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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
Gennaio 2000

10 gennaio 2000
THERION – DEGGIAL

Il Gatto Fenriz era impegnato al telefono con Christofer Johnsson, e perciò delegò il sottoscritto per descrivere questo disco. Badate bene, queste sono solo delle prime impressioni, perché la recensione vera e propria sarà sul prossimo numero (sempre che il Gatto Fenriz riesca a liberarsi da Christofer...).
Vediamo un po'... Vovin era stato un disco di metal mischiato a musica classica, e questo Deggial prosegue sulla stessa scia: stavolta però l'orchestra è vera e si sente, a partire dai fiati passando per le percussioni e finendo sugli archi. Il bello di questo disco è proprio l'unione ben amalgamata dei classici suoni delle chitarre distorte con strumenti più orchestrali. Chitarre che inoltre vanno a ripescare a piene mani dal suono metal anni 80, come dimostra la canzone "Eternal Return" che strizza tremendamente l'occhio a "Mother Russia" degli Iron Maiden... ma passiamo oltre!
I cori che avevano contraddistinto gli ultimi due album dei Therion sono rimasti, ma hanno subìto un lieve cambiamento: non più principalmente voci eteree femminili, ma anche una buona controparte maschile che spesso e volentieri prende il sopravvento e dirige le canzoni.
E che dire dei pezzi in se stessi? Ben strutturati, molto melodici, a volte forse pure troppo. A volte si ha la sensazione "prati verdi e cagnolini", tanto per capirci. Picnic di famiglia il giorno di Pasquetta e tutti felici a cantare canzoni allegre. Ma adesso non fraintendetemi: sono pochi i passaggi così, l'album è molto complesso e non mancano le atmosfere orientali che hanno sempre contraddistinto il sound Therion, ma è altresì innegabile che vi è un certo ammorbidimento in taluni momenti. Momenti rilassati, piacevoli, melodici, insomma... "prati verdi e cagnolini".
In "Flesh Of The Gods" troviamo Hansi dei Blind Guardian alla voce, e infatti la canzone stessa per certi versi ricorda il gruppo tedesco, ma solo al primo impatto... lo svolgimento e il dipanarsi della canzone non smentisce la vena compositiva del buon Christofer. La fine del disco è scandita dalle note di "O Fortuna" di Carl Orff, e non poteva esserci una fine migliore per questo stupendo disco orchestrale... anche se per dover di cronaca bisogna dire che questa versione dei Carmina Burana mi è parsa un pochino piatta... ma in fondo non si può avere tutto, no?

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