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Daniele Assereto
Daniele
Assereto


 
Gennaio 2001

31 gennaio 2001
MALATO DI VITA

Malato di vita
Corro in un giardino innevato
Celato, nascosto, obliato
Corro col fiato spezzato
E dimentico le mie paure
I miei desideri, le mie volontà
Come se non esistessero
Come se non fossero mai esistite.

Basta poco per essere diversi
Basta niente per essere felici
Come un giardino innevato
Celato, nascosto, obliato
Da tutti dimenticato
Tranne che da me, da te
E da nessun altro
Da nessun altro più.

Tradito da me stesso
Triste e contento nonostante
La vita mi sfugga
Giorno dopo giorno
Senza ritorno
Senza la speranza divenuta realtà
Che il domani non esiste
Per chi non spera.

Addio, miei pensieri
Arrivederci, sicurezza inesistente
Chi ti cerca non ti troverà
Non oggi, non domani
Ma solo nel passato sono le risposte
Ai nostri perchè, ai nostri quesiti
Che non avranno risposta
Se non a caro prezzo.

Per te, solo per te,
Tristezza, solitudine amica,
Che accompagni la mie giornate
Senza nulla chiedere
Vivo un altro giorno
Cerco un altro momento
Celato, nascosto, obliato
Come un giardino innevato.

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29 gennaio 2001
PENSIERO

Sono confuso. Non so più che cosa pensare. Mi ritrovo a rincorrere le mie sensazioni come ogni tanto succede e non so nemmeno se sono vere, se sono sincere. Credo di essere in pace con me stesso e forse non lo sono. Non come vorrei esserlo. Non come mi convinco che vorrei essere. Ma allora perchè dovrei fingere, perchè dovrei cercare di nascondere a me stesso quello che provo veramente, quello che sento nel profondo del cuore e che non voglio ammettere? Sarà perchè sono stato troppo male in passato, sarà perchè non voglio ripetere gli stessi errori del passato, le stesse sensazioni, le stesse emozioni?
Una musica triste accompagna le mie giornate da parecchi anni a questa parte e io non voglio che smetta, mi sto autocrogiolando convincendomi che non voglio cambiare, che sono diverso da quello che in realtà mi sento di essere. Cercare di capirsi è sempre difficile, figuriamoci capire gli altri quando non si è in pace con se stessi. O forse sono in pace con me stesso e non lo voglio ammettere. Non so. Cosa potrei fare per capire, per capirmi? Non so. Non mi aspetto nemmeno una rivelazione subitanea che porti la luce nella mia vita, perchè il buio a volte è così confortevole, così invitante, così piacevole. E allora lascio che tutto quello che mi circonda sparisca, temporaneamente, chissà, alla ricerca di chissà cosa. Di chissà chi.
Sono sereno, non felice, ma quanto potrà durare? Quanto potrà resistere il mio animo ai continui attacchi della vita, alle continue imboscate che ogni giorno di più mi sembra di subire da un fato mai benigno, da un destino che sembra essersi messo d'accordo con Qualcuno per non farmi raggiungere la felicità?
Navigo in un oceano di dubbi, incertezze velate che non oso scoprire solo per non accorgermi che in realtà io non sono io, tu non sei tu, e la mia vita non è la mia vita. Dubbi, dolore, serenità a tratti. Un mondo difficile, una vita intensa, giorni vuoti che si succedono a giorni pieni che si succedono a giorni vuoti. Dolore, dubbi, serenità a tratti. Ma mai felicità. Mai la sicurezza di aver colto l'attimo essenziale della mia vita, della mia intera esistenza.
Amare, odiare, vivere. Tre verbi infiniti ma di breve durata. Pessimismo latente, ottimismo ostentato passivamente come se fosse merce in vendita al supermercato. Tre ore di solitudine, tre ore di pensieri che sfuggono anche a me che li dovrei generare, che li dovrei controllare. Che dovrei capire. Ma in realtà non capisco proprio niente. Niente.
E allora facciamo festa, per scacciare questi dubbi, questo dolore, questo quieto vivere. Oggi è un altro giorno, un altro giorno di festa. Musica!

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28 gennaio 2001
TRE OCHE NEL GIARDINO DEL RE

Tre oche nel giardino del re. Razzolavano felici.
Cordelia: Cococo.
Pina: Pipipi.
Teresa: Tetete.
Tre oche nel giardino del re.

Tre oche nel giardino del re.
Cordelia: Cococome mai, ogni tanto, la vita sembra volgerti le spalle? Cococome mai, quando tutto sembra andare bene, cade un fulmine a ciel sereno che porta le nuvole sopra la tua testa e la tua cococoscienza subitaneamente cade, crolla, vacilla, crede di rialzarsi ma non può riuscirci? Cococome mai il mondo è cococosì difficile da vivere, la vita cococosì difficile da mondare?
Pina: Pipipiù crediamo di raggiungere la felicità, pipipiù essa sfugge da noi.
Teresa: Tetete.
Tre oche nel giardino del re.

Tre oche nel giardino del re.
Cordelia: Cococosa c'è da mangiare oggi?
Pina: Pipipiù merda di ieri.
Teresa: Tetete.
Tre oche nel giardino del re.

