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Daniele Assereto
Daniele
Assereto




18 aprile 2018
MY BEST 10 ALBUMS

Dieci giorni, dieci dischi consigliati (per un motivo o per l'altro). Iniziamo.

Giorno #1 (di 10): 30 marzo 2018
ENSLAVED - frost
Erano gli anni in cu avevamo scoperto il blackmetal, e una capatina da On Stage era un appuntamento d'obbligo ogni settimana (anche solo per sbavare sulla vetrina e imparare a memoria ogni titolo). Ricordo ancora quel pomeriggio dove io tornai a casa con questo capolavoro appena uscito degli Enslaved (di cui ho ancora incisa nella memoria l'intro recitata in norvegese, da quante volte la ascoltai) e il mio compare di viaggio con "In the nightside eclipse" degli Emperor. Cazzo.

Giorno #2 (di 10): 31 marzo 2018
PAOLA E CHIARA: giornata storica
Letteralmente, questo è il disco che mi ha salvato la vita infinite volte, perché per evitare colpi di sonno cantavo a squarciagola le canzoni quando tornavo in macchina a Bergamo dopo concerti al giovedì sera al Little Italy live music bar organizzati dai Volùmia boyz. E se negli anni le mie preferenze hanno oscillato varie volte tra la figura di Paola e quella di Chiara, ancora oggi non capisco come questo sia il disco meno conosciuto del dinamico duo.

Giorno #3 (di 10): 1 aprile 2018
JUSTIN BIEBER - my worlds
Dopo anni in cui le mie orecchie erano devote al metallo più oscuro, la scoperta di questo disco fu stata una vera e propria ventata di riposo: non dovrebbe mancare nella discografia di chiunque apprezzi la buona musica.

Giorno #4 (di 10): 2 aprile 2018
TIAMAT - wildhoney
Correva l'anno 1994 (o i primi mesi del 1995, non ricordo con precisione), e la rivista Thunder allegava dei cd che mi fecero scoprire ottimi pezzi. Questa raccolta in particolare, che si chiamava Death Zone, aveva come primo pezzo "Gaia" dei Tiamat e "Nepenthe" dei Sentenced come secondo. Boom. Ero fottuto.

Giorno #5 (di 10): 3 aprile 2018
ELIO E LE STORIE TESE - italyan, rum casusu cikti
La prima volta che sentii cantare una canzone di questo disco ero alle medie, e mentre eravamo su un pullman che ci avrebbe portato in piscina un compagno che detestavo con tutto il cuore stava cercando di far partire un coro su Pipppero. Mi ci vollero un paio di anni per superare quel trauma e ri-affrontare l'ascolto di questa perla della musica italiana, che da allora non è più uscita dalla top 10 dei miei dischi preferiti. E ancora maledico quel compagno che comunque ci aveva visto più lungo di me.

Giorno #6 (di 10): 4 aprile 2018
THE 3RD AND THE MORTAL - tears laid in earth
La scoperta della voce di Kari Rueslåtten avvenne con questo disco, nell'oramai lontano 1994, grazie alle solite recensioni (credo) della rivista Grind Zone. Andai immediatamente a recuperarmi anche il mini che uscì in precedenza, e con sommo dispiacere scoprii che la cantante (la cantante per antonomasia) aveva lasciato il gruppo subito dopo l'uscita dell'album, per dedicarsi alla carriera solista. Carriera solista che per fortuna prosegue tutt'ora, e che l'ha vista per la prima volta giungere in Italia per due concerti negli ultimi due anni, il che mi ha reso una tra le persone più felici al mondo.

Giorno #7 (di 10): 5 aprile 2018
CANNIBAL CORPSE - eaten back to life
Questo disco lo ricordo per un motivo molto, molto, molto semplice: è stato il primo cd originale che io abbia mai acquistato. Andandosi ad infilare nel raccoglitore domestico congiunto esattamente tra Baglioni e Celentano. Quando si dice "partire con il botto"...

