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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
Ottobre 2004

30 ottobre 2004
PAGINE VUOTE - BAMBINO

Aspetta il domani con tutte le tue forze
bambino dimenticato dal mondo
perché finalmente vedrai esauditi
i tuoi più reconditi desideri
di infante dannato e condannato.

Quello che non sai è che
tutto il mondo ti ama e ti odia
allo stesso tempo
come se tu fossi un vecchio libro ingiallito
dalle infinite pagine vuote
e strappate dal tempo
che nessuno leggerà mai più.

Aspetta il domani con tutte le tue speranze
ma ricorda finchè sorgerà il sole
che sei solo su questa terra
e niente potrà cambiare
quella malinconia che ti porti dentro
come se fosse una condanna
alla morte per ghigliottina sotto sale.

È la tua vita quella che temi,
smettila di tremare a corri via.

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21 ottobre 2004
PAGINE VUOTE - INTRODUZIONE

Sono l’ultimo uomo rimasto sulla terra. L’ultimo vivo.
Intorno a me vedo camminare orde infinite di morti viventi, persone che si accalcano e si spingono per riuscire a raggiungere l’ultimo oracolo di vita che è stato loro promesso da qualche dio maligno e beffardo, per dar loro l’impressione di essere ancora vivi, per dar loro l’illusione di non essere già morti. Le strade ne sono piene. Camminano, parlano tra loro, comunicano nel loro linguaggio oramai a me ostile, ma non un pensiero pulito e genuino esce dalle loro menti, non un gesto è originato dalle loro vere volontà.
Ho paura. Ho paura a camimnare tra loro. Ho perfino paura a rivolgermi ad uno solo di essi, perché ho paura di essere riconosciuto come un "non morto", uno che non fa parte della loro realtà. Ho paura di tutte le conseguenze che potrebbero conseguirne.
Sono io ad essere ancora vivo? Credo di si. Penso, dunque sono.
Ma cosa sono? Analizzo tutti i miei pensieri più profondi, e scopro che vi sono ancora tutti quei dubbi e quelle paure che hanno sempre accompagnato la mia esistenza, da quando ricordo di aver avuto coscienza. Ho sempre il dubbio di non fare la cosa giusta. Ho ancora il dubbio di essere sempre io a sbagliare qualcosa, nei miei rapporti con le altre persone. Ho il dubbio di essere sempre io a sbagliare tutto.
Come sempre, mi rispondo che già l’avere il dubbio è importante. Vuol dire che almeno mi rendo conto che ho qualcosa che non va. Che potrei cambiare. Che potrei migliorare. E poi?
Sono proprio io ad avere qualcosa che non va? In fondo, sono l’ultima persona viva rimasta sulla terra. E per chissà quanto.
Scrivo queste pagine vuote nella speranza di riuscire, un giorno, a trasmettere un po’ di vita nello spirito di qualcun altro. Spero che veramente, prima o poi, le cose cambino e la realtà torni ad essere quella che è sempre stata prima di questo intimo apocalisse interiore.
È brutto essere soli. È triste non avere nessuno con cui parlare, nessuno con cui confidarsi. Ma che senso avrebbe parlare con dei morti camminanti? Tanto varrebbe, allora, assumere una lapide di cimitero come proprio psicoanalista personale. Almeno, starebbe ferma, lei. E otterrei da lei le stesse risposte che sono già dentro di me, che so già essere giuste.
In fondo, quindi, non mi posso certo lamentare dello stato delle cose. Sono ancora vivo, almeno.

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10 ottobre 2004
FINESTRA

Finestra aperta
che mi guardi di lassù
e lasci passare l’aria intorno a te
come io vorrei le mie emozioni
insegnami la via da seguire
e le correnti da temere
per non restare senza fiato
nelle serate solitarie.
Finestra chiusa
che impedisci l’ingresso al vento
ricordami di provare a dimenticare
quello che non voglio scordare
affinchè io non sia più
quella finestra aperta
attraverso cui tutti possono sbirciare.
Finestra aperta
chiuditi adesso
e resta immobile nonostante il vento
sferzi sulle tue persiane percosse
e arrugginite
dagli anni perduti che non torneranno.

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10 ottobre 2004
MILANO VS POTENZA

Quattro giorni e tre notti a Milano. Nove esami informatici da superare: cinque teorici e quattro pratici. Dodici persone da esaminare, e tre persone a farlo. Cinque computer a disposizione, dalle nove e trenta del mattino.
...
Esaminatore uno: "Avete domande da fare? È tutto chiaro?"
Studente uno: "Conosce mica qualche buona trattoria qui vicino?"
...
L’albergo che ci ha ospitato era lo stesso di luglio, quando avevamo seguito i corsi preparativi a questi esami. Una solo stella, nel centro di Corso Buenos Aires, ma decisamente confortevole. A parte il cuscino troppo alto, in effetti, che mi ha fatto svegliare cinque volte la prima notte, tre la seconda e ancora tre la terza.
...
Esaminatore due: "Togliete tutti i fogli dal tavolo... quelli lì che cosa sono?"
Studente due: "È roba mia."
Esaminatore due: "Cioè, scusa?"
Studente due: "È la mia posta personale... perché, la vuoi leggere?"
...
Non abbiamo praticamente vissuto per quattro giorni, sospesi com’eravamo nel tempo. Ore di studio si sono susseguite senza sosta nei caldi pomeriggi alberghieri, preparatorie per gli esami dei giorni seguenti, fino ad arrivare a scoppi di risate isteriche pensando a docenti uroni, figli ilegittimi di direttori universitari, debiti di gioco e donne lesbiche. Ore di studio che ci hanno portato a guardare il mondo con occhi diversi. Ore di studio che ci hanno portato a confrontarci con una cultura differente dalla nostra. Ore di studio che ci hanno portato stanchezza.
...
Esaminatore due: "Mi raccomando, fate silenzio, potete parlate solo per chiedere qualcosa!"
Studente uno: "Avete capito? Possiamo parlare solo per chiedere qualcosa."
Studente tre: "Ecco, appunto..."
...

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