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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
Luglio 2008

31 luglio 2008
CYNIC

1339

Sono tornati. E questa volta, non faranno prigionieri.

P.S. Martedì a Villa Serra sono stati favolosi... ^_^

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30 luglio 2008
CULO

1338

Okay, la battuta è vecchia e già l'avevo fatta. Okay. Però ci tenevo a farvi vedere la variante, realizzata su lastra di marmo in occasione del Borberock... ^_^

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29 luglio 2008
REBUS

1337

[1 7, 1 2 11 2'6]

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28 luglio 2008
LUCE

1336

Citazione dal Corvo, eh. Mica bubbole.

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28 luglio 2008
SESSO

Il vestito cade finalmente per terra. Ora il corpo è perfettamente nudo.

I due amanti si studiano per un istante, e l'istante successivo sono già sul letto come se stessero aspettando quell'attimo da mille anni, e come se fossero nati per essere lì, in quel giorno, in quel preciso momento. Nati per amarsi. Venuti al mondo per unirsi. Due anime che si muovono a ritmi divini, guidate dalla musica della natura che ha condotto queste danze fin dal primo giorno in cui la terra stessa vide la luce. Due corpi che si stringono e sudano, stridenti e ansimanti, godendo appieno delle potenzialità di ogni loro gesto e con la passione incarnata in carezze di lussuria e innocente piacere. Il respiro si fa poco per volta più roco, i visi sussurrano segreti che non possono uscire dal buio di quella sera, sopra quel letto che altro non è che il palco di una vita intera. Il respiro si fa poco per volta più pieno, sempre più profondo, al punto che sembra voler penetrare gli abissi stessi della notte. I corpi gridano tutto il loro piacere, agitandosi e contorcendosi sempre di più, al ritmo di un battito interno che diventa sempre più pressante, sempre più veloce, fino all'apice di quell'orgasmo che squarcia il silenzio e grida tutta la sua voglia di essere presente. Di essere vivo. Di essere la vita medesima, reincarnatasi in quel giorno, in quel preciso momento, su quel palco bianco ma colmo di infiniti colori che al centro ha un insieme di corpi che suonano al ritmo fisico dell'esistenza.

Esistono momenti che restano inevitabilemte legati alla nostra memoria, per sempre. Ci sono istanti della nostra vita che non dimenticheremo mai, e mai vorremo farlo. La prima volta che siamo caduti dalla bicicletta, in quel luminoso pomeriggio d'aprile. Il giorno in cui scoprimmo il piacere di adagiare il palato su una coppa di gelato al gusto di pistacchio. Il primo bacio concesso quasi con paura, che ci ha aperto le porte ad un sotterraneo di assoluti e inconfessati piaceri carnali. E talvolta, esistono esperienze che riescono ad essere ricondotte in maniera quasi magica ad uno di questi momenti, a qualcuna di queste sensazioni, a tutte le nostre esperienze. Talvolta, capita di assistere ad un concerto che ci ricorda tutta la fisicità di una notte d'amore con la persona amata.

Un rapporto istintivo, sanguigno, che talvolta espone delle piccole punte di inesperienze e di imbarazzo verso il proprio corpo, come nel caso dei Passover. Un rapporto carnale, intenso, colmo di aspettative soddisfatte e sogni perversi finalmente esauditi, come quando tocca ai Gandhi's Gunn. Un rapporto esperto, a volte con punte di nostalgica amarezza ma sempre pronto alla gioia del momento, come dimostrano i Dome la Muerte & the Diggers.

Tre gruppi, un'unica passione. La musica. Una musica fisica, una musica sudata, una musica che è un continuo godere del rapporto tra musicista e strumento, un piacere impiacentito che trascende la melodia stessa, e si lega in modo indissolubile ad un parco che ha fatto da teatro a questa gioia per gli occhi, a questa estasi per le orecchie. Il corpo trasale, e rimane scosso da brividi di ricordi sopiti ma mai addormentati. Il corpo freme, sotto queste note. E la memoria torna a quel palco dalle lenzuola bianche, quando i corpi si accordarono e diedero il via a quella eterna sinfonia di passione. Dopo di loro, solo il silenzio.