Giorno #8 (di 10): 6 aprile 2018
RONDO' VENEZIANO - odissea veneziana
Anni prima che le mie orecchie subissero la venuta della pomposità di gruppi che inneggiassero a spadoni di smeraldoni e derivati, ricordo interminabili viaggi in macchina con famiglia sulla Torino-Savona (a scendere) accompagnati unicamente dalle note di Fabrizio De André e del Rondò Veneziano. Il che, su curve che sembrano non finire mai, è quantomai azzeccato. E mi ha lasciato un gusto particolare per melodie barocche e affini.

Giorno #9 (di 10): 7 aprile 2018
THE CORRS - unplugged
Correva l'estate del 2000, e alla radio continuavano a trasmettere "Breathless" dei Corrs. Complice anche un video ammaliante, mi lasciai affascinare dai quattro fratelli irlandesi e andai a scoprire anche cosa avessero fatto prima del "botto commerciale", scoprendo quindi questo gioiellino di cui consumai letteralmente il DVD. E ancora mi emoziono quando parte la seconda voce in "No frontiers"...

Giorno #10 (di 10): 8 aprile 2018
ALICE COOPER - from the inside
Non potevo terminare questo gioco senza scegliere un disco di Alice Cooper. Sono stato indeciso fino alla fine su quale scegliere: "Hey stoopid" è stato il primo disco di cui abbia ascoltato una sua canzone, "Welcome to my nightmare" è forse il mio preferito in assoluto, "School's out" è quello che preferisco quando ancora erano un gruppo, "Trash" il capolavoro di ballate melodiche... ma la scelta alla fine è caduta su "From the inside", un po' perché l'ha composto lo stesso anno in cui sono nato, un po' per tutto il messaggio contenuto in questo concept album, un po' perché vi era anche un fumetto allegato, un po' perché non mi stancherò mai di ascoltare "the quiet room": I really need nothing here, I'm alone...

Giorno #11 (di 10): 9 aprile 2018
SENTENCED - down
Questo è il disco che avrebbero dovuto pubblicare i Metallica dopo il black album, al posto di quella caciottata di Load (che a riascoltarlo ad anni di distanza non è affatto male, ma tant'è...). Ci sono le melodie groovy e catchy, l'acquisizione di Ville Laihiala alla voce al posto di Taneli Jarva rende l'effetto Hetfield ancora più coinvolgente e immediato e, se non fosse per una depressione lirica tipica finlandese che si può evincere da titoli quali "Noose", "Keep my grave open" e "Sun won't shine", la sintesi finale sarebbe perfetta. Erano gli anni d'oro della Century Media con Waldemar Sorychta alla produzione (basta citare album quali "Wildhoney" dei Tiamat, "Wolfheart" dei Moonspell, "Mandylion" dei The Gathering, etc...) e anche i Lacuna Coil iniziarono sotto di lui, per dire. Ma "Down" è uno di quei dischi perfetti, brevi il giusto, con ogni canzone al proprio posto, che si lascia alle spalle la ruvidezza del death precedente (che era già stata mezzo accantonata in "Amok") per arrivare ad una dimensione più commerciale ma affatto banale.

Giorno #12 (di 10): 10 aprile 2018
TIMORIA - viaggio senza vento
Negli anni in cui ero dedito all'ascolto del metal più oscuro e pesante, riuscì ad infilarsi come per miracolo questo piccolo gioiello del rock italiano. Che ancora oggi ogni tanto debbo andare a riascoltarmi, perché merita davvero.

Giorno #13 (di 10): 11 aprile 2018
METALLICA - metallica
Sarà anche banale e più che trito, ma a questo album associo ricordi indelebili di serate passate a pogare su "Enter sandman" e guardare le stelle su "Nothing else matters", in calde e serene serate estive della mia fanciullezza, quando ancora il peso del mondo non MACHECAZZOSTOSCRIVENDO!

