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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
8 Marzo 2004
GRANO DI POLVERE

Gli errori più difficili da superare sono quelli in cui crediamo maggiormente. Questo era il pensiero ricorrente di quel grano di polvere, mentre veniva sospinto via dall’ennesimo fiato di vento. Questo era il suo pensiero mentre si struggeva per la sua sorte, per quello in cui credeva.
Trovare un altro grano di polvere con il suo stesso peso nel mondo, con le sue stesse speranze e le sue stesse credenze, non gli era mai parso possibile. Un gemello di vita, ma completamente diverso, un gemello di vita, ma indissolubilmente così lontano dalla sua visuale che poteva solo percepirlo.
Ma sapeva che c’era. Ne era certo. E di conseguenza non poteva che sperare che l’ennesimo alito di vento lo portasse anche solo qualche millimetro più vicino, qualche millimetro meno lontano. In questa speranza trascorreva ore a piangere lacrime di gioia, perchè ora sapeva che quel grano esisteva, ma allo stesso tempo esultava in cori di pianto, perchè temeva di non riuscire a raggiungerlo mai.
Siamo tutti grani di polvere trasportati dall’ultimo vento, ed in esso ci culliamo illudendoci di star giungendo a quel paradiso che ci fu promesso nello stesso tempo in cui ci fu negato. Ci illudiamo invano per un sorso d’acqua di una brocca rotta. Ci illudiamo invano per un ultimo sorriso che non arriverà mai, e per quella parola magica che continua a tenere unito questo folle mondo che di sano ha oramai solo più l’illusione di ruotare all’infinito.
Siamo tutti grani di polvere spazzati dall’amarezza di ogni giorno, con nient’altro che un sospiro alle spalle per sorvolare oceani di inconsistente delirio.
Ho pianto sui tuoi occhi, e mi sono risvegliato. Ho pianto sui miei dubbi, e mi sono assopito. Ho pianto sul mio stesso pianto, e mi sono ritrovato. Solo. Con due grani di polvere sul palmo della mano. Li dono a te, notte che arriva. Li dono a te, luna dai mille colori. Li dono a te, cuore malato dall’infanzia che in nulla crede più. Li dono a me, misero e mendace, e me ne vado via. In silenzio, sotto lo sguardo benevolo della notte e della luna, dell’onore e della miseria, delle speranze e delle incoscienze.
Ricordatevi di me, che fui un misero grano di polvere. Ricordatevi di me, prima che il sole risorga. Ricordatevi di me, ed io mi ricorderò di voi quando l’ennesimo alito di vento mi porterà anche solo qualche millimetro più vicino a voi. Qualche millimetro meno lontano da me.

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