Il vestito cade nuovamente per terra. Il corpo è ancora, lì, perfettamente nudo.

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26 luglio 2008
FIANCHI

1335

E dovreste vedere che cosciiiiie...

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25 luglio 2008
NESSUNO

1334

Che non è Ulisse, eh. Chiariamo.

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24 luglio 2008
DIMMI PERCHÈ PIANGI

1333

...di felicità?

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23 luglio 2008
NOTTE

1332

Oscurità.

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21 luglio 2008
KARMA

1331

Che chi ce l'ha, e chi non ce l'ha. Io, fortunatamente e modestamente, CE L'HA.

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17 luglio 2008
BERE

1330

Che poi non è mica vero: B è un ottimo nuotatore, pallanuotista e pure bagnino! ^_^

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16 luglio 2008
CALDO

1329

Il caldo è tornato. Ma se n'era poi mai andato?

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14 luglio 2008
BORBEROCK

L'11 luglio inizia uno dei festival più attesi dell'estate. Le recensioni delle serate sono arrivate in diretta, minuto dopo minuto, tra le urla sotto il palco e le note che si sono svolte per il piccolo borgo che ospita il Borberock.

11 luglio

Arrivo presto. Prestissimo. Arrivo talmente presto che i ragazzi stanno ancora montando tavoli e gazebi per la serata, e i fonici trasportano casse e amplificatori su e giù per il palco. Arrivo talmente presto che mi sento in dovere di dare loro una mano, prima ancora di iniziare a montare la tenda nel posto più all'ombra che io riesca a trovare. Arrivo talmente presto che il caldo toglie il respiro, e quel poco che resta viene sprecato per inveire contro le zanzare che molestano ogni essere vivente che respiri e si aggiri da queste parti. Guardo il sole, e spero tramonti in fretta. Ma temo sarà una speranza vana, almeno per un po'.

Ore 18.42
Il caldo imperversa, e i gruppi iniziano a salire sul palco per fare i suoni. Detesto quando fanno i suoni di batteria. "Mi faresti un tempo qualsiasi?". Godo di una brezza di aria che porta sollievo in quest'oasi d'ombra.

Ore 19.26
Sentire i The Fire in continuazione, in sottofondo, tra un soundcheck e l'altro, è snervante. Assai.

Ore 19.49
Finalmente si intravede all'orizzonte il cibo... odore di carne entra nelle narici degli impavidi musicisti che hanno appena finito il soundcheck
e di noi poveri genovatuners che vi stiamo raccontando la serata in diretta direttamente dal Borberock!! [dal campo di battaglia, Marco "Gufo" Ardovino]

Ore 20.30
Il cd dei The Fire è stato lasciato in ascolto in loro omaggio, essendo stati presenti lo scorso anno. [MartaEmily, from Borberock Staff]

Ore 21.05
Iniziano a sprigionarsi le note dei Lack of Resort. Paso inizia a storcere la bocca, ma quello che fuoriesce dalle casse sono riff potenti di sonorità metal più che pure. Il gruppo per ora è statico sul palco, mentre un po' più di presenza scenica non guasterebbe.

Ore 21.14
Paso mi fa notare che le due chitarre sono un qualcosa di estremamente scenico. E la batteria continua a scandire martellante il tempo coadiuvata da una voce forse un po' troppo screaming. La gente è ancora poca tutto intorno, ma la serata è appena iniziata.

Ore 21.53
Iniziano a suonare gli Zero Reset, leggermente in ritardo per colpa di un amplificatore che ha fatto le bizze. Il loro crossover inizia immediatamente a convincere i presenti. Grinta vocale, riff cadenzati e le teste già iniziano a muoversi. Crescendo di batteria.