Giorno #14 (di 10): 12 aprile 2018
MEAT LOAF - bat out of hell 2
Mi sono imbattuto in questo disco durante pomeriggi passati a giocare a Dungeons & Dragons, a casa di amici, e credo sia stato la scintilla che mi invogliò a riprendere a suonare la tastiera dopo aver abbandonato il pianoforte qualche anno prima. Masterpiece.

Giorno #15 (di 10): 13 aprile 2018
FAITH NO MORE - king for a day... fool for a lifetime
Era la primavera del 1996, e in quel periodo ero solito andare a studiare a casa di un amico di Recco per prepararci all'esame di maturità: ci si vedeva alle 14 e si andava avanti ad oltranza, tra integrali e studi di funzioni. Quel pomeriggio, lo ricordo ancora come fosse ieri, appena arrivo a casa sua il mio compagno mi avvisa: "oggi pomeriggio per merenda mi passa a trovare mio zio". Subito pensai: "che palle, anche i familiari adesso...". Iniziamo a studiare, e dopo un paio d'ore giunge l'ora della pausa. Ci spostiamo in cucina, e quando apro la porta mi trovo davanti suo zio che mangia serafico in piedi un pezzo di focaccia di Recco: era Mike Patton. SBAM.

Giorno #16 (di 10): 14 aprile 2018
MOTORHEAD - march or die
Sono stato a lungo indeciso se scegliere "March or die" o "1916", ma alla fine ho preferito questo disco per un motivo molto semplice: nella mia memoria è ancora impressa l'estate in cui cinque ragazzini, sulle prime note di "Stand", perculano le mosse dei Power Rangers con addosso dei vestiti anni '70. E poi mi è sempre piaciuto il fatto che il titolo possa avere un ulteriore chiave di lettura che riconduce al mio mese di mascita.

Giorno #17 (di 10): 15 aprile 2018
BLIND GUARDIAN - imaginations from the other side
Eravamo un gruppo di 8 amici. Quando uno di noi comprava un disco, a distanza di una settimana lo prestava a tutti gli altri. Questo album dei Blind Guardian, a distanza di una settimana uno dall'altro, lo comprammo TUTTI. E forse fu anche per questo che poi avevamo aspettative altissime quando uscì la notizia che Peter Jackson avrebbe diretto la trilogia de Il Signore degli Anelli.

Giorno #18 (di 10): 16 aprile 2018
FABRIZIO DE ANDRE' - volume 3
Questo disco fa parte della Trilogia dei Viaggi d'Infanzia, insieme al Rondò Veneziano e ad un terzo capitolo che ancora deve essere svelato. Da piccolo ero letteralmente affascinato dalla canzone de "Il Gorilla", senza capire effettivamente di cosa parlasse, ma soltanto per il ritmo incalzante e la voce calda e ammaliante di De André. Caposaldo imprescindibile.

Giorno #19 (di 10): 17 aprile 2018
MOONSPELL - wolfheart
Nonostante il successivo "Irreligious" contenga "Opium", è questo il disco che mi ha fatto amare alla follia il gruppo portoghese: gran gusto per la melodia, atmosfere gotiche, doppia cassa, cori femminili, e soprattutto TANTO SESSO nei testi. Come avrebbe fatto un adolescente a non restarne affascinato?

Giorno #20 (di 10): 18 aprile 2018
LACRIMOSA - stille
Per la scoperta di questo disco non posso che ringraziare Emilio Ranzoni: in anni in cui ero devoto al gothic più estremo, mi fece scoprire questo gioiellino dal background dark. Posso affermare candidamente che non passi mese senza che io vada a riascoltarmelo ancora oggi. E quando parte "Stolzes Herz", sono ancora brividoni e lacrimoni come fosse il primo ascolto.

E visto che ho sforato (diciamo pure doppiato) i 10 dischi che avrei avuto a disposizione, mi fermo qui. E vi evito quindi i prossimi album di cui avrei parlato, che sarebbero stati di Shania Twain, Dark Tranquillity, Inti Illimani, Stratovarius, The Gathering, Franco Battiato, Within Temptation, etc...

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14 marzo 2018
A QUALE PREZZO?

