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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
10 Luglio 2000
POWER SYMPHONY – LIGHTBRINGER

Con occhio divertito, il Gatto Fenriz accolse tra le sue zampette pelose il nuovo disco dei Power Symphony. Non si aspettava un granché, ad essere onesti, ma si sarebbe dovuto ricredere. Si, perché "Lightbringer" era un vero e proprio passo avanti compiuto dal gruppo italiano capitanato dalla vocalist Michela D'Orlando, e spazzava letteralmente via i vecchi lavori.
Non era presente la solita, classica, trita e ritrita tentazione di cadere nel power scontato (a dispetto di quanto potrebbe invece lasciar credere il nome), anche se era chiaro che venivano da quel tipo di background, e i Power Symphony dimostravano di sapersi destreggiare bene su sonorità abbastanza atipiche nell'attuale panorama italiano, spaziando e passando da momenti quasi gothic a melodie dall'immediato coinvolgimento, sfruttando bene ogni singolo strumento, ma puntando soprattutto sulla voce accattivante e calda di Michela.
Le prime note erano quelle di "the way of the sword", canzone dalla ritmica tendente al power che sfociava in una pausa centrale lenta ed evocativa, dalla melodia chiara e pulita, e una chitarra che gigioneggiava padrona dell'incedere del brano. Dalla seconda canzone iniziavano però ad uscire fuori anche alcuni lati negativi, come ad esempio una tendenza alla ripetitività che dopo un po' rischiava di stufare il Gatto Fenriz. I brani erano quasi tutti di durata medio-lunga, e dopo vari ascolti davano la sensazione di essere quasi forzati, come se fossero stati costruiti artificiosamente su un'idea ripetuta all'infinito.
Tra il succedersi dei brani spiccava comunque la ritmata "never dream of goodness", e andava anche ricordata anche la lenta "song of men" che nella sua semplicità era forse il momento migliore dell'album, mentre tutto il resto scivolava via, si perdeva nel limbo della musica dimenticata... volutamente abbandonata...
C'era poco da fare... il disco non reggeva il confronto con "Wishmaster" dei Nightwish uscito quasi in contemporanea, ed il Gatto Fenriz ne era dispiaciuto, perché i Power Symphony avevano dimostrato di voler uscire dagli schemi passati, ma con un disco ancora nettamente migliorabile.

[Commento lasciato da g il 15 Luglio 2004]
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