Ore 21.58
Bello l'utilizzo dell'idioma italico nel loro crossover, ed il testo impegnato sicuramente è un punto a loro favore. Trascinanti le musiche, e l'utilizzo della tastiera è sicuramente da apprezzare. Se non ci fossero stormi di moscerini che volteggiano tutti intorno alle lampade che ci circondano, l'atmosfera sarebbe praticamente perfetta.

Ore 22.28
Restiamo in attesa del terzo gruppo, che sembra essere prossimo. La gente intorno sembra iniziare a lamentarsi che non ci sia un foglio per lasciare commenti, e ci organizzeremo per soddisfare tutti. Ma proprio tutti. A me una birra. "Qualcuno ha un cavo midi?". L'attesa tra un gruppo e l'altro è rallegrata dai The Fire. E da gruppi di amici che vanno e vengono.

Ore 22.32
è il turno degli Hell Dorado da Torino, con un punk leggero e veloce con piccole punte rock qua e là. Gli sguardi attorno sembrano concordare con l'impressione di leggerezza sonora, nonostante qualche problema di acustica che pervade lo spazio notturno. I moscerini cominciano a diventare sempre più invadenti: di questo passo ci chiederanno di comprare un folletto entro dieci minuti.

Ore 22.43
Il punk che fuoriesce dalle casse non è sicuramente tra i più originali, ma il gruppo dimostra di saper stare dignitosamente sul palco. Il delirio inizia a farla da padrone e l'arrivo del cantante dei 2 novembre di sicuro aiuta...

Ore 23.16
"Buonasera, Borberock!". I Passover prendono possesso dell'area e iniziano a suonare. La gente si affretta a raggiungere il palco per sentire tutti quei suoni decadenti e possenti che fuoriescono da chitarra e basso, prima che il ritmo inizi ad incalzare l'atmosfera. La voce è forse un po' troppo disarmonica ma lo stile lo richiede.

Ore 23.47
Le canzoni proseguono, con le tenebre che oramai avvolgono nel loro abbraccio tutte le anime dei presenti, cullate dall'oscurità e dalle lucciole che ogni tanto si intravedono tra una nota e l'altra. "Grazie mille, e buon concerto a tutti!". Un raggio violento taglia il buio e porta luce anche dove la musica soffusa oramai regna sovrana. Okay, sono ancora i The Fire che spaccano le balle a tutti i presenti [tranne UNA]. Perdonatemi. A me un'altra birra.

Ore 00.12
Aggressività allo stato brado. I Nerve salgono in cattedra e cercano di insegnare la loro cattiva novella, pregna di voci distorte e virtuosismi elettrici granitici fino all'isteria. "Fa caldo, ci sono le zanzare, ma c'è sempre il tempo per un po' di sano metallo". Il gruppo si prende decisamente sul serio, e satura il palco con il rosso delle loro camicie.

Ore 00.42
Marcofuori ha preso il posto dei The Fire. Gaudeamus igitur.

Ore 00.53
I Deformachine concludono la serata con il loro carico di metal duro e grezzo. "Fatevi sentire!". La serata è stata piacevolmente dura, anche se a tratti forse un attimo ripetitiva nell'incedere incalzante e cromato. La gente è sempre meno, ma il primo giorno sta oramai volgendo al termine.

Ore 01.11
Basta... Però. "Io e questi ragazzi percorreremo strade diverse nella nostra vita, ma avremo per sempre una costante: LA BIRRA!!!"

Ore 01.50
è finita. Alleluja.

12 luglio

Prima notte in tenda, e sveglia con rumori di cerniere che si aprono e chiudono. Senza sosta. Cerniere che si aprono. Zip. Cerniere che si chiudono. Zap. E tutti provenienti dalla medesima tenda. Senza sosta. E non avete idea di quanto avrei voluto dormire qualche ora in più, dopo un fine serata passato ad ascoltare Shuxtere che suonava qualunque melodia con lo stylophone di Genovatune. Alle tre, le luci si sono finalmente spente e c'è stato giusto il tempo di un'ultima birra. Stamattina, quindi, sveglia con cerniere. Senza sosta. Zip e zap. Maledizione. E poi tutti a fare colazione al bar in paese, e poi a sguazzare nel fiume poco distante. Pranzo autonomo con pasta e pizzette, e poi di nuovo nel fiume. Di nuovo a sguazzare. Cercando di dimenticare quella cerniera. Zip. Senza sosta.

