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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
Maggio 2001

24 maggio 2001
ETERNA CRISALIDE

Vivere in un mondo
che non mi appartiene
cercando una perla
rara e speciale
una speranza di luce
volontà per il domani
che integro arriva
giorno dopo giorno
mai in ritardo
ora dopo ora
sempre puntuale
attimo dopo attimo
solo per me.

Muto senza tempo
cambio come il vento
muto in un istante
e trascendo.

Essere diversi
senza alcuna ragione
e nessun motivo
degno di tal nome
ma sapendo che ieri
tutto era strano
differente, e lontano
e l'anima volava
verso altri lidi
che ora non esistono
si sono dissolti
nel mare del tempo
tiranno violento.

Muto come il vento
cambio senza tempo
muto in un istante
e pacato trascendo.

Muto come il vento
cambio senza tempo
muto in un istante
e sereno trascendo.

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13 maggio 2001
PENSIERO

Non so più che cosa pensare.
Ero convinto che bastasse non avere una ragazza per non avere problemi. Ma ho scoperto che non è affatto vero. E non perché ne senta la mancanza. Certo, magari ogni tanto capita, ma non è questo il punto. Non questa volta.
Ero convinto di poter evitare problemi sentimentali impedendomi di voler bene ad una ragazza, bloccando i miei sentimenti a comando come se fossi un piccolo automa. E nel mio piccolo stavo iniziando anche a riuscirci. Pensavo che la serenità provenisse uscendo con amici, stando in loro compagnia, lasciando che semplicemente la loro presenza mi aiutasse a stare bene. E funzionava tutto.
Ero convinto anche che questo stato di grazia sarebbe durato in eterno. Per sempre. Misere illusioni. Destinate a cadere pesanti, a crollare come un enorme macigno sulla mia piccola persona, nonostante il fragile ombrello di seta che copriva la mia testa. La mia vita. La mia pace.
Ed il macigno caduto si chiama proprio Amicizia. Un qualcosa che credevo sacro mi è scivolato fra le mani e non so cosa dire, che cosa fare, addirittura che cosa pensare. Mi sento perso in un labirinto di specchi che deformano la realtà alterandola ad un inferno dantesco senza via d’uscita. Senza speranza di redenzione. Senza speranza. Punto e basta. Perché bisogna avere degli amici quando questi ti portano sofferenze? Perché bisogna impegnarsi in un rapporto che dovrebbe essere sereno quando invece questo d’improvviso rischia di trasformarsi in un vero e proprio incubo che ti toglie le parole di bocca, ti strozza il fiato, ti priva della voglia di vivere tranquillamente un giorno dopo l’altro? Ha senso a questo punto cercare questa Amicizia con la “A” maiuscola? Forse sarebbe meglio se mi chiudessi in me stesso, se innalzassi delle mura altissime attorno al mio cuore, impedendo a tutti di penetrarvi. Sperando in questo modo di non arrecare danno agli altri come io non ne procuro a me stesso. Perché so che se io sto male c’è chi sta peggio, chi non sa come stare, chi soffre e chi piange. E tutto per un’amicizia. Di troppo, forse. Ma innocente fino al punto in cui le cose sono precipitate. E non era la prima volta.
Ora sono seduto come al mio solito di fronte ad un monitor silente più del solito e una dolce musica mi accompagna in sottofondo. Dovrei fare qualcosa, qualsiasi cosa, per distrarre i miei pensieri dalla realtà delle cose. Potrei anche andare a dormire. Ma temo che inizierei a sognare, e non sono sicuro che sarebbe poi un bene. Per niente. Proprio per niente.
Sono solo all’inizio. Ci sono già passato una volta, e non è stato bello. Ma allora avevo una persona al mio fianco. Che mi aiutava, anche solo ad abbattere i sensi di colpa inutili che inevitabilmente si formavano come al solito nella mia mente. Un aiuto che in fondo si è anche rivelato un tradimento da parte mia nei confronti di un amico. Un compagno di tante avventure, oramai irrimediabilmente perso. Chi ho al mio fianco questa volta? Nessuno. E forse è meglio. Perché se addossassi una parte del mio stato d’animo su qualcuno non potrebbe aiutarmi fino in fondo. Starebbe magari solo male. E alla fine io comincerei a stare male anche per questo. Non esiste una via d’uscita pulita, semplice e lineare. Non senza ricorrere all’Amicizia. Che in fondo è proprio il mio problema, in questo momento. E allora che cosa mi si prospetta? Quale potrebbe essere la soluzione? Morte e desolazione. Un eremita non avrebbe problemi. Ma arriverebbe in fondo alla sua vita con la consapevolezza di poter dire: “ho vissuto”? Sarebbe vita quella? Non sarebbe semplicemente un modo come un altro per scappare dal mondo, dai pericoli di tutti i giorni? Non voglio scappare. Non voglio una soluzione facile. Ma vorrei capire cosa fare, cosa dire, cosa pensare. E riuscire, per una volta nella mia vita, a non sentirmi in colpa. Arduo. Forse impossibile. E quindi che senso avrebbe tentare? Ma avrebbe senso non tentare? Come potrei pensare di potermi guardare ancora allo specchio se chiudessi tutti i ponti adesso con la vita, gli amici, tutto quanto ho di buono in questo momento? Ma non posso non sentirmi tradito. Da me stesso, dagli altri, da qualcuno. È vita questa? Purtroppo temo di si. Una vita di merda, in questo momento. Guano allo stato puro. Libero di aggirarsi nella mia testa liberamente, senza nessuno che lo controlli. Follia che dilaga, sfugge, ride e scalpita. Dolore che si insinua. Lacrime che non si vedono ma esistono. Dentro di me. Dentro di te. Magari dentro di tutti noi. Ma non è una consolazione, per niente. Splenderà per me il sole domani? Speriamo...
Fratelli minori si nasce. Fratelli maggiori si diventa.