Lasciate che vi racconti una storia.

Era il 1994, e mentre nei negozi di dischi uscivano "In the Nightside Eclipse" degli Emperor e "Frost" degli Enslaved, con un compagno di liceo scoprivamo l'esistenza del black metal e finivamo risucchiati nelle vicende di Burzum e dei Mayhem. Io abitavo fuori Rapallo, lui fuori Recco, ed eravamo soliti incontrarci a metà strada sulle colline, presso un santuario raggiungibile soltanto a piedi, e lì fantasticavamo di tutto quello che succedeva nella scena norvegese e di quanto quella realtà fosse infinitamente lontana dalla scena italiana.

Nello stesso anno con il mio compagno di banco si discuteva durante le ore di scuola se fosse più forte Zagor o Miguel O'Hara, senza giungere ad una conclusione che potesse soddisfare entrambi. Era un periodo in cui in edicola si trovava Ken il Guerriero edito dalla Granata Press, ma per sfogliarlo dovevi star attento a non aprire l'albo più di 30 gradi per non rischiare che ti esplodesse in faccia: ed era uno dei pochi manga che ancora si riuscisse a trovare in edicola.

Il sabato pomeriggio, in genere, ci si trovava sempre a casa di amici per continuare le nostre campagne nei Forgotten Realms, con i nostri zaini che avrebbero fatto invidia alla borsa di Mary Poppins da quanto riuscivano a contenere, e i mille dadi colorati come degna colonna sonora. Se l'umore era grigio, e la sanità mentale non ancora troppo precaria, potevamo optare se avventurarci in una ben più oscura Arkham alla ricerca di manufatti esoterici e manoscritti arabi maledetti.

Insomma, era una tipica gioventù da nerd brufoloso, quando ancora i nerd erano guardati con sospetto.

Dove voglio arrivare? A quasi 25 anni di distanza, potrei dire di aver vinto: i fumetti si sono ritagliati un genere cinematografico atteso da tutta una fascia di utenza che un tempo non era minimamente immaginabile, Cthulhu lo si trova anche in formato gadget antistress nei negozi, e Burzum è stato proposto come nome addirittura per un pinguino all'Acquario di Genova. A quasi 25 anni di distanza, potrei dire che i nerd abbiano vinto: i loro interessi, per i quali erano guardati con sospetto in gioventù, sono diventati interessi comuni che smuovono mercati mondiali.

Da una parte non posso che essere felice di tutto questo: mi sembra di vivere nel mondo che avrei sempre voluto, e non intendo affatto lamentarmi del fatto che quando tutto questo era un interesse di meno persone, di noi soli nerd, si stava meglio e che adesso è stato mercificato: balle! Potranno non essere tutte pellicole bellissime, ma il fatto di poter andare al cinema a vedere un film di Hulk o di Lanterna Verde, per quanto possano avere aspetti criticabili, mi riempie sempre il cuore di fottuta gioia pura. E allora, a cosa servono tutte queste parole?

Solo a ricordarmi che ci sono stati anche dei caduti lungo il percorso. Come quel caro amico con cui condividevamo la passione per Emperor ed Enslaved, che iniziò a immedesimarsi un po' troppo nella realtà norvegese e un giorno si lanciò di corsa in un campo di rovi, finendo inevitabilmente per essere ricoverato in un centro di recupero mentale. Ne uscì, ma non sarebbe più stato l'amico di prima.

Queste parole, queste frasi, questi pensieri, sono per tutti quei nerd che per un motivo o per l'altro non siano in grado di godere di come il mondo sia cambiato, e non posso che essere dispiaciuto e piangere per loro. Si stanno perdendo la realizzazione dei loro sogni di adolescenti, ed è per questo che noi dobbiamo essere ancora più fieri di tutto quello che ci circonda e continuare a tenere duro.
Ce l'abbiamo fatta.
Abbiamo conquistato il trono.
Ora dobbiamo mantenerlo.
Per noi.
Ma soprattutto per loro.

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