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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
15 Gennaio 2002
LA BALLATA DEL CUORE DI DIO

Narrami ancora
o menestrello fatato
e conducimi fin dove
tu sia o non sia stato,
affinchè la mia vista
possa essere appagata
e affinchè il mio cuore
abbandoni questa landa desolata.
Raccontami ancora
una delle tue storie
di vita vissuta
o solamente immaginata,
una storia tremenda
e allo stesso tempo serena
come quelle scogliere altissime
che si specchiano su di un limpido mare.
È la sola tua presenza
che porta benessere,
e la tua ostentata allegria
sull’essere e non essere,
la tua voce sopra tutto
e le note con lei,
oh, come vorrei che il tempo si fermasse
come vorrei che tu non ti fermassi mai.
Ma il destino ti è avverso
lo so e lo rimpiango
perché capisco la tua sorte
di eterno ramingo
condannato da un dio
mai amato e conosciuto
a vagare per la terra
senza fermarti un minuto.
Tu porti il nome della serenità
è scritto nelle tue parole
ma è un dono destinato
solo agli altri, solo a noi,
ed il tuo viaggio continua
tra una lacrima ed un sorriso
incurante del maltempo
e delle rughe sul tuo viso.
Narrami ancora
o menestrello fatato
una delle tue storie
di vita immaginata,
e ricordati di me
quando solcherai quel mare,
ricordati di me
dall’alto di quelle scogliere.

Questa è la storia
di un granello si sabbia
che un giorno decise
di essere qualcuno,
di voler contare qualcosa
e non semplicemente essere contato.
Ma la natura è sadica
e non sempre si ottiene
quel che si vuole
sperando soltanto
che le cose cambino
prima che cambiamo noi.
E così il granello
sommerso nel deserto
non venne notato da nessuno,
perché la diversità
era solo nella sua mente,
era solo nel suo cuore.
Passarono gli anni
e con essi la speranza
ma il granello non si arrese
perché dentro di sé
era certo, convinto, e sicuro
di voler essere un altro.
Poi venne la siccità
che corrose anche il deserto
e lo disperse in un momento
sulle fragili ali del vento
fino ad una terra lontana
primitiva e abbandonata.
Fu solo lì che il granello
si accorse di essere solo,
di aver perduto la sabbia
tutta intorno a lui
e con essa i suoi compagni,
e con essi il suo cuore.
Questa è la storia
di un granello si sabbia
che un giorno decise
di essere qualcun altro,
di andare contro natura
e non essere se stesso.
Questa è la storia
di un granello si sabbia
che perse l’identità,
mantenne l’ambizione,
dimenticò gli amici
e non fu più lo stesso.

Questa è la storia
di un prato fiorito,
una distesa enorme
colma di felicità
e di gioiosi cagnolini
che abbaiando correvano sereni.
Un’oasi di pace
per l’animo stanco,
una cura per i dolori
dello spirito affaticato,
un piacere per gli occhi
dei fortunati prescelti.
Ma dove si trova
questo spettacolo divino,
come si può raggiungere
questo paradiso terrestre
che ci fu proibito
per il seme del peccato?
È dentro di noi,
dentro le nostre idee,
parole e convinzioni,
e germoglia ogni giorno di più
proprio come un prato fiorito
stracolmo di cagnolini.
Questa è la storia
di un prato fiorito
cresciuto dentro l’anima
di uno spirito puro
che racchiudeva dentro di sé
dolore e felicità.

Narrami ancora
o magico menestrello
le gesta dei tuoi eroi
disillusi,
e conducimi a quella fonte
ove un giorno si dissetò
un cervo impazzito
dal dolore
e dalla gioia,
e conducimi a quella fonte
ove un giorno un cacciatore
abbandonò il suo fucile
e colse il primo fiore
sbocciato da una lacrima.
Narrami ancora
o magico menestrello
le gesta dei tuoi eroi.

Questa è la storia
di un ragazzo perduto
che scriveva parole
convinto di dialogare con Dio
e con la sua anima,
un ragazzo malato
delle sue convinzioni
che un giorno si perse
nei labirinti delle nuvole,
nei fiumi delle stelle
e nei sorrisi degli alberi.
Lunga è la strada
necessaria per essere sereni
come una giornata d’estate,
lungo è il cammino
da percorrere da soli
per comprendere i segreti
delle formiche e dei palazzi,
del tramonto inebetito
e del pianto di una conchiglia.
Ma la soluzione è sempre lì
davanti a te, ai tuoi occhi, al tuo cuore
nelle parole dei compagni e nei pensieri dei nemici
nei sorrisi del vento ululante
e nel silenzio di una penna che scrive.
Un ramo che si spezza
fa meno rumore
di un urlo del cuore,
un cuore malato
delle sue convinzioni
che non esistono.
Questa è la storia
di un ragazzo perduto
che cercava la strada
per raggiungere Dio
nuotando controcorrente
senza accorgersi nemmeno
che Dio era lì,
il Dio che cercava,
bramava e piangeva,
Dio era già al suo fianco
e anche lui cercava,
bramava e piangeva
per il dolore del suo ragazzo.
Questa è la storia
di un ragazzo perduto
che alla fine di una giornata
ritrovò le sue parole
in una penna che scrive.

Questa è la storia
di una croce di legno
piantata su di una collina
spoglia ed isolata.
Tanto sangue sulle sue radici
sgorgato dalle vene recise
di tutte quelle vite
che aveva distrutto
con la sua forma malvagia,
il suo carico d’odio
e la sua anima disincantata.
Questa è la storia
di una croce di legno
che sapeva dentro di sé
di essere innocente
ma assisteva impotente
alla follia di uno, di tanti,
troppi volti disumani
che mandavano a morte
i loro stessi fratelli.
Schegge di salice
e istanti di dolore
si susseguivano senza pietà,
alba dopo alba
incuranti di Dio,
tramonto dopo tramonto
sicuri di quella certezza perduta
di chi ha smarrito la fede.
Questa è la storia
di una croce di legno
bruciata e stuprata
da tante lacrime di ferro
chiamate chiodi,
e con una sola,
grande e tremenda
domanda.
“Veramente, chi odi?”

Addio,
mio caro menestrello,
con te se ne partono le gioie
di serate trascorse
al lume di una candela
a sentir raccontar storie
che forse vere non sono
ma non importa.
Addio,
mio caro menestrello,
so che il tuo cuore è pesante
per l’imminente partenza,
ma i commiati sono tristi
e non desiderati,
ti ricorderemo soltanto
per tutto quel che ci hai donato
con le tue ballate.
Addio,
mio caro menestrello,
non dimenticarti di noi
ma porta le tue parole,
canzoni ed emozioni
nella prossima città
che vedrai nel tuo cammino
senza fine.

[Commento lasciato da Mario il 9 Agosto 2005]
Ma come stai???

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