Ore 16.32
Inizia il soundcheck degli Stiliti, che suoneranno a fine serata. Si preannuncia ska allegro e schitarroso. Speriamo bene.

Ore 17.12
L'onore di iniziare la giornata di musica tocca ai Dirty Wings, formazione di ragazze con un urlatore alla voce. C'è ancora troppo caldo e luce forse perchè la gente si accalchi, ed in effetti siamo ancora in pochi. Rettifica: il cantante era una guest: la formazione è quindi tutta al femminile, con un rock grintoso e aggressivo. Forse sono un po' troppo statiche sul palco, ma sembrano giovani e quindi se le premesse sono queste, riusciranno tranquillamente a fare il loro dovere.

Ore 17.29
Parte la cover di sweet dreams, e le mani iniziano ad applaudire. Bella la voce roca che trasmette una grinta trascinante, con una batteria un po' legnosa ma potente. Le distorsioni stordiscono un poco, ma si lasciano apprezzare.

Ore 18.03
L'esperienza è il punto forte dei The Masked Marvels, che dall'alto della loro non più immediata età regalano un rock orecchiabile e con punte leggermente anni '50 ai presenti, che iniziano finalmente ad aumentare. Basso chitarra e batteria, la semplicità fatta gruppo, come a dimostrare che per realizzare melodie pulite ed orecchiabili non servono mille artefatti ma solo un po' di sana voglia di far ballare. Bianchi, nel loro incedere sotto un sole che oramai non infastidisce più e ha perso il suo calore pomeridiano. Splendida la chitarra rettangolare. E quel kazoo... ottimo, veramente.

Ore 18.41
Cerniere. Zip e zap. Senza sosta.

Ore 18.56
Dopo circa un anno e mezzo, i Fase Cronica tornano finalmente a colmare il loro spazio live, e lo fanno proprio qui al Borberock. La loro musica strumentale che rasenta picchi di pesante psichedelia è sempre un piacere da ascoltare, soprattutto in formazione completa con batteria che sorregge le peregrinazioni tonali di un basso gommoso e capiente che arrotonda le sfumature colorate di una chitarra in piena libertà stilistica. Sognanti. Forse un attimo penalizzati dalla luce del sole, che è ancora presente anche se in fase oramai calante. E cronica, in fondo.

Ore 19.49
Pausa cena per tutti. Meno male che almeno oggi non ci sono i The Fire in sottofondo: c'è soltanto Mr. Pink che continua a suonare lo stylophone, cercando di seguire il ritmo anni '80 che fuoriesce dalle casse in sottofondo. Con discreto successo, se dobbiamo essere sinceri. Anche se non è decisamente niente, in confronto a Shuxtere. Inarrivabile.

Ore 21.27
I Deep Throat azzannano alla gola con il loro hardcore tiratissimo e freddo ai limiti del respiro. Canzoni incalzanti che si susseguono senza pausa e non lasciano nemmeno il tempo di ragionare su quello che le orecchie riescono a percepire.

Ore 21.37
è sempre un piacere rivedere Alef. Soprattutto se arriva confessando di essere venuto per sentire i Fase Cronica, che oramai hanno finito da due ore.

Ore 22.02
Sono Sintomi di Gioia. Sono sensazioni di rilassamento roccioso in dimensioni musicali elettriche rese classiche da sintomi di quintessenza. Affascinante il violoncello sintetico che si incastra in sonorità rese italiane da un cantato lineare e pulito. Moscerini tutto intorno, che attaccano a flotte ordinate e coordinate. Ottimo il ritmo scandito da basso e batteria, perfettamente sincronizzate.

