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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
Ottobre 2002

8 ottobre 2002
SCHERZO ALLE MATRICOLE

Mi sono ritrovato spesso a pensare che senso avesse il rito, da molti ritenuto futile, dello Scherzo alle Matricole. Un'usanza che, almeno nel nostro Dipartimento, ha rischiato di scomparire negli ultimi anni ma che per fortuna, questa almeno č la mia opinione, ha saputo risorgere dalle proprie ceneri e tornare a nuova vita. Dico per fortuna perchč credo che sia uno dei pochi momenti in cui gli studenti si avvicinano, un poco di pių, a quello che č il mondo dei docenti. Non so se sia completamente vero, ma a me fa piacere pensare che sia cosė. Un grande spettacolo che unisce quelle due parti che normalmente, per un motivo o per l'altro, si guardano con malcelato disappunto per non dire di peggio. Chiamarlo semplicemente una "trovata goliardica" sarebbe un limite, e decisamente riduttivo. Cosė come mi sembra riduttivo cercare di raccontarlo a parole, cercare di imprimere nero su bianco tutte le sensazioni che sono state vissute in quel primo giorno di lezione, in quel mitico e irripetibile "primo giorno di scuola".
Dopo il successo riscontrato in seguito allo scherzo dello scorso anno, quello in cui alcuni minatori sbucavano fuori dalla botola in fondo all'aula 506 per essersi persi nella costruzione della metropolitana genovese, dopo una lezione introduttiva tenuta dal docente Alessandro Verri coadiuvato dall'assistente Mirko Innocenti, una lezione in cui i lucidi PowerPoint erano un vero e proprio indovinello della sfinge, dopo quel successo dicevo, ci siamo posti pių e pių volte la seguente domanda: "ma quest'anno, riusciremo a fare di meglio?". Curiosamente, l'idea non si č fatta aspettare troppo, e come tutte le divine ispirazioni ha iniziato a farsi strada nelle nostre menti dapprima come un rigagnolo che scende gių da una collina tranquillo, sperando di passare inosservato a quel fattore che vive di pastorizia lė vicino, poi č sfociata in un medio affluente e infine in un fiume in piena che, in seguito ad un'alluvione, si č riversato per tutte le strade che, si sa, portano sempre a Roma. E la nostra Roma č stato il concepire, creare e realizzare un nuovo laboratorio, il Software 3 (per gli amici SW3), esattamente lā dove un anno prima era celato il nascondiglio dei minatori dispersi.
Presi da divino fermento abbiamo quindi iniziato a riconfigurare e trasferire un enorme quantitativo di PC e MAC, che giacevano inutilizzati in magazzino da millenni (in informatica, si sa, le ere temporali sono molto relative), in quella che normalmente č la botola in fondo alla 506. Il tutto, ovviamente, dopo averla minuziosamente disinfettata e pulita da tutta la polvere che vi era germogliata da chissā quanti anni (anche la polvere, come l'informatica, segue un suo ciclo temporale molto relativo). E cosė č nato il nuovo laboratorio del DISI.
Ma non potevamo fermarci a questo espediente. Volevamo stupire, volevamo realizzare qualcosa di nuovo, qualcosa che avrebbe segnato le nuove leve per i futuri anni di studio. E' stato allora che abbiamo volto lo sguardo al cielo e, tra i flutti del nostro oramai straripante oceano di Roma, abbiamo capito. Facendoci aiutare da un paio di scale e 20 metri di cavo di rete, abbiamo installato nel controsoffitto della 506 un server di stampa con relativa stampante a modulo continuo (quelle che venivano usate 3 milioni di anni fa, ve le ricordate?), gestibile in remoto proprio dal neonato SW3. Eravamo soddisfatti, ma non ancora appagati.
Facendoci aiutare dalle nostre innate doti ingegneristiche, ed sfruttando le risorse della scuderia Ferrari di Mirko Innocenti, abbiamo preso un pannello bianco (quelli che compongono il controsoffitto dell'aula) e vi abbiamo ricavato una botola apribile tramite un complesso sistema di carrucole. Adesso, finalmente, eravamo pronti per concentrarci sulla stesura della lezione con cui intrattenere le matricole.
L'anno scorso ci eravamo fatti aiutare da un docente vero, e l'esperienza era piaciuta. Ovviamente, bisogna cambiare. E cosė abbiamo pensato a Maura Cerioli, e alle sue lezioni di lambda-calcolo. Non avevamo nemmeno bisogno di creare lucidi di difficile comprensione (per delle matricole, ovviamente...), cosa potevamo volere di pių?
E' dunque a questo punto che stendere il resoconto dello Scherzo vero e proprio diventa difficile, e confuso, perchč negli ultimi giorni (per non dire nelle ultime ore) sono state fatte cosė tante modifiche ed aggiunte al copione, che sarebbe ora impossibile menzionarle tutte. Ma non per questo rinunceremo a ricordare l'aula, che normalmente ospita 180 persone e in cui sarebbero dovuti stare circa 120 nuovi iscritti, stracolma e straripante di pubblico e comparse sparse tra la folla; non possiamo non menzionare la lezione tenuta magistralmente da Maura Cerioli e dal solito assistente Mirko Innocenti, mentre i tecnici Daniele Assereto, Cristiano Viacava e Alfredo Paolillo continuavano a movimentare la vita del SW3; come dimenticare l'ingresso in aula del fattorino Guido Guerceri, recante un carrello stracolmo di componenti da assemblare e una fiasca di bonarda da consegnare a una certa "Maura Cariola"; e l'ingresso in ritardo della studentessa Paola Bonetto, la visita dell'amministrativa Laura Montanari per schedare la damigiana, i gruppi di studenti e studentesse che continuavano ad entrare ed uscire, il compressore che esplodeva rumorosamente dal sottosuolo, le stampe che scendevano dal soffitto, l'arrivo dell'inalberato capo dei tecnici Stefano Bencetti, la definitiva e conclusiva caduta di floppy, cd e mouse vari dalla botola costruita nel soffitto.
E' stato un po' come una grande giostra in cui tanti volevano salire e tanti sono saliti, qualcuno anche a nostra completa insaputa, per il conseguimento di un risultato finale all'altezza delle aspettative. A realizzarlo ci siamo divertiti tantissimo, e spero che cosė sia stato anche per i tanti presenti. Il roboante sospiro delle matricole alle parole "non preoccupatevi, non vedrete lambda-calcolo..." ed il successivo applauso sono stati una vera e propria gioia per il cuore, che ha quasi faticato, a causa del frastuono, a sentire la fine della frase "...quest'anno". Non credo che potrei, a questo punto, aggiungere altro. Non senza l'ausilio delle, celate ma presenti, telecamere che erano nascoste in aula.
E' stato bello, in fin dei conti, riuscire a smentire tutti coloro che affermano che Roma non si affaccia sul mare. E un po' ci dispiace, sul serio, per quel fattore che si č trovato privato del suo rigagnolo, fonte di sostentamento per la sua vita fatta di pastorizia, ma speriamo con tutto il cuore che l'anno prossimo, di questi tempi, decida di fare due passi fino a Roma per nuotare un po' anche lui.

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