali
o falco nel nulla sperduto
e scivola nel blu
dei tuoi occhi dannati
prima che il sole risorga
e con lui le mie speranze
di riuscire a volare
anche senza le ali
di riuscire a volare
lontano da tutti i mali
fino al nero dei suoi occhi
che illuminano la notte
del mare infernale.

Spezzami le ali
perché ho scoperto oggi
che non mi servono più
per volare lontano
non mi servono più
se ho i suoi occhi
che vegliano su di me
e mi sorreggono sicuri
da ogni dubbio.

Spezzami le ali
o falco nel nulla sperduto
ho già trovato il mio aliante
per volare lontano
ho già trovato il sereno
per il mio mare divino.

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2 febbraio 2003
LEI

Prova a prendermi
o speranza di un amore sognato
e rincorrimi
finchè l’estate non svanirà nel tuo cuore
perché il gelo invernale
ha preso dimora in me
e non mi lascia andare
quasi neanche con il pensiero
a lei
a quegli occhi lucenti
e quel sorriso incantato
che bruciò mille cuori
appena fu forgiato
e spense mille incendi
quando fu domato.

Prova a prendermi
o speranza di un amore vissuto
e portami con te
su quelle nuvole lontane
al riparo dal mondo
e da tutti i suoi orrori
ma non da lei
dai suoi occhi lucenti
e da quel sorriso incantato
che ancora mi sogno.

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