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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
8 Febbraio 2004
COCCODRILLO

Ieri sera ho incontrato un coccodrillo al pub, e ci siamo ritrovati a parlare dei tempi passati. Lui ha ordinato un negroni sbagliato, e si è messo a ricordare i tempi in cui rincorreva le correnti del fiume in cui nuotava. Io ho ordinato una misera birra media, e i discorsi sono finiti sui tempi passati, sulle lacrime versate e perse dietro un ideale che nessuno dei due ha mai raggiunto.
Il coccodrillo avrebbe voluto essere presidente del fiume in cui viveva, ma l’avvicendarsi della vecchiaia gli aveva impedito di esaudire le sue volontà. Io avrei semplicemente voluto essere felice, e forse era un desiderio così difficile che non avrei avuto nessuna possibilità di riuscita se non avessi incontrato lui, quella sera, in quel fatidico pub.
Ricordi di una vita sognata sono andati svanendo e ricomponendosi come lampade cinesi che prendono fuoco alla fine di una giornata che nulla lascia dietro di sè se non l’acre odore di fumi indiscussi di speranze dimenticate, come a ricordarci e a dimostrare che non siamo niente in questa vita che scorre e continua a scorrere come niente fosse, indifferente alla nostra presenza e alle nostre malaugurate vicende. Cosa possiamo fare, noi misere bestie, di fronte all’assoluta e indissoluta vacuità del domani? Niente.
E un negroni dopo l’altro, birra dopo birra, il coccodrillo mi ha svelato il suo segreto per riuscire a tirare avanti giorno dopo giorno, ora dopo ora, emozione dopo emozione. Lascia che il sospiro dell’amarezza ti accarezzi la pelle ma non lasciare che ti si soffermi addosso come la rugiada sulle foglie nella prima mattina. Lascia che i ricordi fluiscano sopra di te e si soffermino sulla tua esistenza solo quando è realmente necessario, perchè è merito e colpa loro se tu sei quello che sei, e ti ritrovi a piangere dopo aver mangiato il tuo ultimo pasto della misera vita che stai conducendo. Non pensare al domani che forse non arriverà mai, ma vivi ogni singolo istante della tua giornata come se fosse l’ultimo che tu possa respirare, gonfio di aspettative irrisolte e prospettive annunciate solo a te. Respira l’aria intorno a te come una rondine quando sente l’arrivo della primavera, irrinunciabile e sicura come la morte annunciata e da tutti temuta. Credi in quello che senti, in quello che il tuo spirito sa essere la cosa giusta, senza badare a quello che ti possono dire gli altri, invidiosi della tua essenza e ignoranti della tua esistenza.
Non devi chiuderti in te stesso e privarti degli amici. Essi sono una parte essenziale della tua esistenza, come l’anidride carbonica che espelli ogni giorno tra un respiro e una lacrima versata sulla spalla di chi ti è vicino. Il segreto della felicità è già dentro di te, dentro il tuo essere, dentro le tue emozioni e le tue sensazioni. Devi dare ascolto agli altri solo nei limiti delle tue conoscenze e delle tue aspettative, ma senza prendere per oro colato tutto quanto ti viene detto. Spesso un consiglio si può rivelare un tradimento del tuo più intimo essere, e divenire, col passare del tempo, nient’altro che un’aspettativa che ti sei ormai creato e non sei in grado raggiungere con le tue sole forze.
È stato a questo punto che il coccodrillo ha sollevato il suo calice e ha brindato alla gioia di vivere, lui che per primo si ritrova a piangere ogni qualvolta commetta un errore quotidiano che gli comparirà davanti agli occhi anche il giorno dopo, o la sera stessa. Ed è stato allora che ho capito, finalmente.
Siamo tutti coccodrilli. Siamo tutti bestie ritenute orribili che cercano soltanto di appagare se stessi, commettendo uno sbaglio dietro l’altro, e ripetendoci all’infinito. Dove sta la soluzione? Non c’è. O meglio, è dentro di noi.
Ma siamo così presi dalla nostra stessa esistenza che non riusciamo a vederla, e non possiamo capirla senza cambiare noi stessi per primi, e spesso non lo vogliamo fare. Se vogliamo, non ne siamo capaci. Se ne siamo capaci, non ci riusciamo. Non pienamente.
E allora abbiamo brindato insieme alla nostra misera esistenza, alle nostre lacrime versate e a quelle che ancora teniamo dentro di noi e che usciranno domani, quando commetteremo l’ennesimo sbaglio che crederemo di comprendere e invece non sarà nient’altro che quella parte di noi che vogliamo tanto cambiare e non possiamo modificare, perchè è parte di noi e di quello che siamo, di ciò che pensiamo, noi.
Ci siamo salutati con la promessa di ritrovarci ancora, a brindare sulle nostre disgrazie e sulle nostre poche fortune. Ieri sera ho imparato a piangere su me stesso con la cognizione di quello che sono, e senza la smania imperante di voler cambiare senza aver imparato nulla di me stesso.
Alla prossima volta, coccodrillo. Per allora avrò imparato ad essere come te, a non voltare le spalle al dolore che mi porto dentro.
Alla prossima volta, coccodrillo. Per allora avrai imparato che nessun sogno vale la pena di essere vissuto se non ci si mette l’anima dentro, e con essa tutte le speranze di raggiungere l’obiettivo prefissato.
Alla prossima volta, coccodrillo. Per allora ci ritroveremo ancora insieme a ricordare la nostra vita e i nostri sbagli, le nostre speranze e i nostri errori, con la speranza di non commetterli più ma la certezza che non ci riusciremo mai. Perchè siamo tutti coccodrilli, dentro di noi, e non aspettiamo altro che di commettere l’ennesimo sbaglio per piangere su noi stessi e continuare la nostra vita, come niente fosse successo.
Alla prossima volta, coccodrillo.

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