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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
16 Dicembre 2008
FABIO LIONE

Non so se siate mai saliti in una metropolitana affollata. Tutto intorno a voi, sempre, c'è solo gente sudata che vi si attacca addosso, e inizia a spingere. Sempre di più, sempre più forte. E parla, discute, ansima di qualcosa di cui non riuscite a capire il senso. Qualcuno urla. Qualcuno è al telefono e gesticola da solo, qualcuno cerca di comunicare con il proprio compagno di viaggio che è rimasto a tre metri di distanza, ed è circondato da altre persone che condividono il suo medesimo destino. Potete percepire chiaramente gli odori che provengono da tutte le almeno otto persone che vi stanno circondando, e non vi sono vie di fuga. Non fino alla prossima fermata, di sicuro. Poco per volta, vi rendete conto che state iniziando a contare i secondi che vi separano dalla fine di quella tortura, e vi domandate quale divinità abbiate offeso per dover espiare un così tragico supplizio.

Ed è allora, che in genere succede.

La vostra attenzione cade su di una persona in particolare, che per un motivo o per l'altro cattura completamente tutti i vostri sensi. Iniziate a guardarla, percepite perfettamente l'alone di espressa spiritualità che lo pervade, e tutto quello che vi circonda, tutto quello che fino a pochi istanti prima vi causava nausea e rigetto, magicamente scompare. Svanisce. Si dissolve come per incanto, mentre la vostra mente e le vostre pupille si trovano a godere della vista di quel passeggero così particolare, così unico, così diverso da quella massa di belanti pecore e ammuffiti corpi in putrefazione che lo stanno circondando credendosi simili a lui. Se siete particolarmente fortunati, poi, potrete scoprire che quella persona è accompagnata da qualcun altro altrettanto meritevole di attenzione, e lo scambio di gesti, di attenzioni, di semplici occhiate che comunicheranno quei due corpi vi lascerà con il fiato sospeso, increduli quasi di aver avuto la fortuna di incontrare qualcuno che ancora riesca a catalizzare in quel modo la vostra attenzione. L'attenzione di tutti.

A pensarci bene, un concerto è molto simile ad un viaggio in metropolitana. O perlomeno, alcuni concerti sono identici a certi viaggi. Sai da quale fermata parti. Sai dove intendi arrivare. Ma tutto quello che succede nel mezzo, tutto quello a cui assisti quando le note iniziano a spargersi e dissiparsi tra una frase e l'altra, è una sorpresa continua se hai la fortuna di incontrare un viaggiatore tale da catturare la tua attenzione. E, signore e signori, Fabio Lione c'è riuscito perfettamente. Dall'alto di un'esperienza oramai consolidata, ha avuto la fortuna di essere accompagnato alle chitarre da Pier Gonella, un veterano della sei corde. E lo spettacolo che hanno messo in piedi è stato qualcosa di grandioso, nonostante i brani proposti fossero soltanto [soltanto?] cover di brani più o meno metal degli anni '80.

Fool For Your Loving - Whitesnake
Cherokee - Europe
I Want It All - Queen
Looking For Love - Whitesnake
You Give Love A Bad Name - Bon Jovi
Breaking The Law - Judas Priest
Carrie - Europe
The Final Countdown - Europe

E ancora.

Tears Of The Dragon - Bruce Dickinson
Love Ain't No Stranger - Whitesnake
Fear Of The Dark - Iron Maiden
Rock The Night - Europe
Open Your Heart - Europe
Liar - Y. J. Malmsteen
Here I Go Again - Whitesnake
Still Of The Night - Whitesnake

Un'ora e mezza di musica senza soste, un'ora e mezza di musica pura e sempre sul filo dei cori che immancabilmente il pubblico regalava ad un frontman esperto e sicuro di sé, una voce calda e potente, anche se forse troppo relegata in un palco piccolo come quello del Nota Bene, soprattutto dal momento che doveva dividerlo con il gruppo che li accompagnava, i Geminy. Geminy che avevo già avuto l'occasione di sentire quest'estate al Balla Coi Cinghiali, e che considero un ottimo gruppo di esordienti nonostante tra le loro fila si nascondano persone [o musicisti, scegliete voi] non certo di primo pelo, ma che svaniscono letteralmente se messi di fronte alla presenza scenica dei due già citati Lione e Gonella. Un gruppo spalla senza infamia e senza lode, con qualche sbavatura tecnica qua e là [niente di preoccupante, intendiamoci], ma: ancora del tutto privi di quell'esperienza che può permetterti di dominare un palco e di renderlo parte di te, ancora del tutto privi del potere di catturare gli sguardi di tutti i presenti e non solo di una parte di esso, pagante e individualmente appagato.

La metropolitana ha continuato il suo viaggio, incurante dell'ora tarda e di tutte le persone che salivano e scendevano, scambiandosi opinioni. C'era chi approvava entusiasta, e chi usciva storcendo il naso. Ma talvolta, il naso lo si dovrebbe storcere per la puzza che sale dal proprio corpo, e non per l'ambiente circostante. Un viaggio in metropolitana è come dieci anni della vostra vita. Dove siete arrivati, alla fine del vostro viaggio? Cosa avete imparato? Guardatevi alle spalle, e ricordate chi eravate quando siete saliti. C'è chi merita di catturare gli sguardi, e chi non può far altro che continuare a guardare. Un viaggio in metropolitana è come dieci anni della vostra vita. Siete pronti per affrontare il confronto, con umiltà?

[Continua su: www.genovatune.net...]

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