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5 maggio 2001
PENSIERO

Dialogo con me stesso. Mi vedo come disteso su di un lettino da psichiatra (non psicologo, attenzione) che parlo da solo con un muro. Non otterrò mai una risposta. Ma in fondo mi va bene così. Perchè avrei paura di quello che potrei dirmi da solo, senza volerlo, senza sapere veramente se è una parte di me che sta rispondendo da sola o qualcosa di molto più profondo.
É un periodo abbastanza anonimo. Giornate che si succedono ad altre giornate, parole che si succedono ad altre parole, minuti che scorrono dopo altri minuti, pensieri che sfuggono dopo altri minuti. Mi sento discretamente in pace con me stesso, ma senza una luce che brilli e che mi indichi la strada da seguire. Mi sembra quasi di aver perso la strada, di essermi smarrito in un bosco oscuro senza via d'uscita. Sto bene con me stesso, è vero, ma che cosa importa? Non ho problemi, è vero, ma questo mi basta? Mi basterà? E per quanto? É come trovarsi nella calma vastità dell'oceano, con scorte di viveri per un anno intero, ma sapere che senza un filo di vento non sarà possibile andare da nessuna parte. In nessun posto. E la bonaccia è assoluta. Implacabile. Inevitabilmente ferma. Dove potrò andare, se continua così? Mi sento un nessuno in un luogo dimenticato da tutti. Urlo, parlo, penso e magari a volte anche piango, poi rido, esulto, salto e corro. Ma sempre, sempre, sempre da solo. Con me stesso come unica compagnia, con i miei pensieri come unici amici, con la mia anima come unica, solitaria confidente.
Mi odio quasi a pensarla così, perchè in fondo a me stesso so che non è vero niente. Ho degli amici, delle persone che intorno a me riescono a colorare la mia vita che altrimenti sarebbe grigia come un vecchio televisore impazzito. Ma non posso fare a meno, ogni tanto, di sprofondare in un pessimismo che mi coglie d'improvviso, inatteso, e mi lascio quasi cullare da quella dolce ninna-nanna che non voglio che smetta perchè in fondo ogni tanto fa anche piacere. É un modo come un altro per parlare un poco con me stesso, per dialogare con la parte più intima dei miei pensieri senza scomodare terzi incomodi, una certezza assoluta, piacevole, quasi divertente. E sapendo che non sto facendo pesare niente a nessuno, che non sto martoriando un povero ascoltatore con tutti i miei problemi. Mi basta scriverli qui, nero su bianco, e magari rileggerli ogni tanto. É terapeutico. Una medicina che fa bene e che mi aiuta a tirare avanti. Un vaccino contro la depressione allergica cronica che ogni tanto sembra assalirmi e non lasciarmi scampo. Ma basta poco per uscirne. Due parole, scritte o pensate, e tutto scompare. Tutto scompare.
Che altro potrei aggiungere adesso? Non sto certo bene. Mi sento inutile. Ma è un'inutilità tranquilla, che spero non faccia male a nessuno. Buon proseguimento di giornata a tutti. E scusate per il disturbo.

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2 maggio 2001
VITA

L’ultima ruota
è partita
saltata dal carro
della vita
inutilmente.

Non
tornerà indietro
nella sua folle corsa
non
si fermerà più
perché non vuole.

Il suo dio
l’ha abbandonata
il suo dio
non l’ha mai amata
il mio dio
che l’ha creata
non l’ha mai voluta
davvero.

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