Ore 22.50
Iniziano i 2Novembre, ed è impossibile non restare trascinati dal loro sound pietroso e accattivante, distorto e incalzante. Terzetto oramai collaudato e fresco di stampa del loro nuovo lavoro "Bellorio", riescono a coinvolgere tutti i presenti senza alcuna difficoltà. Applausi spontanei tra una canzone e l'altra, canzoni che si susseguono veloci e pronte, canzoni che sono sicure come se fossero aria che i musicisti respirano giorno dopo giorno, da anni.

Ore 23.13
è veramente un peccato che il ritardo dei gruppi sia stato recuperato facendo suonare i 2Novembre soltanto 20 minuti, rispetto ai gruppi precedenti. E che i vigili abbiano imposto la fine della serata con un'ora di anticipo, facendo anche saltare l'esibizione dei Mad.

Ore 23.29
Il difficile testimone è toccato agli Easy Skunkers, e al loro reggae. Classico. Niente da eccepire. Punto.

Ore 00.13
"Allora Borberock ci siamo o no? Bravi, così si fa." E gli Stiliti salirono sul palco. E portarono ai presenti il loro ska/punk allegro e scanzonato, in italiano, da Torino. Non è una novità che io preferisca i gruppi che utilizzino l'idioma dantesco, ma non vedo perchè nasconderlo. Allegri e bravi. Quel tanto che basta per far dimenticare l'ora perduta. L'ora mancata. L'ora mai dimenticata.

Ore 01.11
Fine delle danze, per il secondo giorno.

13 luglio

Notte con tuoni e lampi. Notte di pioggia. Notte di riposo breve, ma assoluto, visto che mi sveglio alle otto di mattina e scopro che tre tendoni sono stati devastati dal vento, e addirittura la recinzione di ferro risulta abbattuta sul terreno. Devastazione. Sono momenti di paura, paura che anche il generatore che fornisce corrente a tutto possa essere "saltato" per il fulmine, ma per fortuna è soltanto un'opitesi che viene smentita a breve. Respiri di sollievo.
è oramai rito la prima colazione al bar del paese, e anche un veloce tuffo nel fiume lì vicino per rinfrescarsi il cervello ed il corpo. Viene quindi pulito il prato dalla marea di residui della sera prima, sotto un sole che più si alza più diventa implacabile e accecante. Pasta a pranzo, e poi di nuovo tutti al fiume. Mi appresto a smontare la tenda, visto che stasera non prevedo di fermarmi ma di andare via per le sei di sera circa.

- Ciao signore.
- Ciao.
- Che cosa stai facendo?
- Sto smontando la mia tenda.
- E che cos'è?
- Una specie di camera portatile, per dormirci dentro quando vai sui prati.
- Perchè?
- Perchè tutti abbiamo bisogno di dormire, quando andiamo sui prati.
- Perchè vai a dormire sui prati?
- Perchè così posso sentire i ragazzi che suonano, come quelli lì.
- Io nella mia cameretta ho un letto.
- Nelle tende invece non ci sono letti, perchè sono troppo grossi, e ci sono solo dei sacchi a pelo, che servono comunque per dormire.
- Il mio letto è più grande.
- Il tuo letto non ci starebbe, nella tenda...
- E quella cos'è?
- Quella è una formica. Alle formiche piace arrampicarsi sulle tende.
- Nella mia camera non ci sono formiche.
- Beh, me lo auguro per te... Ferma! Non entrare dentro la tenda!
- Perchè?
- Perchè dentro ci sono formiche più grandi.
- Come quella? Quella lì è più grande.
- No, ancora più grandi. Quella lì è solo la madre di quella di prima.
- E perchè entrano?
- Perchè dentro è più riparato.
- E vanno anche nelle camere?
- No, FINORA no.