Tre oche nel giardino del re.
Cordelia: Cococosa sussurra il vento, d'inverno, nelle serate piovose? Cococosa piange il salice, in primavera, al primo sole? Cococosa urlano le nuvole, d'autunno, mentre il calore scivola via?
Pina: Pipipietà, per l'estate mancata, l'estate sparita, l'estate mai esistita.
Teresa: Tetete.
Tre oche nel giardino del re.

Tre oche nel giardino del re.
Cordelia: Cococo.
Pina: Pipipi.
Teresa: Tetetemete un cane che vi scodinzola, vi si rivolterà contro. Tetetemete l'allegria, prima o poi finirà. Tetetemete una donna sincera, vi si rivolterà contro. Tetetenetevi la solitudine, prima o poi finirà.
Tre oche nel giardino del re.

Tre oche nel giardino del re.
Cordelia: Cococosa vive nelle profondità degli occhi di chi ti è vicino?
Pina: Pipipiuttosto, cosa respira un bambino appena nato?
Teresa: Teteterrore, sempre teteterrore. Ma di che? Di...
...Tre oche nel giardino del re.

Tre oche nel giardino.
Cordelia: Cococosa ne è stato del re?
Pina: Pipipiange per la sua anima. Pipipiange per se stesso. Pipipiange per il suo prossimo.
Teresa: Tetetestardo.
Tre oche nel giardino del re.

Tre oche nel giardino del re.
Cordelia: Cococo.
Pina: Pipipiove sempre a ciel sereno.
Teresa: Tetete.
Tre oche nel giardino del re.

Tre oche nel giardino del re.
Cordelia: Cococosa ne è stato di quelle enormi distese di prati verdi? Cococosa è successo a tutti quei dolci, teneri cagnolini?
Pina: Pipipiù passa il tempo, pipipiù si avvicina il gelo dell'inverno.
Teresa: Tetete.
Tre oche nel giardino del re.

Tre oche nel giardino del re.
Cordelia: Cococosa è successo di nuovo oggi?.
Pina: Pipipianta un salice e lo saprai.
Teresa: Tetete.
Tre oche nel giardino del re.

Tre oche nel giardino del re. Razzolano felici.
Cordelia: Cococo.
Pina: Pipipi.
Teresa: Tetete.
Tre oche nel giardino del re.

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26 gennaio 2001
GIORNATA DELL'ODIO

Il mondo che ti crolla intorno, una giornata che inizia in un nuovo mondo che vorresti non fosse mai esistito, in cui vorresti non essere mai nato. Sentimenti che piangono, stridono, cercano di ribellarsi, ma inutilmente, e allo stesso tempo senza sosta. Emozioni liberate che cercano, pensano, si accalcano, ma fatalmente non riescono a liberarsi. Non essere compresi, essere totalmente fraintesi da coloro che ti sono vicini, non è un bel modo per vivere, assomiglia piuttosto a quella fine del mondo che tanti temono che arrivi e prima o poi arriverà. Quando non si sa. Ma arriverà.
È triste, enormemente triste, svegliarsi la mattina in una realtà diversa, aliena, che ti guarda con occhi diversi. Fa male, enormemente male, scoprire che hai spezzato un legame involontariamente, che hai sulla coscienza la fine di qualcosa. Sapendo che non è giusto, e non sapendo o capendo il vero motivo. Ed è ancora più triste pensare che era già successo, in precedenza. Un'altra persona, un altro tempo, la stessa situazione. È allora che il dubbio comincia a crescere, a salire dentro di te inesorabilmente, senza tregua. Sei tu che sei sbagliato? Sei tu che sbagli tutto? Che cosa hai che non va?
Ti senti come una marionetta trascinata dal vento ed in balia ora di una corrente ed ora di un'altra, e tutte le tue credute certezze cominciano a crollare, una dopo l'altra, mentre tu cerchi di aggrapparti ancora a quell'ultimo specchio, a quell'ultima illusione di salvezza che non esiste. Non esiste. E tutto scivola via.
Anche scrivere poche parole comincia ad essere difficile, pesante, doloroso. Cominci a pensare che non serve a niente, non servirà proprio a niente. Niente. E allora perché impegnarsi tanto, perché cercare di cambiare le cose, quando tutto quello che tocchi, tutto quello con cui vieni in contatto prima o poi si deteriora? È un triste destino quello che ti è toccato, e non vuoi ancora accettarlo. Forse perché farlo equivarrebbe a rinunciare a lottare, a crescere, a vivere. E tu vuoi sentirti ancora vivo, anche se nello stesso tempo vorresti scomparire dalla faccia di quella terra, di quel mondo, di quella nuova realtà.
Troverai Una Via D'Uscita?
L'Indecisione Servirà A Qualcosa?
Qualcuno Vorrà Ascoltarti Mentre Urli?
Qualcuno Vorrà Aiutarti Mentre Piangi?
Che Cosa Succederà Ancora Oggi?
In data venerdì ventisei gennaio duemilauno è nata la giornata dell'odio contro di te. Auguri.

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