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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
9 Giugno 2006
DE ANDRÈ E NON SOLO…

L’atmosfera nasce soffusa, e si respira nell’aria tutto l’incanto di un magico incontro di luci fatate.
No.
Prendi un dio e chiedi perdono. Chiedi perdono per tutto quello che hai commesso, ma soprattutto per quello che non hai fatto. Non c’eri, quella sera.
No.
Un abbraccio di note in grado di riscaldare l’anima, una voce che incanta con l’accompagnament...
Può andare.
Un abbraccio di note in grado di riscaldare l’anima, una voce che incanta con l’accompagnamento di una chitarra mai sopra le righe, sempre presente al fianco di quella voce fatata. Ieri sera, alla Città Vecchia, si sono esibiti Angela Moscato e Cristiano Angelini. Hanno presentato ad un locale stracolmo di persone la loro interpretazione di molte canzoni di Fabrizio De Andrè, orgoglio perenne della nostra Genova. Hanno presentato ad un locale stracolmo di anime assetate di poesia un grappolo di canzoni scelte non a caso dal vasto repertorio di rime e note genovesi che ci sono state lasciate in eredità.
Angela era emozionata, prima di iniziare ad intonare quelle canzoni. Angela era tesa, prima di dare il via alle danze con la sua voce. Ma è bastato prendere il microfono e lasciare che tutto il resto venisse da sé, per stregare completamente un locale che non avrebbe potuto chiedere altro, da lei. “Sidan capudan pascià” ha spezzato il silenzio, e non ha senso adesso cercare di ricordare ogni singola emozione, ogni singola nota, ogni singola parola di quella scaletta così particolare. “Le acciughe fanno il pallone” ha seguito con il suo incedere calmo, e poi i ricordi hanno iniziato a svanire, a farsi fumosi, colmi com’erano dall’incenso emotivo che si respirava nell’aria. Abbiamo cantato per “Sally”, ricordato “Fiume Sand Creek”, immaginato cosa succederebbe “Se ti tagliassero a pezzetti”, a me che mi sentivo “Il fannullone” della serata, e provavo ad intonare quella “Khorakhanè” tanto cara ai rom, o quella “Canzone di Marinella” mezza in italiano e mezza in francese. Abbiamo cantato con Angela e immaginato di suonare con Cristiano. Eravamo come un’unica persona, ieri sera.
E quando, verso la fine, ci è stata regalata “Carlo Martello”, non abbiamo più trovato nemmeno le parole per esprimere un sorriso. Era come se un incantesimo ci avesse racchiuso in uno scrigno di rose e deciso di cullarci fino al mattino. Non chiedevamo altro. Non avremmo mai pensato di desiderare niente di più.
Ma come tutte le favole, anche quell’incanto era destinato a finire, e così è stato. Angela si è accomiatata dal suo pubblico con “La canzone dei vecchi amanti” di Jacques Brel, e il silenzio è tornato tutto intorno a noi. Fino alla prossima esibizione, ovviamente.
Ma se proprio non sarete in grado di resistere all’attesa di un prossimo concerto, potete sempre provare a passare alla Città Vecchia, in un giorno qualunque. Chissà che non vi capiti di trovare Angela e Cristiano seduti a qualche tavolo, intenti a parlare in serenità. Chissà che poi non decidano di provare qualche nuova canzone, qualche nuova interpretazione, o qualche vecchio cavallo di battaglia. Chissà che alle loro due anime musicali non si unisca un sax o una seconda chitarra. Un pianoforte o un basso. Chissà. Sono cose che capitano, in certi posti fatati...

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