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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
14 Giugno 2004
GENOVA PER ME

Vi hanno mai chiesto che cosa vi piace della città in cui vivete?
Cosa vi piace di Genova?
Avete mai provato a cercare la risposta?
Le strade, le case, le persone, i vicoli stretti e abbarbicati l'uno sull'altro come se fossero polmoni privi del respiro, i motorini che vi sorpassano senza sosta uno dietro l'altro, le giornate piovose che causano sempre allagamenti in questa o quella zona, la parola "belin" che risuona gioiosa sulla labbra del primo ragazzino che incontrate, i locali in cui si può passare una serata in compagnia di amici.
Tutte queste. Ma soprattutto la gioia di vivere in una città che è sempre stata chiusa, per posizione geografica e per carattere, per stile di vita e per convinzione. Una città chiusa alle innovazioni, ai rapporti personali, e allo stesso tempo diffidente verso tutto quello che non conosce e non vuole conoscere. Come si fa a provare gioia nei confronti di questa chiusura? Non lo so. Ma so che è proprio questo, che mi affascina della mia città. Il sapere che si fa parte di un qualcosa che pochi altri possono condividere, l'avere la certezza che si possiede qualcosa che è solo nostro, che non può essere capito, e per questo lo difendiamo con la nostra chiusura mentale e fisica. Vivere a Genova vuol dire avere la consapevolezza di far parte di un qualcosa che ti circonda non appena metti piede in quei vicoli abbarbicati l'uno sull'altro, non appena ti trovi dentro una qualunque giornata piovosa, non appena vieni sorpassato da un motorino dietro l'altro.
Questa è Genova per me. Non solo fredde mura di forti decaduti e abbandonati, non solo voglia di isolamento delle persone che vivono in questa città da anni, non solo "creuze de ma" cantate da poeti mai veramente conosciuti, ma anche sensazioni ed emozioni che si riescono a percepire solo dopo anni di vita trascorsa sentendo quei "belin" agli angoli delle strade, sulle labbra del primo ragazzetto che incontrate, con i polmoni privi del respiro.
Avete mai amato una città?
Se la risposta è no, forse dovreste provare a passare da Genova. Se i suoi giorni siano tutti uguali, come canta Paolo Conte, non lo so. Ma so che quando arrivi al punto che ti manchi il fiato per una città, non puoi fare altro che apprezzare ogni singolo istante che trascorrerai in essa, e il tempo si perde con te. Con essa. Sparisce. E tu sparisci con lei. Fate parte di qualcosa che è solo vostro. Siete tu e lei. Nessun altro. Per sempre.
Questa, è Genova per me.

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