Dico "prevedo" perchè, in effetti, alla fine rimango abbastanza per sentire i gruppi presenti, ma con un torpore mentale che mi impedisce di accendere il computer e di consegnare alla storia un resoconto che sia qualcosa di più di quello che sto scrivendo adesso, dopo l'ennesima notte passata quasi in bianco. Unico rimpianto, a parte il non essere riuscito a restare fino alla fine, è per i Gandhìs Gunn che purtroppo non sono riusciti a suonare per problemi di salute all'interno del gruppo. Disdetta e tristezza.
E così, anche quest'anno il Borberock giunge quindi al termine. Un vagone di complimenti a tutti i ragazzi che hanno organizzato questa nona edizione del festival, con la promessa di grandi sorprese per l'anno prossimo in occasione del decimo anniversario. Aspetteremo con ansia, e ci ripresenteremo puntuali con le tende al seguito. Un vagone di complimenti ai fonici, ai ragazzi che hanno preparato da mangiare, ai ragazzi che hanno dissetato i presenti. Un vagone di complimenti al punto di accoglienza per i gruppi, e un saluto a tutti i "banchettari". Ci rivedremo l'anno prossimo, e festeggeremo insieme.

Fine.

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8 luglio 2008
ONE FOR ROAD

Okay, questa volta cerca di essere meno criptico e più lineare.

Suoni grezzi. Musicisti sufficienti.

Non COSI' lineare.

Cammino lentamente per quella strada deserta. Tutto, intorno a me, sembra essere circondato da piante selvatiche che crescono abbondanti, come se nessuno le stesse curando. Piante disordinate, tutte abbarbicate l'una sull'altra, in modo quasi scorretto e discontinuo. Piante che impediscono di scorgere i margini della strada, quella strada rozza e terrosa che già in tanti hanno percorso prima, ma con risultati sicuramente migliori. Piante annerite dal fumo di tutti quelli che sono passati in precedenza.
Cammino lentamente per quella strada sporca. Porgo orecchio a tutti i suoni che la natura attorno a me sembra mandarmi, e non riesco a trovarvi tracce di quello che sto cercando. Sento come melodie provenienti da tempi antichi arrivare piano, ma subito vengono distrutte ed allontanate da qualcosa di non definito, subito vengono distratte da percezioni laterali che deviano l'attenzione e privano della gioia di ascoltare i semplici suoni della natura. Suoni che nella loro classicità dovrebbero e potrebbero essere percepiti meglio, nell'insieme di tutte quelle piante che sussurrano al vento, al cielo, alle nuvole che scorrono lontano. Suoni che nella loro classicità vengono sopraffatti da distorsioni che disturbano come se fossero fuori luogo, al punto da disperdere quasi il senso della melodia.
Cammino lentamente per quella strada antica. E' un percorso semplice ma difficile da affrontare. Vi sono mille pietre che affiorano dal suolo, a cui prestare occhio per non perdere il controllo e finire fuori dagli argini. Vi sono cento ostacoli che rischiano ad ogni passo di mandarci oltre quel limite che è sempre difficile da raggiungere, e facile da infrangere. La luna ci sorveglia alta dalla sicurezza di quel firmamento lontano, e la notte appare leggermente meno buia, ma la consolazione è oramai poca. Alzo la mia coppa al cielo notturno, e la getto alle mie spalle: il tempo dei brindisi è oramai finito, e la strada davanti a me continua. Spavalda e sicura, continua. Tronfia e scura, continua. Non riesco a vederne la fine, ma so che ho intenzione di continuare a percorrerla, per vedere come prosegue, per sapere dove mi condurrà. E' una strada dissestata, lo so, lo intravedo. Ma è un percorso che intendo affrontare, anche se fossi l'unico. Anche se fossi da solo.

Non s'è capito un cazzo, come al solito.

La strada da percorrere è ancora tanta...

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7 luglio 2008
EDGAR CAFÈ

Il sole splendeva già alto in cielo. L'interno della stanza era ancora scuro, segno di una serata trascorsa in compagnia di amici e di qualche bottiglia di buon vino. Le ore erano sfumate via leggere, con qualche postumo di consapevolezza per il futuro anteriore. I raggi penetravano adesso a fatica oltre le veneziane abbassate, trasmettendo pace e calma, e rendendo tigrato quel divano che lo aveva accolto e accudito nella notte. Ora, era infine giunto il momento: come tutte le mattine Edgardo si alzò, sicuro e delicato, e corse incontro alla sua giornata.

