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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
3 Marzo 2005
PAGINE VUOTE - TUNNEL

Sono bloccato nel tunnel della vita, quel tunnel buio e oscuro che è dentro ognuno di noi anche se non ce ne accorgiamo finchè non si spengono tutte le luci intorno. L’aria poco per volta comincia a mancare, si fa sempre più malsana, e anche solo la speranza di riuscire ad uscirne è un miraggio per gli stolti.
Persone irrequiete attorno, cadaveri ambulanti il cui unico tentativo in questa giornata di freddo e di neve è sopravvivere alla noia, senza sapere, senza capire. Ombre pallide e smorte che continuano ad oscillare perpetue come il tenuo baluginare di una candela arrugginita dal tempo.
Gridate la vostra rabbia al vento, non otterrete risposta. Stracciate il giornale del vostro vicino che vi siede accanto in queste ore maledette, e otterrete soltanto di placare quella parte di voi che sarebbe stato tanto meglio se fosse rimasta nascosta, se fosse rimasta sepolta.
Guardatevi attorno, o fantasmi dal corpo ancora maledetto dal respiro della vita, e vedrete carni che sono in putrefazione proprio come voi. Guardatevi attorno, e imprecate liberamente cercando di mondarvi lo spirito con le vostre parole, con i vostri dialoghi, con le vostre inutili e malcelate speranze.
Camminate, correte, inciampate, rialzatevi. È la noia che ve lo comanda, è la boria che ve lo consiglia. Avete spento le luci che illuminano tutta l’aria, ed il tunnel all’improvviso s’è fatto buio, tetro, nero, sempre più freddo.
Avete slacciato quella cintura che vi allacciava alla vita, e state scivolando lungo una via gelata che non concede ritorni, con sirene tutte attorno. Non stanno cercando di ammaliarvi, o moderni prometei dal fiato corto e la memoria inesistente, ma stanno andando a prestare soccorso a spettri più fortunati di voi. Loro, forse si, sono finalmente riusciti ad uscire dal tunnel.
Consigliate pure le più assurde teorie di sopravvivenza, non serviranno. A niente.
Ed io che sono qui in mezzo a tutti voi, spiro e sospiro di sollievo. Non crediate che mi senta migliore di voi, soltanto perché sto gettando queste tracce d’inchiostro su pagine vuote e stropicciate dal tempo. Io sono peggio di voi, più condannato del più infelice essere che esiste su questa terra. Vivo, respiro, cammino, scrivo, gioisco e patisco, ma sempre nel modo sbagliato. Riesco a volte ad illudermi che questo oscuro tunnel non mi circondi, solo per riscoprire sempre di più ogni volta che non è possibile non farne parte, non è pensabile uscirne, mentre il tempo scorre via e la musica assorda le orecchie e cerca invano di placare lo spirito.
A cosa possiamo aspirare, compagni di tragedie, in questo misero copione vergato in un qualunque giovedì invernale dalle angherie della tirannia degli eventi? Non c’è modo di cancellare la realtà che ci circonda, che cerca di sopraffarci e ci riesce senza neanche troppi sforzi. Non abbiamo difese, se non quelle della nostra apparente sicurezza. Non abbiamo scudi, e ci ripariamo dietro specchi rotti che riflettono solamente le nostra insane idee di vittoria. Non abbiamo modo di cambiare il nostro modo di pensare, il nostro modo di vedere, il nostro modo di respirare. Siamo soltanto un marcio branco di cavie destinate all’oscurità. Siamo soltanto un marcio branco di cavie condannate dalla nascita a soddisfare i desideri di un dio che neanche conosciamo. Ci siamo costruiti i nostri, piccoli e insignificanti dei, e cosa abbiamo ottenuto? Siamo ancora nel centro di questo curvo e tetro tunnel.
Fate marcia indietro, voi che avete ancora la speranza al vostro fianco. Io che non credo più all’esistenza di un futuro migliore, resto qui in ascolto, e attendo. Sarà il tempo a portare la soluzione. Sarà il tempo a salvarmi l’anima.
E non crediate che sia soltanto un modo come un altro per arrendermi ed avere la coscienza pulita. Esistono momenti, nella vita di chiunque, in cui si deve accettare la realtà. Fare i furbi non serve a niente. Siamo tutti bloccati in questo inferno senza fiamme, e possiamo soltanto sperare che prima o poi si spengano anche le voci di tutti quei demoni che ci sussurrano accanto. Non vogliamo ascoltarli, non vogliamo credere alle loro parole. Non siamo stupide cavie. Cavie si, ma non stupide. Non trattateci da tali, o vi spezzeremo il fiato con le nostre speranze, con le nostre illusioni, con i nostri princìpi. Non siamo indifesi come potrebbe sembrare a quel dio che non conosciamo, ma che neanche ci conosce. Siamo condannati a vivere in questo tunnel, è vero, con la promessa che prima o poi ne usciremo, ma la nostra forza è proprio il saper riconoscere le menzogne. Noi aspetteremo. Noi moriremo anche, in questo tunnel, se necessario. Ma sappiamo dove ci troviamo. Conosciamo quello che ci circonda, anche se a volte cerchiamo di dimenticarcelo.
Noi conosciamo la verità. Non ne possiamo restare delusi. Non questa volta. Non ancora. Non più.

[Commento lasciato da Pazuzu il 4 Marzo 2005]
Quattro ore e mezza per raggiungere Genova, in mezzo alla neve. Tre ore fermo in galleria in autostrada, vicino all'autogrill di Nervi. Tanti pensieri per la testa, e...
...una volta arrivato in Corso Europa, cinquantenni che facevano sci di fondo, neve, autobus di traverso, neve, autostoppisti simpaticissimi, veramente tanta neve!

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