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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
Ottobre 2003

13 ottobre 2003
LUCE

Accendete una luce sui miei pensieri
e troverete la rugiada del mattino,
colta dalla mano di un gigante
che non conosceva il suo destino.
Accendete una luce sul mio cammino
per trovare i colori di dio,
prima che venisse alla luce
e sprofondasse nel tenue oblio.
Accendete una luce incantata nel blu
al sorgere di una nuova era,
solo per scoprire che la natura è morta
solo per trovare l’amore che non c’era.
Accendete la voglia di maledire voi stessi
come un giorno ha fatto Caino,
e ricordate che nulla è perduto
se non il vostro destino,
che vi ha fatto incontrare l’amore
quell’amore sognato e benedetto,
che a nulla sarebbe servito
se non a trovare quel rispetto
che a lungo vi eravate negati
al comparire dell’ultimo sole,
quando rincorreste i vostri desideri
strappando lacrime da tutte le aiuole.
Accendete una luce sui miei pensieri
e non troverete nulla più,
che non abbiate già trovato
nel calore di una luce blu.

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13 ottobre 2003
TRENO

Era tanto tempo che non scrivevo due righe su queste pagine, alla fine di una giornata vissuta come tutte le altre, rincorrendo i valori che mi sono imposto e che continuo a cercare anno dopo anno, giorno dopo giorno, istante dopo istante. Ho provato ad amare di nuovo, e nulla è cambiato. Gira e rigira, finisco sempre nel solito vicolo cieco, da cui non riesco ad uscire se non dopo qualche tempo e con l’aiuto di quegli amici che, per fortuna, sono sempre presenti nella mia vita. Ma che vita è questa? Passare anni, giorni, istanti, sempre a cercare qualcosa che non riesco ad ottenere, cercando qualcuno che non riesco a trovare. Ho cercato più e più volte di analizzarmi per imparare dai miei errori, ma inutilmente. Alla fine, torno sempre a commettere quegli sbagli che mi tormentano e non mi fanno progredire di un solo passo nella vita di tutti i giorni. E allora, in fondo, che senso posso trovare in tutto questo?
La mia vita prosegue, faccio scelte tutti i giorni che mi portano verso soluzioni sempre nuove e differenti, ma c’è una costante che si ripercuote come una mannaia su tutto quello che faccio, ed è la consapevolezza che non cambierò mai atteggiamento nei confronti dell’amore. Anche solo scriverlo mi fa paura, e pensarci non mi fa stare meglio. Oramai sono arrivato al punto di innamorarmi di tutto quello che tocco, possa essere una penna o una persona. O anche solo me stesso.
È dunque questa la verità? Non riesco a provare amore se non per me stesso, e per il fatto che voglio provare amore? Amo per la voglia di amare, e sentirmi amato? Mi innamoro di quello che mi sembra sia degno di essere amato, che ai miei occhi oramai è il mondo intero? Non esiste una risposta al questa domanda che mi faccia stare meglio, e non credo che esista soluzione che io possa intraprendere senza cambiare l’essenza stessa del mio essere. Sono dunque destinato a restare sempre uguale, e a fallire consapevolmente in quella grande corsa al massacro che è la vita di tutti i giorni?
Non mi basta più isolarmi dal mondo, e cercare di non farmi notare, quando sono io stesso che vorrei essere notato per quello che non sono e quindi continuo a saltare fuori dal mucchio e a gridare fuori dal coro. È esibizionismo il cercare di essere notato solo per poi essere dimenticato?
Ditemi di che colore sia l’apatia, e cercherò di colorare tutto me stesso di quel candido e tragico colore, affinchè domani non possa più provare quello che non riesco a provare adesso, e possa dimenticare quello che sono stato e non ho mai fatto.
Datemi un appiglio per ancorarmi alla realtà, e lo distruggerò come si distrugge un campo incolto con la sola venuta di un aratro. Lo distruggerò con la stessa forza distruttrice di una piuma scossa dal vento. Mi distruggerò con quel candore che continuo a trascinarmi dietro anno dopo anno, giorno dopo giorno, istante dopo istante.
Datemi un appiglio e cercherò con tutte le mie forze di mollarlo, solo per averne sempre più bisogno l’istante successivo. Benvenuti in paradiso. Gli angeli sono tutti spariti, ma se vi accontentate della mia compagnia, ci berremo una birra insieme e andremo avanti fino al mattino.
A domani, compagni di sventure che state leggendo queste due righe segnate dal tempo e dalla malinconia. A domani, amici di penna che non possono sentire la mia voce che sale dai crateri di un vulcano spento. A domani, fiori bruciati che rinascono dalle ceneri che si sono trovati sopra senza nemmeno accorgersene.
Dio è morto, e io con lui. Vogliateci bene. Dimenticateci.

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