Edgardo non era una persona come tutte le altre. La sua vita era scandita da pensieri sonori che lui riusciva poi a convertire in azioni quotidiane. Per tutto il passare del tempo, per tutto il dipanarsi delle ore, il cervello di Edgardo era continuamente bombardato da input acustici che rendevano la sua esistenza differente da quella di tutti gli altri esseri viventi sulla faccia della terra. La musica che suonava nel suo cervello era una musica dolce, vellutata, quel tipo di musica che ti culla e ti sveglia di soprassalto, quel tipo di musica che non possiede l'immediatezza di una banale suoneria da cellulare, ma piuttosto le profondità di un sentimento condiviso. Ogni giorno della vita di Edgardo era un continuo susseguirsi di immagini e suoni, che lo portavano a vivere esperienze che pochi sarebbero stati in grado di capire, esperienze che pochi sarebbero stati altrettanto fortunati da saper ascoltare.
Ogni ora della sua vita era come un canzone che risuona in una vecchia radio, di quelle radio mezze impolverate e con grosse manopole per poter filtrare e rendere il suono sempre più perfetto, sempre più nitido, sempre più armonico con l'ambiente circostante. Ogni ora era un soffermarsi ed approfondire situazioni ed evoluzioni sonore che si riversavano in gesti come se fossero state eseguite da maestri musicisti e burattinai con esperienza decennale alle spalle. Ogni ora era un viaggio in un mondo che risuonava alto nella sua mente, con arrangiamenti classici e soluzioni acustiche che talvolta sfociavano in assaggi di ballate rock sullo sfondo di una voce sussurrata e trascinante. Una voce melodica e narrante. Una voce non banale, capace di renderti gli occhi gonfi di stupore come pochi altri, una voce capace di rispecchiare il sole, e richiamare a sè all'unisono l'immagine di ogni amata, e di ogni amante.
La spontaneità di tutte quelle ore è palpabile, in chi ha la fortuna di incontrare Edgardo. E' come ricevere visita da un vecchio parente che ti richiama alla memoria arcaiche melodie sature di fisarmoniche e mani che applaudono lentamente. Melodie di tempi che furono, melodie di tempi che non torneranno ma che ci tormenteranno invisibilmente. Melodie colme di accenti vissuti in prima persona, come gli strumenti solo riescono ad esprimere. E su queste melodie, su queste canzoni, su tutte queste ore della giornata di Edgardo, vi sono mani perennemente presenti. Mani che applaudono. Sempre, lentamente. Quasi in crescendo, ma senza la banalità di voler essere notate, e per questo ricordate. Mani che accompagnano, che stringono, che indicano, che soffrono. Mani che applaudono. Mani che piangono. Mani che suonano.

A fine giornata, come sempre, Edgardo era solito recarsi in quel vecchio caffè, e sedersi a riflettere sulla giornata che aveva appena vissuto. Sulla giornata che era appena terminata. Ogni giorno era in fondo uguale, ma ogni giorno diventava irripetibilmente diverso, come se avesse il dono di morire e resuscitare ogni notte, sotto lo sguardo attento e vigile della luna. Un giorno poteva nascere bambino, il giorno dopo condottiero della chiesa, il giorno dopo ancora poteva nascere cammello. E avanti così, per sempre, nell'illusione di sapersi costruire e plasmare un'esistenza con la leggerezza di note che sfumano sui soffi di un tempo soffuso. Per sempre. Le differenze tra un giorno ed il precedente, oramai lo sapeva benissimo, erano soltanto alcuni fattori marginali.

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4 luglio 2008
FAMA

1328

O fame?

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3 luglio 2008
DESTINO

1327

Non ci sono destinazioni, ma un solo destino.



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2 luglio 2008
SILHOUETTE

1326

Divaghiamo...

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